Una città divisa, una piazza Duomo gremita fino a tarda sera, tecnici, ambulanti, associazioni, quartieri e politica a confronto per ore. Ieri il Consiglio comunale aperto sul futuro del mercato e dei Giardini Zumaglini (QUI l’articolo con i passaggi minuto per minuto) ha restituito soprattutto questo: le distanze restano enormi, ma dentro una contrapposizione ormai durissima è emersa almeno un’apertura. Il sindaco Marzio Olivero continua a considerare il trasferimento del mercato uno degli strumenti per tentare di rilanciare il centro, ma ha detto chiaramente che, di fronte a una soluzione alternativa capace di produrre risultati in tempi brevi, sarebbe disponibile anche a lasciare i banchi in piazza Falcone. «Tra l’immobilismo e una scommessa, scelgo la scommessa», ha sintetizzato.
Mercato in centro, ambulanti e tecnici: «Prima i dati, poi decidete»
La posizione più compatta emersa dalla prima parte della seduta è stata quella delle categorie. Confesercenti, Fiva, Goia, operatori dell’alimentare e produttori diretti hanno ribadito che piazza Falcone non può essere abbandonata sulla base di una semplice aspettativa di rilancio del centro. Michelangelo Trotta ha chiesto studi su traffico, parcheggi, accessibilità e sostenibilità economica: «Un mercato non è un disegno in una planimetria». Elisa Labricciosa ha ricordato che piazza Falcone genera oltre tre quarti del fatturato della propria azienda, mentre Davide Ferla ha sintetizzato la natura attuale della struttura: «È un mercato della spesa, non dello shopping». Critiche sono arrivate anche sul fronte ambientale. Gli agronomi Andrea Polidori e Massimo Tirone hanno definito molto rischioso il trapianto dei ciliegi dei Giardini Zumaglini, mentre l’architetto Luisa Bocchietto ha sostenuto che la tendenza contemporanea dovrebbe essere quella di depavimentare e aumentare il verde, non semplicemente sostituire superfici impermeabili con pavimentazioni drenanti. Il Circolo Tavo Burat-Pro Natura ha contestato invece il metodo: prima, secondo Daniele Gamba, andrebbero stabilite le necessità di un giardino storico e soltanto dopo valutata la compatibilità con il mercato. E poi i quartieri. Il messaggio più netto è arrivato dal Villaggio La Marmora. Il presidente Simone Polletta ha respinto anche semanticamente l’idea di «riportare» il mercato in città: «Il mercato è già dentro la città. Il Villaggio è Biella», chiedendo che una zona che già si considera poco visibile non venga privata di uno dei suoi principali servizi e attrattori.
L’opposizione chiede di fermarsi, ma anche nella maggioranza emergono sfumature
Sul piano politico le opposizioni hanno insistito quasi tutte sullo stesso nodo: il metodo. Pd, Biella C’è, Costruiamo Biella, Movimento 5 Stelle e Buongiorno Biella hanno accusato la Giunta di avere annunciato prima la scelta e cercato solo dopo il confronto e gli approfondimenti. Andrea Basso ha ricordato a Olivero di essere «sindaco di tutta la città, non solamente del centro»; Paolo Rizzo ha invitato la maggioranza a cambiare opinione alla luce degli interventi ascoltati; Sara Novaretti ha definito il progetto «assurdo» e chiesto di fermarsi, mentre Paolo Furia ha proposto di «rimettere la palla al centro» e affrontare mercato, verde e quartieri dentro una pianificazione complessiva. Ma la serata ha mostrato anche che la maggioranza non legge il dossier in modo completamente uniforme. Fratelli d’Italia ha difeso con decisione l’impostazione della Giunta: Matteo Biassoli ha parlato del mercato come possibile «scintilla» per la rigenerazione del centro, Rita Mancini ha invitato a non amministrare «con la paura di cambiare» e Alessandra Guarini si è detta convinta dei vantaggi del ritorno in centro, pur riconoscendo che «non ci sono ancora tutti gli studi». Più prudente Forza Italia: Massimiliano Gaggino ha dato pieno appoggio alla riqualificazione dei Giardini, ma ha ricordato che sul mercato si è ancora davanti a un’idea da sottoporre a molte verifiche. Ancora più distinta la posizione della leghista Barbara Greggio, che ha proposto di valorizzare il mercato già esistente in piazza Martiri, utilizzare gli Zumaglini per mercati tematici ed eventi e costruire attraverso il nuovo Piano regolatore una strategia distribuita su tutti i quartieri.
La Giunta tira dritto, Olivero però lascia una porta aperta
A difendere nel merito l’operazione è stata soprattutto l’assessore al Commercio Anna Pisani. Per la Giunta non si tratta di un semplice trasloco, ma di una «scelta politica, economica e sociale»: riportare il mercato nel cuore di Biella dovrebbe aumentare il flusso di persone e creare una sinergia con negozi, bar, ristoranti e attività artigiane. Pisani ha ricordato inoltre il calo dei posteggi, passati secondo i dati citati da 226 nel 2010 a 157 oggi, sostenendo che anche il mercato abbia bisogno di essere rilanciato. Piazza Falcone, ha assicurato, non verrebbe abbandonata: dovrebbe acquisire una nuova funzione e continuerebbe comunque a ospitare attività mercatale il martedì e il venerdì. Sul progetto dei Giardini, l’assessore ai Lavori pubblici Luca Castagnetti ha annunciato un aumento del 68% della copertura arborea, circa 5mila metri quadrati di superfici deimpermeabilizzate, una nuova fontana utilizzabile anche nei giorni di mercato e il futuro recupero dei bagni pubblici. Ha però confermato un punto centrale del dibattito: il progetto operativo dello spostamento del mercato dovrà arrivare successivamente, mentre gli interventi oggi programmati vengono già progettati in modo compatibile con questa possibilità. Olivero, nelle conclusioni, non ha fatto marcia indietro. Ha sostenuto che trent’anni fa il trasferimento a piazza Falcone avesse un senso perché Biella era una città in espansione, mentre oggi, di fronte a calo demografico, chiusure commerciali e impoverimento del centro, quella scelta debba essere rimessa in discussione. Ha respinto inoltre le accuse di mancato confronto e quelle relative alla volontà di abbattere i ciliegi. Ma proprio dal sindaco è arrivata la frase che, dopo una serata di posizioni quasi sempre contrapposte, lascia aperto uno spazio politico: «Se qualcuno mi dà una soluzione alternativa che funzioni in tempi brevi, io sono a disposizione. Sono anche a disposizione a lasciare il mercato lì dov’è». Non è una rinuncia al progetto. È però la prima indicazione chiara di una condizione alla quale Olivero sarebbe disposto a rivederlo. La seduta, intanto, ha ottenuto almeno un risultato difficilmente contestabile: ha riportato centinaia di biellesi dentro un dibattito sulla città. In piazza Duomo cartelli, applausi e fischi hanno accompagnato per ore gli interventi, mentre già prima dell’inizio sui social erano arrivati centinaia di commenti, in larga maggioranza critici verso lo spostamento. Ora il punto non è più soltanto capire se il mercato si sposterà. Dopo la serata di ieri, la domanda è con quali studi, con quali tempi e soprattutto con quale grado di condivisione l’Amministrazione proverà a trasformare quella che finora è stata la decisione più divisiva del mandato in un progetto realmente realizzabile.
Gianmaria Laurent Jacazio