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Terminati gli interventi di consiglieri e assessori, il Consiglio comunale aperto entra nella fase delle repliche. A riaprire il confronto è Michelangelo Trotta, che torna sul tema dei tempi di permanenza al mercato citati dall’assessore Anna Pisani. «C’è differenza tra chi deve andare a lavorare e compra in pochi minuti e chi è pensionato e al mercato può restare anche un’ora e mezza», osserva. Trotta richiama poi il caso di piazza Martiri: «Ha perso l’80% degli ambulanti. È il mercato che è già in centro. Se questa è la prospettiva per piazza Falcone, ridurre quei 157 posti dell’80%, facciamoci un esame di coscienza». Il punto, secondo il rappresentante Fiva, resta sempre lo stesso: «Non abbiamo mai detto che il mercato sia materialmente impossibile in centro. Chiediamo quali siano i dati che dimostrano che questa soluzione sia più vantaggiosa di piazza Falcone per accessibilità, parcheggi, traffico, funzionalità operativa e sostenibilità economica».
Labricciosa: «State mettendo a rischio il nostro fatturato»
Elisa Labricciosa invita la maggioranza a riflettere sulle posizioni espresse durante la serata dai quartieri e dai cittadini. «Avete vinto le elezioni, questo è un dato di fatto, ma questa sera avete ascoltato quello che una parte importante di Biella pensa». La rappresentante del settore alimentare respinge anche l’idea che quella degli ambulanti sia semplice paura del cambiamento: «La nostra non è paura, è un ragionamento imprenditoriale. State mettendo a rischio il nostro fatturato». E torna sul mercato già presente in centro: «Il mercato in centro c’è già ed è in gravissima crisi. Non è un mercato vivo». Da qui la domanda: «Perché dobbiamo rinunciare a una clientela fidelizzata? Non si può valorizzare il mercato del martedì e del venerdì senza togliere quello di piazza Falcone?».
Maffeo: «Vorrei vedere un imprenditore al nostro posto»
Molto diretto anche Marco Maffeo, che accusa la maggioranza di non essere entrata abbastanza nel merito delle obiezioni sollevate durante la giornata. Rivolgendosi a chi ha parlato dello spostamento come di un’opportunità imprenditoriale, propone un paragone: «Vorrei vedere un imprenditore al nostro posto se il Comune gli dicesse: la sua attività deve spostarsi da un’altra parte perché vogliamo rivitalizzare quella zona». Maffeo contesta inoltre l’idea che piazza Falcone rappresenti un problema da risolvere: «Ci sono certamente cose che si possono migliorare, ma non significa che il mercato non funzioni».
Ferla: «Piazza Falcone è un mercato della spesa, non dello shopping»
Davide Ferla, di Confesercenti, riprende direttamente le citazioni fatte dall’assessore Pisani sulle posizioni nazionali dell’associazione. «È vero che Confesercenti sostiene i mercati storici e il loro legame con il commercio di prossimità. Ma bisogna stare attenti a non mettere insieme realtà molto diverse». Ferla distingue infatti i grandi mercati turistici di alcune città dal caso biellese: «Quando avremo migliaia di turisti a Biella potremo parlare di una vocazione diversa. Oggi il mercato di Biella non è il luogo dello shopping: è il luogo della spesa». Il suo ragionamento parte soprattutto dall’alimentare: «La gente viene perché ha un parcheggio comodo, compra, carica le borse e poi magari gira anche tra gli altri banchi». Per questo, secondo Ferla, occorre partire dalle caratteristiche concrete del mercato biellese. E ricorda il lavoro fatto negli anni scorsi sulla riorganizzazione di piazza Falcone: «Abbiamo condiviso una ristrutturazione che oggi dà soddisfazione. Perché buttare tutto alle ortiche?».
Bocchietto: «La tendenza è depavimentare e piantare alberi»
Replica anche l’architetto Luisa Bocchietto, che risponde alle critiche arrivate dall’assessore Caldesi e da altri esponenti della maggioranza. «La mia presenza qui non nasce da una contrapposizione politica, ma dalla volontà di segnalare una tendenza che vedo in molte amministrazioni, di destra e di sinistra: usare certi fondi creando spianate di pietra e riducendo il verde». Per Bocchietto, la direzione seguita oggi nelle città più attente al clima è opposta: «La tendenza non è fare pavimentazioni drenanti: è depavimentare e mettere alberi». Richiama anche la regola del “3-30-300”: tre alberi visibili da casa, una quota significativa di copertura arborea nel quartiere e un parco raggiungibile entro 300 metri. «Non perché agli ambientalisti piaccia il colore verde, ma perché dobbiamo prepararci a estati sempre più calde». Bocchietto difende inoltre la fotografia pubblicata e le proprie posizioni: «Non è stata una mistificazione. Quella foto l’ho fatta io e sottoscrivo quello che ho detto».
Polletta: «Il Villaggio è Biella, non è fuori dalla città»
Chiude questa fase Simone Polletta, presidente del Consiglio di quartiere del Villaggio La Marmora, che chiarisce innanzitutto il ruolo del quartiere: «Noi non siamo l’opposizione e non vogliamo esserlo. Il nostro compito è raccogliere le idee delle persone e portarle all’Amministrazione». Polletta replica poi all’idea, emersa in alcuni interventi, di “riportare” il mercato dentro la città: «Faccio una dichiarazione forte: il mercato è già dentro la città. Il Villaggio è Biella. Sulla mia carta d’identità c’è scritto Comune di Biella». Il presidente torna quindi sulla sensazione di marginalità vissuta nel quartiere: «Ci dite che nessuno deve rimanere indietro, ma noi siamo indietro da parecchio tempo». E conclude con una domanda rivolta all’aula: «Pensate all’ultima volta che avete avuto bisogno di venire nel mio quartiere per usufruire di un servizio. Per molti, probabilmente, l’unico motivo è proprio il mercato».