Un TRANQUILLO weekend di basket

Un TRANQUILLO<BR> weekend di basket
Sport 14 Maggio 2012 ore 13:17

Scrivo da Istanbul, dove sta per cominciare la Final Four di Eurolega di cui al momento della lettura saprete già (quasi) tutto, almeno per quel che concerne le semifinali. C’è sempre molta emozione nel vivere un evento del genere, che concentra in 80 minuti tutte le speranze della stagione e brucia un carico di energie nervose e fisiche impressionante. Si potrebbe discutere a lungo su quale sia la formula migliore, se le partite secche (col relativo trionfo del dramma sportivo) od i playoff, che prendono la stessa quantità di dramma e la diluiscono su un periodo più lungo. Personalmente non ho alcun dubbio nel preferire la seconda opzione, che fornisce maggiori garanzie sull’esito tecnico della vicenda e tiene alta la guardia di media e tifosi più a lungo, permettendo alla storia di svilupparsi per bene. Ma capisco e rispetto le ragioni di chi invece preferisce la grande fiammata, come appunto l’Eurolega.

Ne parlo perché è di questa settimana la notizia che l’Assemblea di Lega ha approvato dalla prossima stagione il passaggio a 7 partite di tutte le serie di playoff. Come detto, il merito della decisione mi trova particolarmente d’accordo. Mi sembra però anche di poter dire che il metodo della stessa si presta a qualche considerazione. Il decisionismo in sé è una gran cosa. Ma quello vero consiste nell’aver soppesato tutti i pro e i contro della decisione prima di prenderla. Cosa che non sono sicuro sia avvenuta in questo ed altri casi. Ripeto, il problema non è dividersi tra sostenitori dei playoff a 7 od a 5 od a 3 (come fa la Spagna ad esempio sostenendo che meno durano e più emozionano). Si tratterebbe invece di contestualizzare la decisione, di chiedersi se 7 partite ai quarti, oggi, migliorano o peggiorano lo spettacolo. Di sentire tutte le componenti in modo da avere tutte le informazioni. Se la logica è “garantiamoci più incassi” mi pare altamente rispettabile, ma è solo una sfaccettatura di una decisione che ha molteplici ricadute. E poi ci vorrebbe tempo per valutare la strategicità di questi incassi e la loro reale consistenza, soprattutto rispetto alle dimensioni economiche di una intera stagione. Ho paura insomma che manchi la visione generale da cui poi discende tutto. Così si finisce per impantanarsi in discorsi su formule e singoli invece che su strategie e sistemi (vedi altre decisioni dell’Assemblea stessa). Aggiungo qualcosa di più: per agire nel senso cui alludo, è necessario che sia richiesto il contributo di tutti (non dalla sera alla mattina) ma che poi a soppesare i fattori e prendere le decisioni sia un’entità, singola o meno, che ragiona in base a dei criteri prefissati (chiamiamoli “bene comune”). Altrimenti, come succede da sempre, è tutto un rinviare per poi decidere all’improvviso e senza reale convinzione.  
 
Flavio Tranquillo
Inviato Sky Sport