Intervista

Sergio Spalla: "La mia storia dai campi di calcio biellesi alla Serie A"

Classe 1974, nato in Perù ma biellese doc, Sergio Spalla è stato collaboratore tecnico di Claudio Ranieri al Cagliari nella stagione appena conclusa

Sergio Spalla: "La mia storia dai campi di calcio biellesi alla Serie A"
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Conclusa la stagione calcistica con il Cagliari che ha conquistato la permanenza in Serie A, e dopo l’emozionante festa di addio al calcio di club di mister Claudio Ranieri, Sergio Spalla ha preso il primo aereo ed è tornato nella sua Biella, dove ha iniziato il suo percorso nel mondo del calcio, facendo le sue prime esperienze in campo e in panchina. Ne ha fatta di strada negli anni, prima come vice allenatore al Borgosesia, al Canavese e alla Virtus Entella, e poi con il grande salto in Serie A nel ruolo di match analyst alla Sampdoria, nel quale ha lavorato con tecnici del calibro di Giampaolo, Ranieri, Montella, D'Aversa, Zenga e Di Francesco tra gli altri, per sette stagioni.

È ritornato ad allenare sul campo a partire dagli ultimi anni in blucerchiato, come collaboratore tecnico, poi a La Spezia con Luca Gotti e nell'ultima stagione a Cagliari, chiamato in estate da mister Ranieri. Lui ha risposto presente e insieme al gruppo rossoblu hanno raggiunto la meritata salvezza. Classe 1974, nato in Perù ma biellese doc dall'età di 6 anni, Spalla è un grande appassionato di calcio e parla con piacere di ogni aspetto del gioco che tanto ama e che negli anni si è trasformato in un lavoro al massimo livello calcistico italiano.

L'intervista a Sergio Spalla

Spalla, la stagione del Cagliari è parsa molto intensa e densa di emozioni, com’è stato viverla dall’interno?

"In generale è stata una stagione abbastanza difficile. L'obiettivo era quello della salvezza e il mister aveva già detto subito che all'inizio sarebbe stata molto dura, ma poi con il passare del tempo saremmo migliorati e la salvezza sarebbe arrivata alle ultime giornate. Ha avuto ragione. Alla fine la soddisfazione è stata tanta, con l'obiettivo per cui abbiamo lavorato tutto l'anno raggiunto. A inizio stagione dopo sette partite eravamo ultimi, anche perché il Cagliari nel giugno scorso è stata l'ultima squadra a salire in Serie A e, com'è normale, ci sono state difficoltà iniziali per quanto riguarda i tempi stretti nel costruire la squadra".

Ci parli dell'ambiente e del rapporto con mister Ranieri. Come si lavora con un grande della panchina?

"Io avevo già lavorato con il mister per due anni quando allenava la Sampdoria. Lui mi ha chiamato l'estate scorsa quando il Cagliari è stato promosso in Serie A, chiedendomi di andare a lavorare con lui. Io ho accettato volentieri. Mi sono trovato molto bene, non avevo dubbi sul mister perché già lo conoscevo, sia dal punto di vista professionale sia da quello umano. Persona straordinaria. Avevamo già un ottimo feeling alla Sampdoria. Poi mi sono trovato benissimo nell'ambiente Cagliari, con la società e con tutti gli addetti ai lavori, sia della parte tecnica ma anche del centro sportivo di Asseminello, con tutte le figure che ci lavorano e ci gravitano. È stata una bella esperienza sotto il profilo tecnico professionale e anche sotto il profilo umano in sostanza".

La festa di addio di Ranieri come l'ha vissuta?

"Lo dicevo anche con i miei colleghi: ci dobbiamo sentire dei privilegiati a poter vivere momenti come quelli. A noi il mister ce l'aveva già preannunciato che stava pensando di rendere Cagliari l'ultimo club della sua carriera. Perché non è proprio un addio al calcio, ma se ci sarà una panchina di una Nazionale disponibile potrebbe prenderla in considerazione. Tanti anni fa ha allenato la Grecia, che però non fu una bella avventura per lui, quindi probabilmente vorrebbe chiudere bene con una Nazionale come ha chiuso bene con le squadre di club".

Intervista completa in edicola oggi, lunedì 3 giugno, su Eco di Biella.

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