Roffino: «Cerco la strada giusta verso Tokio»

Roffino: «Cerco la strada giusta verso Tokio»
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Le luci della ribalta del rinomato mezzofondo femminile biellese, nell’ultimo decennio tinto d’azzurro, in questo momento sono puntate su Valeria Roffino, 27enne, appena laureatasi campionessa italiana sulla distanza dei 5000 metri in pista, a sorpresa, perchè l’allieva di Clelia Zola veniva da due titoli consecutivi sui 3000 siepi. Erede della campionissima della disciplina Elena Romagnolo, Valeria è alla caccia della strada giusta  che porta a Tokyo 2020.
La pista di Trieste ha parlato, ci prepariamo a vedere Valeria Roffino sulla distanza dei 5000 metri con conseguente addio ai 3000 siepi? Che si fa?
«Domanda molto difficile, se non d’impossibile risposta - attacca pensierosa Valeria -. Subito dopo l’ultima gara ho scritto un messaggio a Clelia nel quale ho scritto: 10’10”, penso che questa sia stata l’ultima sulle siepi. Adesso mi dispiace, mi duole proprio dover dire addio alle siepi perchè comunque sono una gara che mi diverte tanto. Quella che mi diverte di più in assoluto, oltre al cross invernale. Diciamo che ora non è il momento di decidere, ora penso ad andare in vacanza al mare, in Liguria. Nella seconda parte di stagione forse farò un altro 5000 prima del cross. Nel 2018 poi valuterò con calma quale direzione prendere».
Cosa peserà di più sulla decisione finale?
«Parto dal presupposto che continuare a correre in 10’ per me non avrebbe senso, avendo un personale di 9’53”82 che risale ormai al 2014. Nelle ultime stagioni avevo sviluppato un blocco mentale nel salto sugli ostacoli che mi ha frenata non poco. Nel frattempo però le aspettative di progredire mi hanno anche creato una ulteriore pressione psicologica: mi aspettavo sempre tanto e quando mi accorgevo che la gara, anche da subito quando non potevo certo essere stanca, non si metteva per il verso giusto andavo in crisi. Quando ho fatto il mio personale, dopo 200 metri mi sono detta: mi ritiro. Lavorandoci, ora sento che quel problema è alle spalle, mi sento di nuovo sciolta superando le siepi, anche grazie al lavoro con uno psicologo sportivo che mi ha aiutata sotto il profilo dell’autostima, un mio punto debole, da rafforzare.  Questo è quanto, ma non so se basterà a farmi lasciare gli ostacoli».
È naturale pensare che il traguardo di una carriera che ha già incassato i titoli tricolori sia la partecipazione alle Olimpiadi di Tokio 2020. Arrivarci gareggiando sui 5000 sembra però una strada molto più in salita che tentando sui 3000 siepi. Che ne pensa?
«Dire addio alle siepi sarebbe come dire addio alle Olimpiadi. Dal mio 9’53” al 9’45” necessario per qualificarsi non c’è così tanta distanza. Nei 5000 sono lontana».
Gabriele Pinna

Leggi tutta l'intervista sull'Eco di Biella di lunedì 24 luglio 2017 

Le luci della ribalta del rinomato mezzofondo femminile biellese, nell’ultimo decennio tinto d’azzurro, in questo momento sono puntate su Valeria Roffino, 27enne, appena laureatasi campionessa italiana sulla distanza dei 5000 metri in pista, a sorpresa, perchè l’allieva di Clelia Zola veniva da due titoli consecutivi sui 3000 siepi. Erede della campionissima della disciplina Elena Romagnolo, Valeria è alla caccia della strada giusta  che porta a Tokyo 2020.
La pista di Trieste ha parlato, ci prepariamo a vedere Valeria Roffino sulla distanza dei 5000 metri con conseguente addio ai 3000 siepi? Che si fa?
«Domanda molto difficile, se non d’impossibile risposta - attacca pensierosa Valeria -. Subito dopo l’ultima gara ho scritto un messaggio a Clelia nel quale ho scritto: 10’10”, penso che questa sia stata l’ultima sulle siepi. Adesso mi dispiace, mi duole proprio dover dire addio alle siepi perchè comunque sono una gara che mi diverte tanto. Quella che mi diverte di più in assoluto, oltre al cross invernale. Diciamo che ora non è il momento di decidere, ora penso ad andare in vacanza al mare, in Liguria. Nella seconda parte di stagione forse farò un altro 5000 prima del cross. Nel 2018 poi valuterò con calma quale direzione prendere».
Cosa peserà di più sulla decisione finale?
«Parto dal presupposto che continuare a correre in 10’ per me non avrebbe senso, avendo un personale di 9’53”82 che risale ormai al 2014. Nelle ultime stagioni avevo sviluppato un blocco mentale nel salto sugli ostacoli che mi ha frenata non poco. Nel frattempo però le aspettative di progredire mi hanno anche creato una ulteriore pressione psicologica: mi aspettavo sempre tanto e quando mi accorgevo che la gara, anche da subito quando non potevo certo essere stanca, non si metteva per il verso giusto andavo in crisi. Quando ho fatto il mio personale, dopo 200 metri mi sono detta: mi ritiro. Lavorandoci, ora sento che quel problema è alle spalle, mi sento di nuovo sciolta superando le siepi, anche grazie al lavoro con uno psicologo sportivo che mi ha aiutata sotto il profilo dell’autostima, un mio punto debole, da rafforzare.  Questo è quanto, ma non so se basterà a farmi lasciare gli ostacoli».
È naturale pensare che il traguardo di una carriera che ha già incassato i titoli tricolori sia la partecipazione alle Olimpiadi di Tokio 2020. Arrivarci gareggiando sui 5000 sembra però una strada molto più in salita che tentando sui 3000 siepi. Che ne pensa?
«Dire addio alle siepi sarebbe come dire addio alle Olimpiadi. Dal mio 9’53” al 9’45” necessario per qualificarsi non c’è così tanta distanza. Nei 5000 sono lontana».
Gabriele Pinna

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