Rivalità storiche nei rally: «Loeb-Ogier? Come Mc Rae-Liatti»

Rivalità storiche nei rally: «Loeb-Ogier? Come Mc Rae-Liatti»
Sport 04 Febbraio 2014 ore 12:32

A dieci anni suo padre gli disse di scegliere tra il Corriere dei piccoli e Autosprint: non potevano comprarli entrambi. Scelse Autosprint. E oggi è una delle firme più prestigiose del settimanale. Insomma, per Sergio Remondino i motori sono stati una vocazione.
Sabato era a Biella, alla Libreria Giovannacci, a presentare il suo ultimo libro, Mondiale Rally 2013 (Edizioni Ephedis), tra  retroscena e aneddoti.

È stato l’anno del 40° anniversario del Mondiale e del passaggio di consegne da un Sébastien all’altro.
«Da Loeb a Ogier, vincitore di nove prove su 13. Ma è stato anche l’anno del debutto della Volkswagen».

Quando si è capito che il duo Ogier-Volkswagen  avrebbe vinto?
«Sembrerà strano, ma nonostante tutti i dati che si possono avere al giorno d’oggi il team non aveva idea di quali fossero le sue reali possibilità alla vigilia del Mondiale. Si erano dati quattro gare per capire a che livello fossero. Ne hanno vinte tre su quattro. A quel punto è stato chiaro, ma mai scontato».

Alla sua domanda “Com’è Loeb di persona?”, Ogier ha risposto con un “no comment”. Cosa si nasconde dietro quella risposta?
«Un mondo. Ma che non mi ha raccontato. Ogier ha davvero risposto solo “no comment”, poi è passato oltre. Certo non c’è un buon rapporto tra i due. Quando erano compagni di squadra il team ha sempre privilegiato Loeb, anche quando Ogier andava più forte. Ma è una storia che si ripete spesso, basta chiedere al “vostro”  Piero Liatti quando era compagno di Colin McRae».

Ci parli della Polo R Wrc. Perché proprio questo modello, e non la Golf o la Sciorocco?
«Hanno fatto delle prove con gli altri modelli, ma alla fine hanno capito che la soluzione migliore era la Polo. È una questione di regolamenti: le vetture devono essere 1.6 di cilindrata. In pratica le macchine con cui le donne vanno a fare la spesa. Anche se tra alettoni e bombature del modello di serie rimane solo la mascherina».

Una bella differenza, rispetto a quando vincevano le Porsche o le Lancia Stratos...
«Sì, è vero. Queste sono macchine che non fanno sognare come quelle di un tempo. Ricordo che quando  sentivo arrivare una Stratos da lontano mi venivano i brividi a sentirne il rumore».
La prima differenza che le viene in mente tra il rally ai tempi delle Stratos e delle Delta e quello di oggi?
«Faccio un esempio: di recente è stato annullato un rally  per nebbia. Ma siamo matti? Una volta la nebbia era un elemento in più per dimostrare di essere bravi piloti. Miki Biasion  era un fenomeno con la nebbia e tutti si chiedevano quale fosse il suo segreto. Stesso discorso per le prove in notturna. Insomma, va bene la sicurezza, ma bisogna trovare un compromesso».

A proposito di Biasion, l’anno scorso gli ha fatto da navigatore al Monza Rally Show su Lancia 037.
 «Ho sempre pensato che la 037 fosse la più bella macchina da rally. E a guidarla non era uno qualunque, ma un due volte campione del mondo. È stato un sogno che si è avverato».

A Biella abbiamo la fortuna di veder sfrecciare queste macchine nei rally storici, cosa pensa di queste competizioni?
 «Se si scorrono gli elenchi iscritti si trovano sempre numeri altissimi. A Biella ci sono stati 150 iscritti all’ultimo Lana Storico. Sono numeri importanti e testimoniano che si tratta di gare con un seguito. Del resto, abbiamo una storia gloriosa alle spalle ed è giusto farla rivivere».
Matteo Lusiani
sport@primabiella.it