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Michele Carrea: “Ecco la mia Africa”

Michele Carrea: “Ecco la mia Africa”
Sport 29 Luglio 2015 ore 10:21

Ci sono cose che possono cambiare la vita delle persone. Un canestro in mezzo a una baraccopoli è fra queste. Siamo a Monze, cittadina di 30mila abitanti nel sud dello Zambia, nel cuore dell’Africa subsahariana. E’ stata scelta dall’associazione Slums Dunk per fondare la seconda accademia di basket dopo quella di Mathare, la baraccopoli di Nairobi, capitale del Kenya. Qui coach Michele Carrea ha passato gli ultimi nove giorni a istruire allenatori locali e giocare a pallacanestro con circa 100 bambini. Con lui c’era l’inventore del progetto Bruno Cerella, giocatore dell’Olimpia Milano, Tommaso Marino playmaker della Remer Treviglio e Giuseppe Di Paolo, viceallenatore di Massimo Galli a Chieti. 

“Rispetto a Nairobi – racconta Carrea – Monze è il terzo mondo puro. A Mathare eravamo vicino a una grande città, ina una baraccopoli, una delle peggiori espressioni dell’umanità. Civiltà e povertà sono a contatto e il confronto è spesso pesante da sostenere. Qui a Monze invece c’è un’assenza quasi totale di servizi primari, una grandissima diffusione di Aids e un’aspettativa di vita di 44 anni”. Ma almeno non c’è il confronto diretto e  spietato con la ricchezza: “La gente riesce a vivere con più equilibrio. Qui è stato più facile inserirci, l’accoglienza è stata subito festosa ed entusiasta”. La differenza culturale è talmente grande che paradossalmente, nemmeno si avverte: “E’ un viaggio nel tempo, oltre nello spazio. Il nostro vissuto è così diverso che fino a quando soggiorni qui devi cancellare dalla testa tutti i tuoi ragionamenti abituali e quello che di solito consideri giusto è sbagliato. Serve una grande apertura mentale. Il resto è facile”. 

A Nairobi in quattro anni Slums Dunk è riuscita ad acquistare un terreno, costruire un campo e coinvolgere quasi 400 bambini ai quali garantisce istruzione e assistenza medica. Un’ottantina di loro giocano a basket seguiti dagli istruttori locali formati durante i viaggi estivi di Cerella &Co. 

A Monze invece non c’era ancora nulla: “Abbiamo allestito un campetto all’interno di una parrocchia – spiega Carrea – Sabato c’era il torneo conclusivo con 15 squadre di 5 giocatori. E’ stato molto bello. Siamo riusciti a formare otto allenatori locali che seguiranno le squadre il prossimo anno. Noi continueremo a dare consulenza e invieremo i materiali per continuare l’attività”. 

Matteo Lusiani 

Ci sono cose che possono cambiare la vita delle persone. Un canestro in mezzo a una baraccopoli è fra queste. Siamo a Monze, cittadina di 30mila abitanti nel sud dello Zambia, nel cuore dell’Africa subsahariana. E’ stata scelta dall’associazione Slums Dunk per fondare la seconda accademia di basket dopo quella di Mathare, la baraccopoli di Nairobi, capitale del Kenya. Qui coach Michele Carrea ha passato gli ultimi nove giorni a istruire allenatori locali e giocare a pallacanestro con circa 100 bambini. Con lui c’era l’inventore del progetto Bruno Cerella, giocatore dell’Olimpia Milano, Tommaso Marino playmaker della Remer Treviglio e Giuseppe Di Paolo, viceallenatore di Massimo Galli a Chieti. 

“Rispetto a Nairobi – racconta Carrea – Monze è il terzo mondo puro. A Mathare eravamo vicino a una grande città, ina una baraccopoli, una delle peggiori espressioni dell’umanità. Civiltà e povertà sono a contatto e il confronto è spesso pesante da sostenere. Qui a Monze invece c’è un’assenza quasi totale di servizi primari, una grandissima diffusione di Aids e un’aspettativa di vita di 44 anni”. Ma almeno non c’è il confronto diretto e  spietato con la ricchezza: “La gente riesce a vivere con più equilibrio. Qui è stato più facile inserirci, l’accoglienza è stata subito festosa ed entusiasta”. La differenza culturale è talmente grande che paradossalmente, nemmeno si avverte: “E’ un viaggio nel tempo, oltre nello spazio. Il nostro vissuto è così diverso che fino a quando soggiorni qui devi cancellare dalla testa tutti i tuoi ragionamenti abituali e quello che di solito consideri giusto è sbagliato. Serve una grande apertura mentale. Il resto è facile”. 

A Nairobi in quattro anni Slums Dunk è riuscita ad acquistare un terreno, costruire un campo e coinvolgere quasi 400 bambini ai quali garantisce istruzione e assistenza medica. Un’ottantina di loro giocano a basket seguiti dagli istruttori locali formati durante i viaggi estivi di Cerella &Co. 

A Monze invece non c’era ancora nulla: “Abbiamo allestito un campetto all’interno di una parrocchia – spiega Carrea – Sabato c’era il torneo conclusivo con 15 squadre di 5 giocatori. E’ stato molto bello. Siamo riusciti a formare otto allenatori locali che seguiranno le squadre il prossimo anno. Noi continueremo a dare consulenza e invieremo i materiali per continuare l’attività”. 

Matteo Lusiani 

 

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