Luca Prina in Serie B con l'Entella: "Il mio calcio? E' emozione"

Luca Prina in Serie B con l'Entella: "Il mio calcio? E' emozione"
Sport 28 Maggio 2014 ore 12:16

«Mi ricordo di una sera di un’estate di tanti anni fa. Passando dietro lo stadio notai che stavano  giocando una partita tra amatori. Mi fermai, ero l’unico spettatore. Se la memoria non mi inganna si sfidavano le selezioni di  Croce Rossa e Pro Riva. Ad un certo punto, al momento di battere un calcio d’angolo, una squadra improvvisò uno schema in maniera un po’ artigianale, se non  maldestra, che tuttavia finì per coinvolgere tutti i giocatori in campo in una sana risata. Io però in quel tentativo non riuscito ci vidi un’idea. Si può imparare qualcosa da tutti».
Luca Prina, 49 anni, uno degli allenatori emergenti del momento del calcio nazionale dopo una gavetta di 12 nelle giovanili,  è così: talmente innamorato del gioco del calcio da fermarsi ad osservare giocare chiunque.
E talmente professionale da credere in un concetto fondamentale: «Nel momento in cui credi di sapere qualcosa - afferma convinto -, è quello in cui il tuo declino come allenatore comincia. Nel calcio moderno bisogna sempre essere alla ricerca di nuove idee».
 
Idolo. Se ieri si fosse presentato candidato “a qualsiasi cosa” nella città di Chiavari avrebbe vinto le elezioni a mani basse al primo turno: è l’allenatore che in cento anni di storia, appena compiuti, ha portato l’Entella in Serie B.
E in passato su quella panchina s’è seduto  Giampiero Ventura, all’inizio della sua carriera nei primi anni ’80.
In arrivo c’è un libro sul centenario dopo che lo stesso Prina ha portato  a vedere nella città ligure la sua copia del Rota-Brognara che racconta dell’As Biellese 1902.
 «Ne sono orgoglioso» rivela il mister, che racconta: «La città ligure è il posto ideale per fare calcio. C’è passione vera, tradizione, competenza e adesso  l’avventura in B alle porte: stiamo vivendo una favola. In tre anni siamo passati dal rischio di retrocedere in D al trionfo di quest’anno, con qualche brivido finale. I ragazzini in città vanno in giro con la maglia dell’Entella, il nostro marketing fatica a tener dietro alle richieste di maglie e oggetti vari, pure le chiavette usb marchiate vanno a ruba. Dentro il nostro stadio ci sono 138 cartelloni pubblicitari: per farli stare li hanno attaccati anche sui pali della luce. Per non parlare della pressione mediatica con 7/8 testate, tra giornali, radio, web e tv  che seguono la squadra».

Chiavari è una piazza ambita per fare calcio in provincia, dove se vinci le partite, il giorno dopo per strada «ti chiedono l’autografo, vogliono fare foto, ti invitano ovunque, tanto che è impossibile accontentare tutti, nemmeno volendo. Per darvi un’idea può assomigliare alla passione che in questi anni ha circondato il basket a Biella, anche se il calcio ovviamente coinvolge più persone e famiglie, il calcio è di tutti. Poi Chiavari è più piccola  e raccolta (28mila abitanti circa, ndr), tutto è ancora a misura d’uomo, con i negozi che resistono ai discount, anche per questioni di spazio. La crisi si sente molto, molto meno che altrove, la qualità media della vita è ancora alta, paragonabile a vent’anni fa nel Biellese. Nel nostro stadio i primi biglietti che vanno esauriti in settimana non sono quelli di curva, ma quelli di tribuna centrale. Poi c’è il mare, un bel clima, io giro in bici dieci mesi l’anno. Non vi dico quanto spendo meno di riscaldamento rispetto ai tempi di Biella...».

Proprietà. E poi c’è un presidente illuminato come l’imprenditore Antonio Gozzi, nel calcio dal 2007, che ha annunciato la riconferma dell’allenatore in una piazza gremita di tifosi a metà pomeriggio di un giorno infrasettimanale: «Vanno di moda gli allenatori giovani e vincenti, noi ce l’abbiamo e ce lo teniamo stretto» ha detto sul palco abbracciando Prina e scatenando un boato d’approvazione.
L’accordo è per la prossima stagione, in caso di obiettivo salvezza raggiunto, il rinnovo sarà automatico. «Col presidente c’è un feeling particolare  e devo dire che standogli vicino ho imparato molto  in questi anni»  dice Prina. 
Gozzi ha modellato la società su un settore giovanile invidiato da parecchie squadre  di Serie A: «L’anno scorso abbiamo mandato tra i professionisti 6 giocatori - sottolinea Prina -. I giovani sono il fulcro del progetto. Abbiamo una struttura che monitora prospetti non solo in Italia, ma anche in Europa. Io stesso viaggio spesso, quando posso, per visionare giovani dal vivo. Poi c’è il nostro centro che ospita i ragazzi che convivono insieme ad anziani e persone diversamente abili, ovvio ciascuno ha i propri spazi. Le famiglie quando vedono questo tipo di organizzazione che prevede anche tutor per la scuola, sono entusiasti di affidarci i loro figli. Andiamo spesso anche a parlare nelle scuole, diciamo che quella dell’Entella è una grande famiglia perfettamente integrata nella comunità».
 
I numeri. Luca Prina vincendo la Lega Pro quest’anno ha compiuto il suo 13° salto di categoria, in ciascun campionato si è fermato due stagioni, per poi salire.
Solo a Vercelli è stato esonerato, ma dopo che l’anno fatto «mi hanno richiamato tre volte...».
A Coverciano ha già ottenuto il patentino (massimo dei voti con lode all’esame) per allenare in Serie A e vincendo l’ultimo campionato ha acquisito il diritto (per pochissimi) di frequentare il Master in programma a ottobre che lo abiliterà ad allenare anche la Nazionale.
Un vincente nato, insomma, atteso ora alla prova più difficile della sua carriera: «Io e il mio staff ci siamo guadagnati col lavoro questa grande possibilità, non c’è stimolo più grande di poter dimostrare che siamo all’altezza della sfida. Ogni campionato ha un suo linguaggio, starà a noi impararlo in fretta».
Lo staff è in buona parte biellese: «Il mio vice Sergio Spalla per me conta veramente tanto. Ha idee, apporta novità, trova soluzioni ai problemi e soprattutto soffre e non dorme quanto il primo allenatore. Così posso dire anche del preparatore atletico Andrea Disderi e di quello dei portieri Mario Capece. Siamo entusiasti ed affiatati. La prossima stagione introdurremo delle novità a livello di allenamento, cercando di approfondire quello specifico per ogni giocatore. Nel calcio di oggi è importante curare ogni minimo dettaglio, cercando di capire le necessità di ogni giocatore».

Calcio 2.0. Proprio l’Entella e   Chiavari sono la culla incubatrice  dell’app Wyscout per lo scouting dei giocatori che sta prendendo piede in questi mesi.
 Proprio con l’utilizzo di questo nuovo software Prina e il suo staff sono più che al passo con i tempi in campo di selezione dei giocatori, studio degli avversari e ora anche negli utilizzi specifici in materia di allenamento: « E’ un’applicazione molto utile, senz’altro aggiunge nozioni per lo staff e per i giocatori stessi che possono studiare gli avversari prima di affrontarli, se l’allenatore lo ritiene opportuno inviando loro il file video».

 Il giorno del raduno cosa dice mister Prina ad un nuovo giocatore?
«Per prima cosa che si trova nella mia squadra perchè io l’ho fortemente voluto e non per logiche di procuratori e mercato. La seconda, più importante, è che per integrarsi nella mia squadra deve scordarsi la parola “io” e focalizzarsi su “noi”. E poi che deve sapersi emozionare quando segna un gol proprio come quando era bambino. La passione per il gioco è tutto. A gennaio stavamo per prendere un giocatore importante, ma durante il colloquio, a mia domanda precisa se vincere a Chiavari potesse dargli delle emozioni, mi ha risposto in maniera diplomatica, nominando troppe volte la parola contratto. Ne abbiamo fatto a meno».
 
Il modulo. L’Entella, dopo averla staccata di 9 punti ha battuto solo al fotofinish la Pro Vercelli giocando con il 4-3-1-2, ma è Prina stesso a dare la giusta importanza allo schieramento tipo: «Il calcio è un gioco dinamico per cui non ci si deve ancorare ad un modulo. Penso poi che a livello professionistico sia molto più determinante la gestione del gruppo da parte dell’allenatore che la scelta  del modulo con cui lo schiera in campo».

La buona gestione segna un gol, volendo estremizzare il concetto?
«Direi di sì, poichè è la gestione settimanale che mette il giocatore nelle condizioni ideali di dare il massimo in campo. Oggi i tecnici sono tutti in grado di condurre un buon allenamento o di  schierare la squadra: la differenza sta nelle qualità dei giocatori, ma anche nelle motivazioni e la serenità con le quali affrontano la partita. Faccio un esempio: un giocatore importante come Ricchiuti che negli anni scorsi è stato allenato da Simeone e Mihajlovic e si trova a prendere ordini da Prina potrebbe non recepire nel modo giusto ed essere anche di cattivo esempio per i compagni, per cui è importante che io e il mio staff si presti molta attenzione allo stato d’animo del giocatore, cercando sempre di motivarlo nella maniera più adatta a lui. Se ognuno è messo nelle condizioni di dare il meglio sarà il gruppo a guadagnarne, indipendentemente dal modulo con cui viene schierato in campo, che conta il giusto».
 
Se la sua carriera continuerà con il solito schema al costante rialzo, potrebbe riuscire ad allenare Gilardino da professionista, dopo averlo lanciato da giovane...
«Per me sarebbe bellissimo, come un cerchio ideale che si chiude. Credo che Alberto abbia ancora diversi anni di carriera davanti a sè, perchè ha passione, testa ed è integro. Chissà che non possa succedere tra qualche anno...».

L’esclusione di Gila dal Mondiale ad opera del ct Prandelli l’ha sorpresa?
«Sì, in rosa non vedo attaccanti dalle qualità tali da motivare la sua esclusione. Per merito, tecnica ed esperienza l’avrei portato in Brasile. Mi è dispiaciuto per lui, anche perchè so che ci teneva molto».

L’Italia che Mondiale farà? La sua favorita qual è?
«Credo che il ct Prandelli  abbia costruito un bel gruppo e questo in campo conterà molto. Magari faticheremo a vincere le partite, ma le avversarie faranno altrettanta fatica per batterci. Sulla favorita, io amo molto l’Argentina: perfetto mix di grinta e tecnica, qualità che io adoro nei giocatori. Sul Brasile dico che non penso  sia un favore per loro giocare in casa. Se invece devo scegliere un outsider, dico Belgio, stanno lavorando molto bene a livello di settore giovanile, nei prossimi anni saranno grandi protagonisti, se non prima...».
Gabriele Pinna