L’Angelico difende la sua casa

L’Angelico difende la sua casa
Sport 23 Novembre 2015 ore 03:27

BIELLA – Non ci sarebbe bisogno di aggiungere significati a questa vittoria, basta guardare la classifica per capire quanto è stata importante. Eppure è impossibile non pensare alla storia recente di coach Michele Carrea, che proprio da Casalpusterlengo se ne era andato la scorsa estate, dopo un lungo braccio di ferro. Con l’addio anche di Andrea Zanchi, Carrea avrebbe potuto ereditare la panchina di capo allenatore anche all’Assigeco, ma a quel punto era già promesso sposo con l’Angelico. Era fine giugno. Neanche cinque mesi dopo si è ritrovato di fronte la squadra che poteva essere sua, mentre si trovava all’ultimo posto con quella che aveva voluto sopra ogni cosa. Obbligato a vincere. Anche per rendere più salda la sua panchina. Ha vinto. E nel migliore dei modi, battendo l’Assigeco con un piano partita perfetto e dimostrando di saper leggere bene i momenti di gioco. Sarà un caso, ma nella cronaca dell’incontro sono proprio due time out ad aver dato le sterzate decisive: il primo dopo 4’, sul 4-16, che ha arrestato l’emorragia; il secondo al 25’, dopo un parziale di 8-0 dell’Assigeco, che ha aperto un controparziale di 10-0 biellese. Il resto lo ha fatto una congiunzione astrale favorevole che ieri ha fatto sì che gli errori di Biella (i soliti: approccio molle, fragilità dei giovani, senatori non sempre al 100%) non fossero puniti troppo severamente.

L’Angelico ha tenuto a 71 punti una squadra abituata a farne 82.9 di media (e 83.8 in trasferta). Se si tolgono i primi 4’, nei quali l’Assigeco ha segnato addirittura 16 punti, si può dire che Biella ha subìto davvero poco. Decisivo il controllo sul gioco principale di Casalpusterlengo, il pick and roll tra Fultz e Poletti, usato soprattutto per aprire spazi per Jackson, Sandri e Austin. Così è stato nei primi 4’, quando i difensori biellesi erano sempre in ritardo sugli avversari (clamorose le due triple di Jackson dopo aver mandato a vuoto Ferguson). Poi qualcosa è cambiato e Biella ha iniziato a chiudere gli spazi. Per provare a restare in corsa, l’Assigeco è stata costretta a forzare, mettendo a nudo i limiti di un roster con poche alternative e senza talenti cristallini.

Matteo Lusiani

 

Leggi di più sull’Eco di Biella di lunedì 23 novembre 2015 

BIELLA – Non ci sarebbe bisogno di aggiungere significati a questa vittoria, basta guardare la classifica per capire quanto è stata importante. Eppure è impossibile non pensare alla storia recente di coach Michele Carrea, che proprio da Casalpusterlengo se ne era andato la scorsa estate, dopo un lungo braccio di ferro. Con l’addio anche di Andrea Zanchi, Carrea avrebbe potuto ereditare la panchina di capo allenatore anche all’Assigeco, ma a quel punto era già promesso sposo con l’Angelico. Era fine giugno. Neanche cinque mesi dopo si è ritrovato di fronte la squadra che poteva essere sua, mentre si trovava all’ultimo posto con quella che aveva voluto sopra ogni cosa. Obbligato a vincere. Anche per rendere più salda la sua panchina. Ha vinto. E nel migliore dei modi, battendo l’Assigeco con un piano partita perfetto e dimostrando di saper leggere bene i momenti di gioco. Sarà un caso, ma nella cronaca dell’incontro sono proprio due time out ad aver dato le sterzate decisive: il primo dopo 4’, sul 4-16, che ha arrestato l’emorragia; il secondo al 25’, dopo un parziale di 8-0 dell’Assigeco, che ha aperto un controparziale di 10-0 biellese. Il resto lo ha fatto una congiunzione astrale favorevole che ieri ha fatto sì che gli errori di Biella (i soliti: approccio molle, fragilità dei giovani, senatori non sempre al 100%) non fossero puniti troppo severamente.

L’Angelico ha tenuto a 71 punti una squadra abituata a farne 82.9 di media (e 83.8 in trasferta). Se si tolgono i primi 4’, nei quali l’Assigeco ha segnato addirittura 16 punti, si può dire che Biella ha subìto davvero poco. Decisivo il controllo sul gioco principale di Casalpusterlengo, il pick and roll tra Fultz e Poletti, usato soprattutto per aprire spazi per Jackson, Sandri e Austin. Così è stato nei primi 4’, quando i difensori biellesi erano sempre in ritardo sugli avversari (clamorose le due triple di Jackson dopo aver mandato a vuoto Ferguson). Poi qualcosa è cambiato e Biella ha iniziato a chiudere gli spazi. Per provare a restare in corsa, l’Assigeco è stata costretta a forzare, mettendo a nudo i limiti di un roster con poche alternative e senza talenti cristallini.

Matteo Lusiani

 

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