Personaggio

Federico Bristot, il “genio” biellese dietro i trionfi della Brignone

Il fisioterapista biellese ha seguito il recupero dal grave infortunio. «Con Federica otto mesi intensi di lavoro quotidiano. Adoro storie a lieto fine»

Federico Bristot, il “genio”  biellese dietro i trionfi della Brignone

L’immaginifica Olimpiade di Milano Cortina 2026 della nuova leggenda vivente dello sci alpino Federica Brignone è certamente merito del suo smisurato talento di atleta e di donna. Certo, a fronte di due incredibili medaglie d’oro conquistate a Cortina in SuperG e Gigante è impossibile non pensare a quell’infortunio che dieci mesi fa aveva messo nero su bianco una diagnosi terribile proprio alla vigilia dei Giochi Olimpici di casa: frattura scomposta con affondamento del piatto tibiale, perone scomposto, danni a legamenti, menisco, capsula, cartilagine.

Il suo percorso di recupero è stato incredibile, impensabile nei tempi di ripresa al top, nemmeno per chi le è stato a fianco ogni giorno per circa otto mesi come il fisioterapista Federico Bristot, Head of Elite and Performance Rehabilitation al J Medical di Torino. Biellese d’adozione, 45 anni, per tanti anni in servizio al centro di riabilitazione Azimut di Biella, città dove tutt’ora abitano i suoi genitori, Bistrot è meravigliato, come tutto il mondo che segue quest’Olimpiade, innanzi alle imprese della Tigre di La Salle: «Federica è stata incredibile, io adoro i lieto fine, ma questo li batte tutti – racconta Federico -. La ripaga e mi ripaga di tutti questi mesi di lavoro quotidiano fatto insieme che non definirei di sacrificio, anche se è stata molto dura per lei, l’infortunio era davvero importante, raro nella sua complessità, e tuttora il percorso di riabilitazione non è certo concluso. Vederla vincere così, ripeto, è incredibile».

Sacrificio, però sembra la definizione più calzante, inquadrando la storia dall’esterno, perché non è così?
«Perché io amo il mio lavoro e Federica ama sciare, dunque è stato un percorso duro, ma finalizzato ad un obiettivo che, devo essere sincero, non avrei mai pensato potesse essere quello di ottenere due medaglie d’oro. Il mio obiettivo è sempre ottenere il miglior recupero fisico e abbiamo iniziato a lavorare con l’intenzione di rimetterla in piedi, non sugli sci. L’Olimpiade per lei è stato parte del movente per affrontare un percorso intenso, questo sì».

Servizio completo in edicola oggi, lunedì 16 febbraio, su Eco di Biella.