Eurotrend, Ferguson non si muove

Eurotrend, Ferguson non si muove
Sport 11 Luglio 2017 ore 11:42

BIELLA – Molto prima del comunicato ufficiale sulla conferma di Jazzmarr Ferguson, diffuso a mezzogiorno, era stato lo stesso “Jazz” ad annunciarlo… a ritmo di rap. Il paradosso è tutto in tweet di mezzanotte, ora italiana, in cui la guardia di Louisville cita alcuni versi di una canzone di Jay-Z intitolata “Bam”. Versi criptici, a dire il vero. Ma che forse nascondono il significato profondo del suo rimanere a Biella (la clausola di uscita dal contratto scadeva ieri): “A volte hai bisogno del tuo ego, devi ricordare a questi stupidi con chi hanno a che fare” (la versione inglese è più volgare, ma il senso è questo).
Ego, questa è la parola chiave. Dopo due stagioni di A2 da cannoniere assoluto, con 22.9 punti di media nel 2015-16 e 20.4 l’anno scorso, servono motivazioni per andare avanti. Motivazioni che l’Eurotrend non può offrire in termini di obiettivi, perché il budget non consente di alzare l’asticella. E allora c’è solo un posto in cui si possono trovare: in sé stessi. E qui sono stati bravi il gm Marco Sambugaro e coach Michele Carrea a costruirgli attorno un progetto nuovo in cui potrà esprimersi in maniera diversa: da playmaker. Una sfida, insomma.
Carrea ha spiegato: «Insieme lavoreremo su un progetto tecnico ambizioso che lo vuole in un ruolo leggermente spostato, un progetto che lui ha condiviso e che probabilmente gli ha fornito uno stimolo nuovo per accettare questa sfida. Confidiamo in un Ferguson sempre più leader, sempre più maturo e desideroso di mettersi in discussione. Ci sarà bisogno anche di questo durante la stagione».
Dopo queste parole sarà difficile puntare su qualcun altro per il ruolo di capitano.
Tutti conoscono il Ferguson bomber, quello che segna tanto, forza i tiri, perde i palloni, ma alla fine mette i punti che contano. Un ritratto che racconta solo una parte di questo straordinario giocatore. Quello che non dice è lo spirito di sacrificio, sia in difesa, fondamentale per cui non è fisicamente strutturato per essere decisivo ma che ha migliorato di partita in partita in queste due stagioni, sia nelle stesse statistiche. Può sembrare strano per un giocatore che vive per fare punti, ma Ferguson ha sacrificato spesso le sue statistiche per il bene della squadra: aveva il compito di risolvere col suo talento gli attacchi asfittici e lo ha svolto senza mai pensare che le sue medie sarebbero state più basse del necessario o che sarebbe stato criticato per le palle perse (cosa che è prontamente successa, nonostante molte di quelle perse arrivasse in condizioni quasi impossibili).
Per capirlo, può aiutarci uno sguardo più completo ai numeri delle ultime due stagioni. Il primo anno ha preso 19 tiri a partita (11 da due e 8 da tre), con percentuali del 46% da dentro e del 40% da fuori, ai quali ha aggiunto 3.8 assist. Quest’anno ha ridotto il numero di tiri dall’area (9) e tirato con percentuali molto simili (49% da due e 38% da tre), ma ha aumentato gli assist (4.5, quinto miglior assistman del girone). In generale ha migliorato le letture del gioco, come dimostrano i dati delle palle perse (scese da 3.4 a 2.5) e delle stoppate subite (da 0.8 a 0.3).
Il prossimo anno ci aspetteremo un giocatore ancora più efficace nel creare vantaggi, magari a costo di diminuire ancora il numero di tiri presi. Avrà di più la palla in mano, ma sarà aiutato in regia anche da Uglietti e dall’ala piccola che Biella sta ancora cercando (non a caso uno dei requisiti è il trattamento di palla e il gioco in pick and roll). In generale, vedremo molto di più il Ferguson degli ultimi minuti, quando era Venuto a fare la guardia e lui aveva il controllo del gioco. 
Ma soprattutto ci aspettiamo un Ferguson determinato a ricordare a tutti con chi hanno a che fare. E magari a guadagnarsi una chiamata dalla Serie A, che dopo l’esperienza a Cremona del 2014/15 potrebbe riscoprirlo come playmaker.
Matteo Lusiani

BIELLA – Molto prima del comunicato ufficiale sulla conferma di Jazzmarr Ferguson, diffuso a mezzogiorno, era stato lo stesso “Jazz” ad annunciarlo… a ritmo di rap. Il paradosso è tutto in tweet di mezzanotte, ora italiana, in cui la guardia di Louisville cita alcuni versi di una canzone di Jay-Z intitolata “Bam”. Versi criptici, a dire il vero. Ma che forse nascondono il significato profondo del suo rimanere a Biella (la clausola di uscita dal contratto scadeva ieri): “A volte hai bisogno del tuo ego, devi ricordare a questi stupidi con chi hanno a che fare” (la versione inglese è più volgare, ma il senso è questo).
Ego, questa è la parola chiave. Dopo due stagioni di A2 da cannoniere assoluto, con 22.9 punti di media nel 2015-16 e 20.4 l’anno scorso, servono motivazioni per andare avanti. Motivazioni che l’Eurotrend non può offrire in termini di obiettivi, perché il budget non consente di alzare l’asticella. E allora c’è solo un posto in cui si possono trovare: in sé stessi. E qui sono stati bravi il gm Marco Sambugaro e coach Michele Carrea a costruirgli attorno un progetto nuovo in cui potrà esprimersi in maniera diversa: da playmaker. Una sfida, insomma.
Carrea ha spiegato: «Insieme lavoreremo su un progetto tecnico ambizioso che lo vuole in un ruolo leggermente spostato, un progetto che lui ha condiviso e che probabilmente gli ha fornito uno stimolo nuovo per accettare questa sfida. Confidiamo in un Ferguson sempre più leader, sempre più maturo e desideroso di mettersi in discussione. Ci sarà bisogno anche di questo durante la stagione».
Dopo queste parole sarà difficile puntare su qualcun altro per il ruolo di capitano.
Tutti conoscono il Ferguson bomber, quello che segna tanto, forza i tiri, perde i palloni, ma alla fine mette i punti che contano. Un ritratto che racconta solo una parte di questo straordinario giocatore. Quello che non dice è lo spirito di sacrificio, sia in difesa, fondamentale per cui non è fisicamente strutturato per essere decisivo ma che ha migliorato di partita in partita in queste due stagioni, sia nelle stesse statistiche. Può sembrare strano per un giocatore che vive per fare punti, ma Ferguson ha sacrificato spesso le sue statistiche per il bene della squadra: aveva il compito di risolvere col suo talento gli attacchi asfittici e lo ha svolto senza mai pensare che le sue medie sarebbero state più basse del necessario o che sarebbe stato criticato per le palle perse (cosa che è prontamente successa, nonostante molte di quelle perse arrivasse in condizioni quasi impossibili).
Per capirlo, può aiutarci uno sguardo più completo ai numeri delle ultime due stagioni. Il primo anno ha preso 19 tiri a partita (11 da due e 8 da tre), con percentuali del 46% da dentro e del 40% da fuori, ai quali ha aggiunto 3.8 assist. Quest’anno ha ridotto il numero di tiri dall’area (9) e tirato con percentuali molto simili (49% da due e 38% da tre), ma ha aumentato gli assist (4.5, quinto miglior assistman del girone). In generale ha migliorato le letture del gioco, come dimostrano i dati delle palle perse (scese da 3.4 a 2.5) e delle stoppate subite (da 0.8 a 0.3).
Il prossimo anno ci aspetteremo un giocatore ancora più efficace nel creare vantaggi, magari a costo di diminuire ancora il numero di tiri presi. Avrà di più la palla in mano, ma sarà aiutato in regia anche da Uglietti e dall’ala piccola che Biella sta ancora cercando (non a caso uno dei requisiti è il trattamento di palla e il gioco in pick and roll). In generale, vedremo molto di più il Ferguson degli ultimi minuti, quando era Venuto a fare la guardia e lui aveva il controllo del gioco. 
Ma soprattutto ci aspettiamo un Ferguson determinato a ricordare a tutti con chi hanno a che fare. E magari a guadagnarsi una chiamata dalla Serie A, che dopo l’esperienza a Cremona del 2014/15 potrebbe riscoprirlo come playmaker.
Matteo Lusiani

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