Difesa dura, poi si esulta (FOTOGALLERY)

Difesa dura, poi si esulta (FOTOGALLERY)
Sport 17 Ottobre 2016 ore 14:49

L’Angelico dimentica la carta d’identità nel cassetto e si prende la vittoria contro Agrigento con un’autorevolezza degna di squadre ben più esperte. E per autorevolezza si intende difesa. E che difesa. Biella ha sparso sabbia tra gli ingranaggi della Moncada, le ha tolto le “sue” giocate e i “suoi” canestri costringendola a giocare sempre fuori ritmo.
I 65 punti finali di Agrigento forse non destano impressione (non è che nelle partite prima ne abbia segnato 100 di media), ma a colpire sono le giocate con cui sono arrivati: «Non ricordo un canestro di Evangelisti in uscita dai blocchi - ha dichiarato coach Michele Carrea in sala stampa -. E credo che Evangelisti non ricordi un’altra partita della sua carriera senza nemmeno un canestro in uscita dai blocchi». È la foto più nitida della partita. Perché Evangelisti ha fatto sì 11 punti, ma non con le sue giocate. E per questo non ha trovato il giusto ritmo e ha finito per spegnersi da solo (e restare in panchina nel finale).

Ecco, sono queste piccole cose che danno la misura della prestazione difensiva biellese. Come la scelta di tenere Piazza, faro del gioco di Agrigento, fuori per 15’ in una partita dove la sua esperienza nel gestire i possessi serviva come il pane. Coach Franco Ciani ha allungato a nove le rotazioni, un po’ perché è nei suoi progetti, un po’ perché nessuno dei suoi giocatori è rimasto in ritmo a lungo.
Dall’altra parte, Biella ha sofferto forse solo il fatto di lasciare in campo per quasi tutti i 40’ i suoi americani. Troppo, anche perché l’Angelico di ieri avrebbe probabilmente retto l’urto anche con Udom e Tessitori in area pitturata e con qualche minuto in più di Massone in regia.
Come la tenuta mentale nei minuti finali, di nuovo buttati via come contro Casale. C’è ancora da lavorare, è ovvio, ma c’è anche del buono.
La prima cosa che balza all’occhio scorrendo le statistiche è che Biella distribuisce bene i punti. Ieri si sono alternati in regia Venuto (per 28’), Ferguson (per una decina) e Massone ma la sostanza non è cambiata: tutti tirano, tutti partecipano all’attacco.
Se una pecca c’è, è di non riuscire a mettere in ritmo gli americani, che continuano a viaggiare a percentuali basse. Migliorare l’intesa tra Ferguson e Tessitori (che finora gli sta chiudendo un po’ troppo le linee di penetrazione) potrebbe consentire un bel salto di qualità.
Matteo Lusiani

Guarda la fotogallery https://primabiella.it/it/photogallery/sport/1710-angelico-moncada-web/1710-angelico-moncada-web-673/1-50

Leggi di più sull'Eco di Biella di lunedì 17 ottobre 2016

L’Angelico dimentica la carta d’identità nel cassetto e si prende la vittoria contro Agrigento con un’autorevolezza degna di squadre ben più esperte. E per autorevolezza si intende difesa. E che difesa. Biella ha sparso sabbia tra gli ingranaggi della Moncada, le ha tolto le “sue” giocate e i “suoi” canestri costringendola a giocare sempre fuori ritmo.
I 65 punti finali di Agrigento forse non destano impressione (non è che nelle partite prima ne abbia segnato 100 di media), ma a colpire sono le giocate con cui sono arrivati: «Non ricordo un canestro di Evangelisti in uscita dai blocchi - ha dichiarato coach Michele Carrea in sala stampa -. E credo che Evangelisti non ricordi un’altra partita della sua carriera senza nemmeno un canestro in uscita dai blocchi». È la foto più nitida della partita. Perché Evangelisti ha fatto sì 11 punti, ma non con le sue giocate. E per questo non ha trovato il giusto ritmo e ha finito per spegnersi da solo (e restare in panchina nel finale).

Ecco, sono queste piccole cose che danno la misura della prestazione difensiva biellese. Come la scelta di tenere Piazza, faro del gioco di Agrigento, fuori per 15’ in una partita dove la sua esperienza nel gestire i possessi serviva come il pane. Coach Franco Ciani ha allungato a nove le rotazioni, un po’ perché è nei suoi progetti, un po’ perché nessuno dei suoi giocatori è rimasto in ritmo a lungo.
Dall’altra parte, Biella ha sofferto forse solo il fatto di lasciare in campo per quasi tutti i 40’ i suoi americani. Troppo, anche perché l’Angelico di ieri avrebbe probabilmente retto l’urto anche con Udom e Tessitori in area pitturata e con qualche minuto in più di Massone in regia.
Come la tenuta mentale nei minuti finali, di nuovo buttati via come contro Casale. C’è ancora da lavorare, è ovvio, ma c’è anche del buono.
La prima cosa che balza all’occhio scorrendo le statistiche è che Biella distribuisce bene i punti. Ieri si sono alternati in regia Venuto (per 28’), Ferguson (per una decina) e Massone ma la sostanza non è cambiata: tutti tirano, tutti partecipano all’attacco.
Se una pecca c’è, è di non riuscire a mettere in ritmo gli americani, che continuano a viaggiare a percentuali basse. Migliorare l’intesa tra Ferguson e Tessitori (che finora gli sta chiudendo un po’ troppo le linee di penetrazione) potrebbe consentire un bel salto di qualità.
Matteo Lusiani

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