Coach Corbani: «Se vinciamo con Trapani, chiedo scusa a Crespi»

Coach Corbani: «Se vinciamo con Trapani, chiedo scusa a Crespi»
Sport 28 Marzo 2014 ore 11:26

Sono i coach dei record, Fabio Corbani e Marco Crespi. I coach delle sette vittorie consecutive, i coach dei successi (la Coppa Italia Lnp il primo, il campionato di A2 il secondo). Due allenatori che si sono incrociati tante volte in carriera, e che ora sono legati anche alla storia di Pallacanestro Biella.

Coach Corbani, il destino l’ha messa ancora una volta al fianco di Crespi, questa volta nel libro dei record. Che effetto le fa?
«È divertente. Pensate che a inizio stagione volevo presentarmi dicendo “Mi manda Crespi”, poi ho lasciato perdere perché il paragone con la sua Fila mi sembrava irriverente. Noi eravamo pur sempre una squadra accreditata tra il 13° e il 14° posto».

E invece domenica vincendo contro Trapani ha la possibilità di battere il suo record di sette successi consecutivi. Per caso vi siete parlati?
«Ci sentiamo spesso per telefono, ma non abbiamo mai parlato del record. Dovessi batterlo, gli chiederei scusa in conferenza stampa».

La prima volta che vi siete incrociati?
«Al corso da allenatori: lui ha tenuto la prima lezione a cui ho partecipato. Il nostro rapporto è nato però sul campo, quando allenavo la squadra Cadetti di Tumminelli e gli ho fatto il brutto scherzo di battere la sua Olimpia Milano. Lui a fine partita mi ha fatto i complimenti, mi ha detto che conosceva bene il gruppo che allenavo e che non l’aveva mai visto giocare così bene. Tre mesi dopo mi ha chiamato a Milano ad allenare con lui».

Anche la sua prima esperienza da capo allenatore a Novara è legata in qualche modo a Crespi, giusto?
«Sì perché l’ allenatore designato a inizio anno era lui, ma all’ultimo ha accettato un’offerta da Bologna per fare il vice di Scariolo e dopo pochi mesi sono subentrato io come head coach».

Lei ha affrontato Biella tante volte, tra settore giovanile e prima squadra, giocando da avversario sia alla Rivetti, che al PalaBiella e al Forum. Cosa l’ha stupita di più ora che ci è dentro?
«I tifosi. Mi ero accorto anche da avversario che qui c’era un pubblico fantastico, ma non pensavo così tanto.  Prima dell’esordio in campionato mi è arrivato un sms dalla curva con scritto che quando sarei andato via, magari tra dieci anni, questi tifosi mi sarebbero mancati. L’ho fatto leggere a mia moglie e ho detto: insomma,  ho visto  curve anche più importanti. Invece avevano ragione. Il pubblico di Biella sa trasmettere ai ragazzi un entusiasmo unico. E poi le trasferte: d’accordo che Torino e Casale sono a un’ora di macchina, ma  500 persone sono tante. E  anche a Rimini, dove non eravamo favoriti, erano tantissimi».  

 Lo ha detto lei: questa squadra era accreditata  al 13° o 14° posto. Cos’è successo?
«La più grande caratteristica di questo gruppo è la velocità di apprendimento. Me ne sono accorto fin dalle prime amichevoli, la squadra applicava subito quello che preparavamo in allenamento. Così abbiamo potuto introdurre presto nuovi schemi ed essere sempre imprevedibili».

Quando il gm Gabriele Fioretti le ha chiesto di allenare Biella, chi è il primo giocatore che ha chiesto?
«Conoscevo bene i giovani in roster e sapevo che le sorti della squadra sarebbero passate per le loro prestazioni. Volevo un giocatore con grandi qualità morali in grado di fare da guida. E quando Renzi è andato via il primo nome che ho fatto è stato quello di Infante».

Credevamo che il primo nome fosse stato Voskuil...
«Be’, quello è stato il secondo. Quando ero in Estonia per gli Europei Under 20, Fioretti mi inviava alcuni filmati di guardie. Devo ammettere che non ne ho guardato uno. Volevo solo Voskuil, e siccome non ci potevamo arrivare coi soldi ho preferito aspettare, perché se non avesse trovato un’altra squadra sapevo che sarebbe venuto qui per rilanciarsi».

Perché proprio lui?
«Perché conoscevo la sua capacità di esaltare il pubblico con le sue triple impossibili ed ero sicuro fosse l’uomo giusto per riaccendere la passione della città, dopo un anno difficile».
 
Quindi a Fioretti ha chiesto Infante e Voskuil, e poi?
«Poi ho voluto dare un ruolo chiave a Raspino, un giocatore che mi è sempre piaciuto e che secondo me non aveva mai espresso il suo reale potenziale. Non volevo nessun altro in quel ruolo, l’ala piccola  doveva essere lui».
Hollis invece è stata un’intuizione di Fioretti.
«Sì, perché io avevo chiesto un giocatore più rude, anche caratterialmente. Ma Gabriele è stato bravo a insistere su Hollis. Ho visto subito che aveva un potenziale enorme, ma anche un atteggiamento troppo morbido, con molte pause. E così è stato anche ad inizio campionato. La vera svolta è arrivata dopo Napoli: gli ho fatto giocare solo 16’, poi gli ho parlato faccia a faccia. Gli ho detto che se avesse continuato così sarebbe rimasto a giocare nelle leghe minori per tutta la carriera e, tornato a casa, avrebbe dovuto reinventarsi una vita. Ma che cambiando atteggiamento poteva arrivare  in alto».

E infatti da lì in poi sono arrivate le sette vittorie e la Coppa Italia. A proposito, qual è il ricordo più vivido di Rimini?
«La  voglia di vincere. Ero sicuro che ce l’avremmo fatta dal momento in cui ci siamo qualificati perché ho sempre vinto un trofeo al primo anno in una nuova squadra. Avevo subito pronosticato a Fioretti: la semifinale la sbanchiamo, poi in finale può succedere di tutto. E infatti il suo primo sms dopo la vittoria è stato “Me l’avevi detto”».

Ma non è stata facile. Cosa ha pensato al quarto fallo di Voskuil?
«Eh, che si metteva male. Lì per lì il primo obiettivo era arrivare all’intervallo con meno di dieci punti di scarto. E ci siamo riusciti senza Voskuil e con Hollis in panchina perché non stava facendo bene. Poi negli spogliatoi ho guardato Voskuil negli occhi e gli ho detto: stai giocando male, hai fatto il terzo fallo e non contento ti sei beccato anche il quarto, ma ora torni in campo e vinci la partita. Ho subito visto nei suoi occhi la determinazione giusta».

Certo, quell’ultimo canestro di Spanghero ha rischiato di rovinare la festa...
«Non volevo fare fallo subito, mancavano troppi secondi. Spanghero è stato bravo ad andare via e poi ha trovato un canestro di tabella  che entra una volta su cento. Bravo lui, ma è stato anche fortunato perché nessuno tira da tre per segnare di tabella.  Quando sono tornati in panchina, ai ragazzi ho detto: qualunque squadra perderebbe questo overtime dopo un canestro così, ma noi faremo quelli che vincono».
 
E in ogni caso, gran partita.
«È vero, a pochi minuti dalla fine, con il risultato in bilico, continuavo a pensare che questa era davvero una gran finale, uno spot straordinario per il basket».
Matteo Lusiani
Twitter @MatteoLusiani