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C'è Angelico-Casale, il derby speciale del gm Fioretti

C'è Angelico-Casale, il derby speciale del gm Fioretti
Sport 15 Novembre 2013 ore 11:03

Gabriele Fioretti è un uomo che ha moltiplicato i propri talenti, come nella parabola di di San Matteo.
Ai vecchi tempi di quello che oggi è il neo PalaBonprix, lui team manager di Casale (dal 2002 al 2007), veniva a gustarsi le partite di Biella.

Poi nel 2007 il destino, e soprattutto Daniele Baiesi  (l’ex general manager rossoblu, ndr) che l’ha voluto come team manager dell’Angelico, gli hanno fatto nuovamente incontrare i colori rossoblu. E la sua vita  è cambiata totalmente.
E’ stato un  amore durato 6 anni, fino al coronamento finale, quello di giugno di questo anno, dove ha conquistato lo “scettro” di general manager, subentrando ad una eredità pesante e vincente, quella di Marco Atripaldi.
Un altro amore, quello puro e con la “A” maiuscola l’ha trovato nel frattempo a Biella come lui stesso afferma: «Avere incontrato Paola mi ha cambiato la vita. Ed avere avuto un figlio con lei ha mutato tutte le prospettive».

Fra pochi giorni è tempo di derby, quello con Casale, con lei nel ruolo di gm. Come sta vivendo questi giorni?
«Sarà un’emozione molto forte, perché saluterò tanti amici, visto che è la società nella quale ho giocato, sono cresciuto ed ho lavorato per vari anni. Ovviamente poi quando scatterà il momento della palla a due, noi proveremo a vincere la partita».

Tornando al suo predecessore, che cosa può dire di Atripaldi?
«Marco è uno dei migliori dirigenti sportivi italiani ed una retrocessione non inficia una carriera. Io da lui ho imparato tanto».

Chi le ha trasmesso l’amore per la pallacanestro? E quali ricordi le sono rimasti maggiormente impressi sia a Casale che a Biella?
«Sicuramente mio padre Valter che giocava a Casale ai tempi di Sarselli. Della mia città ricordo molto bene le emozioni l’anno 2004-2005, quello della promozione in A2. Da spettatore al vecchio PalaPajetta mi sono rimaste impresse l’azione di Thabo Sefolosha che rubava un’importante palla alla Fortitudo, con i tifosi che si incendiavano di entusiasmo, ed il canestro di Gaines. E da team manager la partita contro Cantù, con Mazzarino che era arrivato a 51 di valutazione».

Questo anno l’entusiasmo è ai massimi livelli . Che cosa ha trasmesso di sé al gruppo in questa nuova avventura?
«Nell’ambiente c’è sempre stata passione, anche se l’anno scorso è stato un periodo disgraziato. Io sicuramente ho portato serenità, impegno, grande voglia ed energia. Ed a volte in questa stagione mi è sembrato di rivivere i tempi dei playoff con la Fortitudo».

Quali azioni ha posto in essere appena si è insediato come gm?
«Il primo lavoro è stato quello di scegliere un allenatore e con Fabio Corbani c’è stato subito un colpo di fulmine sportivo.  E poi il suo curriculum era quello giusto per dare una occasione ai  giovani e valorizzarli allo stesso tempo.  Lui trasmette molta energia ai ragazzi ed ha fiducia in loro. Dopo che Renzi non ha accettato la nostra proposta abbiamo puntato su Infante e Voskuil due giocatori che il coach conosce bene ed abbiamo proseguito con la costruzione della squadra».

A proposito di Voskuil, il biondo indemoniato con le sue strepitose giocate da tre, dopo che il coach, per tutelarlo, l’ha tenuto in panchina alcuni minuti contro Brescia, quale è la sua opinione in merito?
«E’ un atleta che per il suo tipo di gioco è destinato a subire contatti da parte degli avversari. La valutazione su quanto strettamente venga marcato non è però compito mio».
Ad onore del vero e per diritto di cronaca, sconvolge leggere nelle statistiche che Voskuil ha tirato solamente 10 liberi nelle prime sette partite, ma nessuno negli ultimi due match!

Le  grandi responsabilità, sia famigliari che lavorative, sembrano aver smussato anche il carattere un po’ spigoloso nei frangenti del match: «Una volta ero più ansioso, ma avendo avuto un figlio e con un nucleo tutto mio, anche il dramma di una sconfitta l’ho ricondotto su binari diversi. Sono rimasto comunque pignolo ed al limite della pedanteria».

Gioia. E l’emozione più grande l’ha vissuta quando è nato suo figlio Giovanni il 17 gennaio 2013:  «Mi ricordo tutti quei momenti come una commozione fortissima, dalle 2 del mattino fino alle 7.30. Peraltro in quella mattina, dai parcheggi dell’Ospedale di Novara mi hanno pure rimosso la macchina. Ammetto che Paola  (la sua compagna, ndr) è molto brava, è una donna vera e con le palle e per chi ha un figlio il peso maggiore lo sostiene sempre la madre».

Dopo la partita con Veroli si era fatto crescere la barba ed a Brescia l’ha tagliata a causa della sconfitta. Ed ora che cosa farà dopo il match contro Casale? «Stiamo a vedere cosa succederà domenica…».
Marta Coda  Luchina

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