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Biella Rugby: «Non siamo pro, ma si può fare di più»

Biella Rugby: «Non siamo pro, ma si può fare di più»
Sport 01 Aprile 2016 ore 14:24

BIELLA - I deludenti risultati ottenuti dagli Orsi in questa stagione e le zero vittorie degli azzurri al Sei nazioni, accompagnati da una crescita del movimento soprattutto a livello territoriale. Il punto della situazione sul mondo della palla ovale nelle parole di Vittorio Musso, presidente del Biella Rugby Club.

Presidente Musso, nel post-partita contro Parabiago ha affermato che «bisogna capire quale tipo di rugby vogliamo giocare: quello della serie B o quello livello birra e salsicce»: una reazione dei ragazzi può esserci nel finale di stagione, ma quanto ci si può aspettare se a mancare è il fiato?

«Con Parabiago i ragazzi il cuore ce l’hanno messo, sono arrivati stremati a fine partita. Nel primo tempo la partita aveva preso una buona piega per noi, ma nei secondi 40’ abbiamo avuto un crollo fisico. Questo perché mancava il fiato e quindi allenamento. La società non può imporre la scelta dicendo “o vi allenate o non giocate”, perché è una società in cui il risultato è sempre stato in secondo piano e in cui molti ragazzi non sono pagati: possiamo chiedere soltanto la stessa passione di quelli che hanno costruito questo impianto. Dopo dodici anni di crescita ci sta un periodo no, ma bisogna capire dove si vuole arrivare. Credo che l’aspettarsi qualcosa sia un errore, il rugby è uno sport dove se vuoi giocare a un certo livello devi allenarti divertendoti. Non possiamo aspettarci chissà che cosa se il rugby non viene condiviso in questo modo. La società ha messo in condizione il club di poter essere a livello delle grandi società che disputano anche i campionati di serie A, il resto deve venire in modo naturale dai ragazzi».

Anche Marco Porrino, coach degli avanti, ha affermato che «fisicamente non siamo competitivi». Ad agosto però la preparazione fisica era stata molto più “pesante” degli anni scorsi. Quale meccanismo si è inceppato durante la stagione?

«Credo che il fatto di star bene fisicamente sia per alcuni un po’ un’illusione. Lo si può pensare quando si gioca con un certo tipo di squadre ma quando si incontrano team come Parabiago e Sondrio ci si rende conto che non è così, ci si confronta con gente che ha un livello di preparazione completamente diverso. Faccio un esempio, il pilone di Parabiago è un ragazzo di 39 anni con 4 figli che si allena  cinque volte la settimana: ha corso per tutti gli 80’ e fatto impazzire i nostri. Noi possiamo fare dei programmi di preparazione atletica, ma questi devono essere mantenuti».

 

Quali provvedimenti prenderete? Dopo tanti anni, la gestione di coach McClean è a rischio?

«La nostra è una società che non cambia allenatori ma, se necessario, chiede agli allenatori di cambiare atteggiamento. Abbiamo chiesto a Call di fare un passo diverso rispetto a prima: modificare il modo di allenare tipico dei neozelandesi, che possono contare su un alto numero di giocatori in squadra e quindi tanta concorrenza, portando lui i ragazzi al campo singolarmente, per migliorare la tecnica individuale con un lavoro più specifico e diretto alla persona. Per la prossima stagione quindi il coach, aiutato da Marco Porrino, Nicholas Forestier e Charles Van Staden, cureranno la tecnica individuale partendo già dai più piccoli, indipendentemente dalle caratteristiche fisiche, di modo che tutti crescano sapendo calciare la palla, giocare in mischia e via dicendo».

Intanto domenica 3 aprile, alla Cittadella del rugby di via Salvo d’Acquisto, si terrà l’undicesima edizione del Torneo dell’orso (4° Memorial Ceta Scaramuzzi). Arriveranno a Biella 750 atleti, 15 società (provenienti dal Piemonte, dalla Val d’Aosta, dalla Liguria e dalla Francia) per un totale di 55 squadre presenti. Le categorie saranno quattro: Under 6, Under 8, Under 10 (in foto Biella) e Under 12. Novità assoluta di quest’anno, oltre alla crescita del numero di società partecipanti, sarà la partecipazione di una squadra francese, la Sanary Ovaile. 

«Stiamo lavorando per dare tono internazionale a questo torneo, - spiega Vittorio Musso, presidente del Biella rugby - l’obbiettivo è contattare sempre più squadre provenienti dalle nazioni del Sei nazioni. Ci saranno più di 70 volontari per far sì che le cose vadano nel miglior modo possibile. L’augurio è che tutto funzioni al meglio e le squadre venute quest’anno possano tornare anche il prossimo».  

Le gare cominceranno alle ore 9.00, dalle 12 sarà servito il pranzo (offerto dal Biella rugby) per tutti gli atleti. Alle 14 cominceranno le fasi finali a cui seguiranno le premiazioni, previste per le 16.45.

Luca Rondi 

Leggi di più sull’Eco di Biella di giovedì 31 marzo 2016 

BIELLA - I deludenti risultati ottenuti dagli Orsi in questa stagione e le zero vittorie degli azzurri al Sei nazioni, accompagnati da una crescita del movimento soprattutto a livello territoriale. Il punto della situazione sul mondo della palla ovale nelle parole di Vittorio Musso, presidente del Biella Rugby Club.

Presidente Musso, nel post-partita contro Parabiago ha affermato che «bisogna capire quale tipo di rugby vogliamo giocare: quello della serie B o quello livello birra e salsicce»: una reazione dei ragazzi può esserci nel finale di stagione, ma quanto ci si può aspettare se a mancare è il fiato?

«Con Parabiago i ragazzi il cuore ce l’hanno messo, sono arrivati stremati a fine partita. Nel primo tempo la partita aveva preso una buona piega per noi, ma nei secondi 40’ abbiamo avuto un crollo fisico. Questo perché mancava il fiato e quindi allenamento. La società non può imporre la scelta dicendo “o vi allenate o non giocate”, perché è una società in cui il risultato è sempre stato in secondo piano e in cui molti ragazzi non sono pagati: possiamo chiedere soltanto la stessa passione di quelli che hanno costruito questo impianto. Dopo dodici anni di crescita ci sta un periodo no, ma bisogna capire dove si vuole arrivare. Credo che l’aspettarsi qualcosa sia un errore, il rugby è uno sport dove se vuoi giocare a un certo livello devi allenarti divertendoti. Non possiamo aspettarci chissà che cosa se il rugby non viene condiviso in questo modo. La società ha messo in condizione il club di poter essere a livello delle grandi società che disputano anche i campionati di serie A, il resto deve venire in modo naturale dai ragazzi».

Anche Marco Porrino, coach degli avanti, ha affermato che «fisicamente non siamo competitivi». Ad agosto però la preparazione fisica era stata molto più “pesante” degli anni scorsi. Quale meccanismo si è inceppato durante la stagione?

«Credo che il fatto di star bene fisicamente sia per alcuni un po’ un’illusione. Lo si può pensare quando si gioca con un certo tipo di squadre ma quando si incontrano team come Parabiago e Sondrio ci si rende conto che non è così, ci si confronta con gente che ha un livello di preparazione completamente diverso. Faccio un esempio, il pilone di Parabiago è un ragazzo di 39 anni con 4 figli che si allena  cinque volte la settimana: ha corso per tutti gli 80’ e fatto impazzire i nostri. Noi possiamo fare dei programmi di preparazione atletica, ma questi devono essere mantenuti».

Quali provvedimenti prenderete? Dopo tanti anni, la gestione di coach McClean è a rischio?

«La nostra è una società che non cambia allenatori ma, se necessario, chiede agli allenatori di cambiare atteggiamento. Abbiamo chiesto a Call di fare un passo diverso rispetto a prima: modificare il modo di allenare tipico dei neozelandesi, che possono contare su un alto numero di giocatori in squadra e quindi tanta concorrenza, portando lui i ragazzi al campo singolarmente, per migliorare la tecnica individuale con un lavoro più specifico e diretto alla persona. Per la prossima stagione quindi il coach, aiutato da Marco Porrino, Nicholas Forestier e Charles Van Staden, cureranno la tecnica individuale partendo già dai più piccoli, indipendentemente dalle caratteristiche fisiche, di modo che tutti crescano sapendo calciare la palla, giocare in mischia e via dicendo».

Intanto domenica 3 aprile, alla Cittadella del rugby di via Salvo d’Acquisto, si terrà l’undicesima edizione del Torneo dell’orso (4° Memorial Ceta Scaramuzzi). Arriveranno a Biella 750 atleti, 15 società (provenienti dal Piemonte, dalla Val d’Aosta, dalla Liguria e dalla Francia) per un totale di 55 squadre presenti. Le categorie saranno quattro: Under 6, Under 8, Under 10 (in foto Biella) e Under 12. Novità assoluta di quest’anno, oltre alla crescita del numero di società partecipanti, sarà la partecipazione di una squadra francese, la Sanary Ovaile. 

«Stiamo lavorando per dare tono internazionale a questo torneo, - spiega Vittorio Musso, presidente del Biella rugby - l’obbiettivo è contattare sempre più squadre provenienti dalle nazioni del Sei nazioni. Ci saranno più di 70 volontari per far sì che le cose vadano nel miglior modo possibile. L’augurio è che tutto funzioni al meglio e le squadre venute quest’anno possano tornare anche il prossimo».  

Le gare cominceranno alle ore 9.00, dalle 12 sarà servito il pranzo (offerto dal Biella rugby) per tutti gli atleti. Alle 14 cominceranno le fasi finali a cui seguiranno le premiazioni, previste per le 16.45.

Luca Rondi 

Leggi di più sull’Eco di Biella di giovedì 31 marzo 2016