Betty Perrone: "Biella? E' meglio di Firenze"

Betty Perrone: "Biella? E' meglio di Firenze"
Sport 01 Aprile 2012 ore 13:16

C’è Betty Perrone e la sua passione per gli animali, tra gli ideatori ed organizzatori del 1° Trail Nata Libera, manifestazione regionale agonistica di corsa in montagna corsa sulla Serra con partenza dalla pro loco di Sala ed il cui ricavato verrà devoluto all’associazione animalista di Chiaverano “Nata libera”.
«Quando posso vado a dare una mano, amo gli animali e mi piace prendermi cura di loro e al rifugio ne arrivano sempre di nuovi da aiutare – spiega la campionessa di Camburzano classe 1968, argento olimpico nella marcia ad Atlanta ‘96 e mondiale a Goteborg ‘95-. Per aiutare a raccogliere fondi per l’associazione abbiamo pensato di organizzare un trail, al che ho chiesto una mano ad Alberto Cappio, anche perché è la mia prima esperienza come organizzatrice e trovarsi dall’altra parte confesso, non è semplice. Abbiamo avuto dei riscontri positivi dalle realtà biellesi e questo ci fa piacere, con la speranza che diventi un appuntamento fisso del calendario. Vedremo come reagiranno gli atleti, speriamo si iscrivano in tanti, posso dire che ho visto il percorso ed è bellissimo, ci sono dei passaggi in alcuni punti veramente magnifici e alla fine grande festa con polenta concia e musica».

C’è Betty Perrone e la sua passione per gli animali, tra gli ideatori ed organizzatori del 1° Trail Nata Libera, manifestazione regionale agonistica di corsa in montagna corsa sulla Serra con partenza dalla pro loco di Sala ed il cui ricavato verrà devoluto all’associazione animalista di Chiaverano “Nata libera”.
«Quando posso vado a dare una mano, amo gli animali e mi piace prendermi cura di loro e al rifugio ne arrivano sempre di nuovi da aiutare – spiega la campionessa di Camburzano classe 1968, argento olimpico nella marcia ad Atlanta ‘96 e mondiale a Goteborg ‘95-. Per aiutare a raccogliere fondi per l’associazione abbiamo pensato di organizzare un trail, al che ho chiesto una mano ad Alberto Cappio, anche perché è la mia prima esperienza come organizzatrice e trovarsi dall’altra parte confesso, non è semplice. Abbiamo avuto dei riscontri positivi dalle realtà biellesi e questo ci fa piacere, con la speranza che diventi un appuntamento fisso del calendario. Vedremo come reagiranno gli atleti, speriamo si iscrivano in tanti, posso dire che ho visto il percorso ed è bellissimo, ci sono dei passaggi in alcuni punti veramente magnifici e alla fine grande festa con polenta concia e musica».
  
Dopo tanti anni passati a marciare in giro per l’Italia e il mondo con residenza in Toscana Betty Perrone è tornata da qualche mese nel Biellese.
«Mi sono trasferita da luglio a tempo pieno, non che a Firenze si vivesse male, però devo dire che a Biella si sta proprio bene. Ora sto ristrutturando una cascina tra Muzzano e Camburzano».

Ha una figlia di 7 anni, più difficile fare la mamma o la vita da atleta?
«Fare la mamma adesso è facile ma nel periodo fino a 1 anno 1 anno e mezzo, specie se non dormono, è molto dura. Lo sport regala soddisfazioni e delusioni i figli solo belle soddisfazioni».

Segue l’atletica?
«Veramente poco, per me l'atletica è un capitolo chiuso, ho altri interessi, anche se mi piace seguire le gare importanti soprattutto di marcia a livello internazionale. Ad un certo punto cambiano le priorità e le motivazioni, quando ad esempio inizi a contare i giorni che ti mancano alla fine del raduno o altre cose di questo tipo capisci che è il momento di smettere. Non ho neanche l'interesse a rimanere nell'ambiente per fare l'allenatrice. Poi, mai dire mai, magari trovi un ragazzino che ha talento, che ti colpisce, allora decidi di seguirlo, ma in questo momento no!».
 

Ufficialmente è ancora tesserata per la Forestale?
«Mi hanno tenuto nel gruppo sportivo perché non hanno preso nessuna giovane, mi chiedono ancora di partecipare alle gare dei campionati societari senza alcuna pretesa di risultati particolari».

Cosa pensa delle atlete di punta biellesi come Romagnolo e Costanza?
«Le seguo in quanto biellesi e mi fa piacere quando fanno dei buoni risultati».
Il momento più bello della carriera?
«Come soddisfazione logicamente la medaglia all'Olimpiade di Atlanta, ma a livello personale come sensazione di prestazione, quando ho fatto il record italiano della 5 km, quel giorno volavo».

Immagino la più grande delusione resta la squalifica alle Olimpiadi di Sidney mentre era in testa a pochi km dal traguardo?
«Soprattutto riguardandola a fine carriera. Al momento guardi avanti e pensi sempre che ci saranno altre possibilità, inoltre non l’ho vissuta così male perché ho avuto la fortuna di avere un gruppo di persone vicino, pensi anche possa essere un’occasione per cercare di migliorare la tecnica. Ma le “scatole” ti girano eccome… Comunque fa parte del gioco».
 
Cosa direbbe ad un giovane per convincerlo a fare atletica?
«L’atletica è uno sport individuale che ti dà di più rispetto ad uno di squadra, perché quel che ottieni è tuo. Ma gli stimoli deve averli dentro, non devi farlo perché pensi ai soldi o a quant'altro, ma solo per quello che ti può regalare a livello personale.
Per me allenarmi non è mai stato un sacrificio e nel momento che lo è diventato ho smesso». 
Roberto Lanza