«Battere Tortona per giocare playoff più competitivi»

«Battere Tortona per giocare playoff più competitivi»
24 Febbraio 2017 ore 08:34

BIELLA – Messi al cospetto della macchina della verità a settembre, nemmeno i giocatori dell’Angelico, che non da oggi sono i primi a crederci, avrebbero confermato di ritenere possibile che a fine febbraio avrebbero giocato un derby al Forum con in palio i due punti che ammazzerebbero la corsa al primato nel girone Ovest. Se l’Angelico domenica, alle 18, allungherà il suo record di imbattibilità interna la fuga per la vittoria della stagione regolare sarebbe lanciata in grande stile. Tortona arriva da sette successi consecutivi e non sarà per nulla facile, ma l’Angelico che ha vinto a Treviglio in volata ha dimostrato, una volta di più, di avere acquisito una durezza mentale nei momenti chiave impressionante. 
Peccato che si sia aggiunto l’elemento d’incertezza legato all’infortunio alla coscia del capitano De Vico che oggi si sottoporrà a nuovi esami per capire se il suo impiego domenica può essere considerato una opzione. 
Michele Carrea risponde così a chi gli chiede se l’Angelico possa permettersi di recuperare con calma il suo capitano: «La prossima partita è fondamentale: vincendo andremmo a più sei su Tortona, con il vantaggio degli scontri diretti, perdendo, non sarebbe certo una tragedia, ma scenderemmo a più due, senza gli scontri diretti a favore. Per il nostro tipo di roster e la gestione fisica delicata di Hall, che nonostante tutto arriva da un’estate molto faticosa per il recupero dall’infortunio grave,  sarebbe fondamentale avere la libertà di scegliere come arrivare ai playoff, dove noi saremmo in difficoltà fisica in serie ravvicinate se questi continueranno ad essere i minutaggi, senza avere l’assillo di dover vincere sempre per restare nelle prime quattro. Tornando a De Vico, ho detto allo staff medico che se esiste il modo di farlo giocare, ovvio senza mettere a rischio il suo fisico, occorre trovarlo. Abbiamo in testa di vincere contro Tortona e basta, non esistono gestioni, non esiste la Coppa Italia la settimana dopo. Questo sia chiaro».
Il modo in cui stanno arrivando le ultime vittorie mette in risalto una crescente durezza mentale del gruppo. Come allenatore segue un metodo particolare per “allenarla” nei giocatori?
«Si tratta di una bella caratteristica di questo gruppo in effetti. Da allenatore egocentrico potrei rispondere che sono il miglior allenatore di durezza mentale, ma da allenatore onesto, dico che è chiaro che io e lo staff ci si prova. Proviamo a trasferire ai giocatori l’idea che l’allenamento produce la partita, a trasferire l’idea che ci sono momenti in cui in allenamento si molla un po’ ed allora è proprio in quel frangente che bisogna ricorrere ad energie più nascoste, proviamo tutti insieme a evidenziare il momento in cui c’è bisogno di usare la testa, perchè è la testa che fa la durezza. Un corpo  – prosegue il tecnico – non potrà mai essere allenato a resistere ai cali, un corpo i cali li ha perchè sono fisiologici, quella che resiste è la testa. Noi, come staff, ci proviamo, ma certo non è possibile determinare in che misura questo abbia impatto sul gruppo, io so per certo che allenare uomini di valore è un elemento imprescindibile, perchè se un giocatore non vuole reagire in determinati momenti, allora non c’è maestro che tenga. Questo invece è un gruppo di persone che desidera vincere, che ha condiviso questo modello di durezza, di voler dare questa immagine di noi all’esterno, ma non solo dura  in difesa, ma dura nella gestione delle gare. In questo senso questa squadra rende il nostro lavoro più facile».
Il Ferguson del finale a Treviglio ne è il manifesto: «Si, ma la durezza che ha dimostrato Ferguson nell’ultimo minuto domenica, lui l’avrebbe anche se l’allenasse pinco pallino, non è che gliela dà Carrea… Chiudendo, voglio dire che di questa durezza dimostrata finora siamo molto orgogliosi».
Finora?
«Certo, la durezza è un elemento particolare rispetto ad altri. Una volta che si è insegnato ad un giocatore a saltare 50 centimetri lui lo saprà fare sempre. La durezza mentale, invece, è una cosa che in una settimana perdi, quindi è una cosa che dobbiamo continuare a pretendere da noi stessi con grande fatica».
Gabriele Pinna

BIELLA – Messi al cospetto della macchina della verità a settembre, nemmeno i giocatori dell’Angelico, che non da oggi sono i primi a crederci, avrebbero confermato di ritenere possibile che a fine febbraio avrebbero giocato un derby al Forum con in palio i due punti che ammazzerebbero la corsa al primato nel girone Ovest. Se l’Angelico domenica, alle 18, allungherà il suo record di imbattibilità interna la fuga per la vittoria della stagione regolare sarebbe lanciata in grande stile. Tortona arriva da sette successi consecutivi e non sarà per nulla facile, ma l’Angelico che ha vinto a Treviglio in volata ha dimostrato, una volta di più, di avere acquisito una durezza mentale nei momenti chiave impressionante. 
Peccato che si sia aggiunto l’elemento d’incertezza legato all’infortunio alla coscia del capitano De Vico che oggi si sottoporrà a nuovi esami per capire se il suo impiego domenica può essere considerato una opzione. 
Michele Carrea risponde così a chi gli chiede se l’Angelico possa permettersi di recuperare con calma il suo capitano: «La prossima partita è fondamentale: vincendo andremmo a più sei su Tortona, con il vantaggio degli scontri diretti, perdendo, non sarebbe certo una tragedia, ma scenderemmo a più due, senza gli scontri diretti a favore. Per il nostro tipo di roster e la gestione fisica delicata di Hall, che nonostante tutto arriva da un’estate molto faticosa per il recupero dall’infortunio grave,  sarebbe fondamentale avere la libertà di scegliere come arrivare ai playoff, dove noi saremmo in difficoltà fisica in serie ravvicinate se questi continueranno ad essere i minutaggi, senza avere l’assillo di dover vincere sempre per restare nelle prime quattro. Tornando a De Vico, ho detto allo staff medico che se esiste il modo di farlo giocare, ovvio senza mettere a rischio il suo fisico, occorre trovarlo. Abbiamo in testa di vincere contro Tortona e basta, non esistono gestioni, non esiste la Coppa Italia la settimana dopo. Questo sia chiaro».
Il modo in cui stanno arrivando le ultime vittorie mette in risalto una crescente durezza mentale del gruppo. Come allenatore segue un metodo particolare per “allenarla” nei giocatori?
«Si tratta di una bella caratteristica di questo gruppo in effetti. Da allenatore egocentrico potrei rispondere che sono il miglior allenatore di durezza mentale, ma da allenatore onesto, dico che è chiaro che io e lo staff ci si prova. Proviamo a trasferire ai giocatori l’idea che l’allenamento produce la partita, a trasferire l’idea che ci sono momenti in cui in allenamento si molla un po’ ed allora è proprio in quel frangente che bisogna ricorrere ad energie più nascoste, proviamo tutti insieme a evidenziare il momento in cui c’è bisogno di usare la testa, perchè è la testa che fa la durezza. Un corpo  – prosegue il tecnico – non potrà mai essere allenato a resistere ai cali, un corpo i cali li ha perchè sono fisiologici, quella che resiste è la testa. Noi, come staff, ci proviamo, ma certo non è possibile determinare in che misura questo abbia impatto sul gruppo, io so per certo che allenare uomini di valore è un elemento imprescindibile, perchè se un giocatore non vuole reagire in determinati momenti, allora non c’è maestro che tenga. Questo invece è un gruppo di persone che desidera vincere, che ha condiviso questo modello di durezza, di voler dare questa immagine di noi all’esterno, ma non solo dura  in difesa, ma dura nella gestione delle gare. In questo senso questa squadra rende il nostro lavoro più facile».
Il Ferguson del finale a Treviglio ne è il manifesto: «Si, ma la durezza che ha dimostrato Ferguson nell’ultimo minuto domenica, lui l’avrebbe anche se l’allenasse pinco pallino, non è che gliela dà Carrea… Chiudendo, voglio dire che di questa durezza dimostrata finora siamo molto orgogliosi».
Finora?
«Certo, la durezza è un elemento particolare rispetto ad altri. Una volta che si è insegnato ad un giocatore a saltare 50 centimetri lui lo saprà fare sempre. La durezza mentale, invece, è una cosa che in una settimana perdi, quindi è una cosa che dobbiamo continuare a pretendere da noi stessi con grande fatica».
Gabriele Pinna

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