L’eredità di quella Pallacanestro Biella che nei primi anni Duemila è stata frizzante protagonista del movimento cestistico italiano non è fatta solo di grandi ricordi sportivi, ma anche e soprattutto di persone che in una sorta di diaspora hanno proseguito la loro carriera nel basket. Una di queste, motivo d’orgoglio per i tifosi rossoblu, è Daniele Baiesi, oggi direttore sportivo dell’Olimpia Milano che sabato, palla a due alle 18, si contenderà il Trofeo Internazionale Città di Biella al Forum con il Paok Salonicco (biglietti da 10 a 30 euro in vendita su www.vivaticket.com). Evento di grande livello frutto anche del lungo corteggiamento che l’assessore allo Sport Giacomo Moscarola ha operato nei confronti di Baiesi: «La disponibilità del Comune è stata decisiva nel momento in cui si sono creati gli incastri giusti» conferma Baiesi. Già oltre 1200 i biglietti venduti.
Curriculum
Giunto in città dalla sua Bologna nel 2003 con i gradi da giornalista sportivo emergente, cooptato nello staff rossoblu dall’allora gm Marco Atripaldi «al quale sarò sempre grato» dice Baiesi, iniziò il suo apprendistato chiusosi nel 2009 con i gradi da general manager. In seguito, una preziosa esperienza negli Stati Uniti nell’orbita Nba «nella patria del gioco» poi implementata con un gratificante periodo di successi in Germania nei Club di Bamberg «altra città ideale dove fare basket, una persona su dieci va al palasport, ovunque tu vada ti riconoscono, c’è grande passione» e Bayern Monaco «orgoglioso soprattutto della nostra stagione nell’anno del Covid, ne parleranno a lungo». Dalla scorsa stagione è a Milano, nel ruolo top in Italia per un costruttore di roster, all’apice di un percorso formativo di livello assoluto, partito da Biella, appunto: «Le poche volte che racconto di me a chi me lo chiede – racconta Baiesi, prossimo ai 51 anni il 17 settembre -, benedico sempre i miei sei anni a Biella, anzi forse mi avrebbe fatto bene farne qualcuno in più. Per me è come aver frequentato le scuole elementari, dove ho imparato i rudimenti che poi mi sono serviti per affrontare molto di ciò che è avvenuto dopo durante la mia carriera. Sono passati più di vent’anni, ma quel gruppo di lavoro, poi smantellato in modo anche becero, è rimasto unito nel tempo, ci sentiamo ancora oggi, come se avessimo staccato dall’ufficio due ore prima, anche se non ci vediamo quasi mai».
Nel dettaglio, in merito ai rudimenti, può fare un esempio?
«Mi riferisco al senso di responsabilità che deriva dal rischio dell’insuccesso al termine di una stagione sportiva, che può anche portare ad una retrocessione o a un possibile dissesto economico. In questo senso ho imparato subito che il rapporto fiduciario tra le persone che compongono la struttura societaria è alla base delle stagioni positive. Condividere un progetto, guardando in prospettiva senza lasciarsi condizionare dal risultato negativo lungo il percorso, è fondamentale per lavorare con profitto. C’è anche il peso di gestire denari altrui, dunque la fiducia nel percorso è basilare, senza farsi influenzare dai risultati. La stagione 2004/2005, quella della salvezza all’ultima giornata di campionato a Bologna, arrivata per differenza canestri, mi ha insegnato molto sotto questo aspetto».
Intervista completa su Eco di Biella del 10 settembre (anche in digitale).