Atto di forza: Angelico inarrestabile

Atto di forza: Angelico inarrestabile
Sport 30 Gennaio 2017 ore 15:50

Il buonsenso imporrebbe di stare con i piedi per terra, ma non sempre il buonsenso va ascoltato. A coach Carrea il difficile (e giusto) compito di predicare umiltà, perché oggi corre l’obbligo di esaltare la squadra che ha conquistato Agrigento e Roma in otto giorni. L’86-90 con cui ha espugnato ieri il PalaTiziano è la dimostrazione della clamorosa maturità raggiunta dall’Angelico, capace di battere una Virtus che aveva fatto tutto ciò che è umanamente possibile per metterla in difficoltà. Eppure ha dovuto inchinarsi. Di fronte alla grinta da gladiatori con cui i giocatori biellesi sono rientrati dall’intervallo. E di fronte al talento smisurato di Mike Hall. Non c’è nulla da scrivere su di lui, l’unico commento possibile è un applauso. Ad esempio quando prende un fade away impossibile e segna il 70-75 biellese, oppure quando mette la tripla che decide l’incontro, senza ritmo, praticamente dalla linea del fallo laterale. Poche storie: è il miglior giocatore della A2 e alzi la mano chi  pensa il contrario.

L’avvio. Roma può recriminare per l’assenza di Benetti e Maresca (6” nel finale per lui) e per l’infortunio di Chessa a 8’ dalla fine, ma non per la partita che ha giocato. Nel primo tempo ha battuto Biella a rimbalzo e le ha tolto la sua arma migliore, la fisicità, che nei primi 20’ non è mai riuscita a far valere. John Brown chiude il primo tempo con 11 punti e 10 rimbalzi, di cui 8 offensivi, e costringe Tessitori e Udom a spendere 3 falli a testa per provare a contenerlo. Anche il dato complessivo dei rimbalzi, a metà partita, sorride alla Virtus: 29-23. 
Quando rientra dagli spogliatoi nel secondo tempo, Biella sa come vincere la partita. L’autorevolezza con cui prende il largo è da squadra vera, perché a limitare Brown non è stato un giocatore solo: tutti sono andati a rimbalzo con più cattiveria, gli esterni hanno aumentato il numero di palloni strappati e l’inerzia è cambiata. Alla fine l’Angelico vince su tutti i fronti: 49 rimbalzi a 44.
Ma è soprattutto il numero di possessi il segreto di questa vittoria: tanti, ma non tantissimi. Solo una grande squadra può andare a casa di Fabio Corbani e controllare il ritmo.

Le dichiarazioni. «Grande merito va all’approccio alla partita – spiega coach Michele Carrea in sala stampa -, sia dal punto di vista fisico che emotivo. Nei primi due quarti abbiamo subito troppo a rimbalzo d’attacco, poi siamo stati bravi a correggere in corsa e ad essere più attenti ai tagliafuori di Brown, non solo con i giocatori che lo marcavano ma anche con tutta la squadra. Nel terzo periodo abbiamo giocato un’ottima pallacanestro. Nel quarto abbiamo concesso a Roma il break per rientrare e a quel punto abbiamo attinto dal talento di Mike».

L’azione simbolo. Fra i tanti canestri e le tante azioni spettacolari di questa gara, è una palla persa a rivelare che Biella sta facendo qualcosa che va oltre ogni logica. Ieri era la partita di Pollone: aveva già segnato il +1 dopo il massimo vantaggio della Virtus e nel terzo quarto aveva appena messo il +4 (50-54). Carrea decide di mettere la squadra nelle sue mani e fargli portare palla. Nel momento decisivo, quello in cui l’inerzia è dalla parte dell’Angelico e bisogna capitalizzare il più possibile. Prima azione ok, nella seconda perde palla e regala a Landi la schiacciata del 55-54. Jazz scala a fare il play, Biella assorbe il break e ricomincia a macinare punti. Lo stesso Pollone non si lascia abbattere e tre minuti dopo mette un buzzer beater da metà campo che vale il 60-68. Questa è Biella. In una parola: coerenza. L’obiettivo stagionale è far crescere i giovani e non basta un primato che resiste ormai da mesi a far perdere la bussola: sul +4 a 15’ da una clamorosa vittoria al PalaTiziano mette la palla in mano a un classe ’97 ed è perfino pronta a concedergli di sbagliare. Complimenti.
Matteo Lusiani

Leggi di più sull’Eco di Biella di lunedì 30 gennaio 2017 

Il buonsenso imporrebbe di stare con i piedi per terra, ma non sempre il buonsenso va ascoltato. A coach Carrea il difficile (e giusto) compito di predicare umiltà, perché oggi corre l’obbligo di esaltare la squadra che ha conquistato Agrigento e Roma in otto giorni. L’86-90 con cui ha espugnato ieri il PalaTiziano è la dimostrazione della clamorosa maturità raggiunta dall’Angelico, capace di battere una Virtus che aveva fatto tutto ciò che è umanamente possibile per metterla in difficoltà. Eppure ha dovuto inchinarsi. Di fronte alla grinta da gladiatori con cui i giocatori biellesi sono rientrati dall’intervallo. E di fronte al talento smisurato di Mike Hall. Non c’è nulla da scrivere su di lui, l’unico commento possibile è un applauso. Ad esempio quando prende un fade away impossibile e segna il 70-75 biellese, oppure quando mette la tripla che decide l’incontro, senza ritmo, praticamente dalla linea del fallo laterale. Poche storie: è il miglior giocatore della A2 e alzi la mano chi  pensa il contrario.

L’avvio. Roma può recriminare per l’assenza di Benetti e Maresca (6” nel finale per lui) e per l’infortunio di Chessa a 8’ dalla fine, ma non per la partita che ha giocato. Nel primo tempo ha battuto Biella a rimbalzo e le ha tolto la sua arma migliore, la fisicità, che nei primi 20’ non è mai riuscita a far valere. John Brown chiude il primo tempo con 11 punti e 10 rimbalzi, di cui 8 offensivi, e costringe Tessitori e Udom a spendere 3 falli a testa per provare a contenerlo. Anche il dato complessivo dei rimbalzi, a metà partita, sorride alla Virtus: 29-23. 
Quando rientra dagli spogliatoi nel secondo tempo, Biella sa come vincere la partita. L’autorevolezza con cui prende il largo è da squadra vera, perché a limitare Brown non è stato un giocatore solo: tutti sono andati a rimbalzo con più cattiveria, gli esterni hanno aumentato il numero di palloni strappati e l’inerzia è cambiata. Alla fine l’Angelico vince su tutti i fronti: 49 rimbalzi a 44.
Ma è soprattutto il numero di possessi il segreto di questa vittoria: tanti, ma non tantissimi. Solo una grande squadra può andare a casa di Fabio Corbani e controllare il ritmo.

Le dichiarazioni. «Grande merito va all’approccio alla partita – spiega coach Michele Carrea in sala stampa -, sia dal punto di vista fisico che emotivo. Nei primi due quarti abbiamo subito troppo a rimbalzo d’attacco, poi siamo stati bravi a correggere in corsa e ad essere più attenti ai tagliafuori di Brown, non solo con i giocatori che lo marcavano ma anche con tutta la squadra. Nel terzo periodo abbiamo giocato un’ottima pallacanestro. Nel quarto abbiamo concesso a Roma il break per rientrare e a quel punto abbiamo attinto dal talento di Mike».

L’azione simbolo. Fra i tanti canestri e le tante azioni spettacolari di questa gara, è una palla persa a rivelare che Biella sta facendo qualcosa che va oltre ogni logica. Ieri era la partita di Pollone: aveva già segnato il +1 dopo il massimo vantaggio della Virtus e nel terzo quarto aveva appena messo il +4 (50-54). Carrea decide di mettere la squadra nelle sue mani e fargli portare palla. Nel momento decisivo, quello in cui l’inerzia è dalla parte dell’Angelico e bisogna capitalizzare il più possibile. Prima azione ok, nella seconda perde palla e regala a Landi la schiacciata del 55-54. Jazz scala a fare il play, Biella assorbe il break e ricomincia a macinare punti. Lo stesso Pollone non si lascia abbattere e tre minuti dopo mette un buzzer beater da metà campo che vale il 60-68. Questa è Biella. In una parola: coerenza. L’obiettivo stagionale è far crescere i giovani e non basta un primato che resiste ormai da mesi a far perdere la bussola: sul +4 a 15’ da una clamorosa vittoria al PalaTiziano mette la palla in mano a un classe ’97 ed è perfino pronta a concedergli di sbagliare. Complimenti.
Matteo Lusiani

Leggi di più sull’Eco di Biella di lunedì 30 gennaio 2017 

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