Angelico senza avversari: è strapotere

Angelico senza avversari: è strapotere
Sport 27 Marzo 2017 ore 12:47

Al Ponte Grande di Ferentino, l’unica grande è l’Angelico. Trascinata (neanche a dirlo) da Mike Hall, Biella ha reso piccoli i giganti amaranto che rispondono ai nomi di Bj Raymond, Angelo Gigli e Ivica Radic (in campo tutti insieme). Alla sirena è 63-72. A quattro gare dalla fine Tortona resta a -4 e perfino Virtus Bologna e Treviso, nell’altro girone, sono alla stessa distanza: un altro passo, piccolo, verso il primo posto nella griglia playoff. 

Senza Venuto. Biella si presenta senza il suo playmaker titolare. Al suo posto inizia Massone, che rompe il ghiaccio con il primo canestro della gara e chiuderà con 12’ preziosissimi. In quintetto torna capitan De Vico, ancora in cerca della forma migliore ma capace di stare in campo 28’ (dopo i 18 della scorsa settimana). A ranghi ridotti, coach Carrea dovrà dare fondo alla sua fantasia giocandosi perfino la carta di un quintetto dall’altezza che dà le vertigini con Pollone, Wheatle, Udom, Hall e Tessitori (nei 2’ di riposo concessi a Ferguson).

Meriti e demeriti. Biella ha il merito principale di non aver patito la fisicità di Ferentino pareggiando sostanzialemente la lotta in area pitturata: 38-37 i rimbalzi per la Fmc, 12-8 quelli offensivi, ma Biella li capitalizza meglio (3-13 i punti da seconda opportunità). E qui sta il più grande demerito di Ferentino, in particolare di quell’Ivica Radic che era stato un’incubo all’andata quando vestiva la maglia di Reggio Calabria, una comparsa al ritorno al Forum e un disastro ieri (alla quinta partita in maglia amaranto). Chiude il primo quarto con 1/7 da due divorandosi una quantità eccezionale di canestri da sotto e vanificando l’ottima prova a rimbalzo offensivo. Se avesse segnato i tiri facili che gli sono capitati tra le mani in avvio probabilmente Ferentino avrebbe chiuso il primo quarto non a 10 punti ma a 16 o anche di più. E sarebbero state quelle lunghezze decisive che gli avrebbero consentito di tornare a contatto nel secondo periodo (21-27 con Imbrò) e perfino nel terzo (32-43 ancora con Imbrò). Poco prima del patatrac.

Nella mente di Mike. La prima volta che Ferentino si riavvicina è il minuto 17 e 31”. Hall riceve palla e la scarica in angolo. Azione tipica, forse un po’ scontata perché Imbrò capisce tutto, intercetta il pallone e va ad appoggiare il -6 (21-27). Hall rimane immobile, non prova a rincorrerlo, non fa nulla. Nella sua testa quella palla rubata diventa qualcosa come una lesa maestà: non si può fare una cosa così, non a lui. Così l’azione dopo, dalla stessa identica mattonella, mette una tripla. E poi un’altra. E poi una terza. Tre bombe di fila e parziale di 9-0 che scava un solco incolmabile.

Nervosismo. La seconda volta che la Fmc tenta il tutto per tutto è all’inizio del secondo tempo, dopo coach Paolini aveva provato a dare la scossa prendendosi un fallo tecnico. Subito sembra funzionare, la squadra reagisce e torna a -11 (32-43) ma di lì a poco i risultati si riveleranno essere disastrosi. Caricato di tensione, il pur esperto Bernardo Musso commette due falli consecutivi sul tiro da tre di Ferguson e poi perde la testa, si lamenta con gli arbitri dopo una palla persa e non contento del primo tecnico continua nella sua guerra contro il mondo facendosi espellere. Non passa nemmeno un’azione e pure Gigli si prende un tecnico. Ferentino non c’è più, per l’Angelico la strada verso la vittoria è spianata. 

Bottigliette. Il pubblico viene trascinato nel nervosismo della squadra e in campo cominciano a volare oggetti in campo. Il primo a chiedere di smettere è proprio coach Paolini: «Chiedo scusa perché forse non è il mio ruolo – spiega in conferenza stampa -. Ma credo che gettare bottigliette in campo non sia sport e non sia civiltà. Ho chiesto ai tifosi di smettere, se vogliono contestare me lo accetto, ma i giocatori hanno bisogno del loro sostegno, non di questo».

Matteo Lusiani

Leggi di più sull’Eco di Biella di lunedì 27 marzo 2017

Al Ponte Grande di Ferentino, l’unica grande è l’Angelico. Trascinata (neanche a dirlo) da Mike Hall, Biella ha reso piccoli i giganti amaranto che rispondono ai nomi di Bj Raymond, Angelo Gigli e Ivica Radic (in campo tutti insieme). Alla sirena è 63-72. A quattro gare dalla fine Tortona resta a -4 e perfino Virtus Bologna e Treviso, nell’altro girone, sono alla stessa distanza: un altro passo, piccolo, verso il primo posto nella griglia playoff. 

Senza Venuto. Biella si presenta senza il suo playmaker titolare. Al suo posto inizia Massone, che rompe il ghiaccio con il primo canestro della gara e chiuderà con 12’ preziosissimi. In quintetto torna capitan De Vico, ancora in cerca della forma migliore ma capace di stare in campo 28’ (dopo i 18 della scorsa settimana). A ranghi ridotti, coach Carrea dovrà dare fondo alla sua fantasia giocandosi perfino la carta di un quintetto dall’altezza che dà le vertigini con Pollone, Wheatle, Udom, Hall e Tessitori (nei 2’ di riposo concessi a Ferguson).

Meriti e demeriti. Biella ha il merito principale di non aver patito la fisicità di Ferentino pareggiando sostanzialemente la lotta in area pitturata: 38-37 i rimbalzi per la Fmc, 12-8 quelli offensivi, ma Biella li capitalizza meglio (3-13 i punti da seconda opportunità). E qui sta il più grande demerito di Ferentino, in particolare di quell’Ivica Radic che era stato un’incubo all’andata quando vestiva la maglia di Reggio Calabria, una comparsa al ritorno al Forum e un disastro ieri (alla quinta partita in maglia amaranto). Chiude il primo quarto con 1/7 da due divorandosi una quantità eccezionale di canestri da sotto e vanificando l’ottima prova a rimbalzo offensivo. Se avesse segnato i tiri facili che gli sono capitati tra le mani in avvio probabilmente Ferentino avrebbe chiuso il primo quarto non a 10 punti ma a 16 o anche di più. E sarebbero state quelle lunghezze decisive che gli avrebbero consentito di tornare a contatto nel secondo periodo (21-27 con Imbrò) e perfino nel terzo (32-43 ancora con Imbrò). Poco prima del patatrac.

Nella mente di Mike. La prima volta che Ferentino si riavvicina è il minuto 17 e 31”. Hall riceve palla e la scarica in angolo. Azione tipica, forse un po’ scontata perché Imbrò capisce tutto, intercetta il pallone e va ad appoggiare il -6 (21-27). Hall rimane immobile, non prova a rincorrerlo, non fa nulla. Nella sua testa quella palla rubata diventa qualcosa come una lesa maestà: non si può fare una cosa così, non a lui. Così l’azione dopo, dalla stessa identica mattonella, mette una tripla. E poi un’altra. E poi una terza. Tre bombe di fila e parziale di 9-0 che scava un solco incolmabile.

Nervosismo. La seconda volta che la Fmc tenta il tutto per tutto è all’inizio del secondo tempo, dopo coach Paolini aveva provato a dare la scossa prendendosi un fallo tecnico. Subito sembra funzionare, la squadra reagisce e torna a -11 (32-43) ma di lì a poco i risultati si riveleranno essere disastrosi. Caricato di tensione, il pur esperto Bernardo Musso commette due falli consecutivi sul tiro da tre di Ferguson e poi perde la testa, si lamenta con gli arbitri dopo una palla persa e non contento del primo tecnico continua nella sua guerra contro il mondo facendosi espellere. Non passa nemmeno un’azione e pure Gigli si prende un tecnico. Ferentino non c’è più, per l’Angelico la strada verso la vittoria è spianata. 

Bottigliette. Il pubblico viene trascinato nel nervosismo della squadra e in campo cominciano a volare oggetti in campo. Il primo a chiedere di smettere è proprio coach Paolini: «Chiedo scusa perché forse non è il mio ruolo – spiega in conferenza stampa -. Ma credo che gettare bottigliette in campo non sia sport e non sia civiltà. Ho chiesto ai tifosi di smettere, se vogliono contestare me lo accetto, ma i giocatori hanno bisogno del loro sostegno, non di questo».

Matteo Lusiani

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