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Angelico, ora si fa sul serio

Angelico, ora si fa sul serio
Sport 28 Settembre 2015 ore 14:31

BIELLA - “Gira, il mondo gira nello spazio senza fine”, cantavano le casse del Forum ieri sera prima del Trofeo Giuseppe Angelico, vinto contro la Sam Massagno. “Con gli amori appena nati” ripetevano, mentre sui maxischermi compariva la faccia di coach Michele Carrea e gli spettatori (1300 circa) si lasciavano andare ad un’ovazione. “Con gli amori già finiti” continua la canzone. E questa volta il volto sul video è quello di Fabio Corbani.

L’Angelico prova così a esorcizzare il suo passato più recente, a tagliare i ponti con il tecnico della Coppa Italia e dei due playoff consecutivi, a dimenticare i tanti giocatori salutati (tra cui Matteo Chillo, ieri in tribuna).  Davanti c’è una nuova stagione tutta da scrivere, più che mai zeppa di incognite. Una riga intera piena di punti interrogativi che la vittoria 87-62 di ieri contro una squadra della Serie A svizzera non hanno certo cancellato. Ma d’altra parte c’è anche entusiasmo, grinta, orgoglio, corsa. La partita di ieri ha ribadito esattamente questo: se da un lato le incognite, dall’altro c’è anche una grande voglia di dimostrare chi è Pallacanestro Biella.

Ieri non ha giocato Alessandro Grande, a riposo precauzionale dopo un problema intestinale patito in settimana. Ci sarà alla prima di campionato, domenica prossima contro Agrigento. Il ruolo di playmaker è stato interpretato per più di mezzora da Marco Venuto, che ha dimostrato una buona solidità. 

Jazzmarr Ferguson si è preso ancora una volta il ruolo di trascinatore e leader tecnico: quando mette palla a terra attorno a lui si creano spazi che i compagni possono sfruttare, proprio come avveniva con Voskuil. La differenza però è notevole: sia nel modo di innescare la guardia che nell’insistenza con cui viene cercata. Laddove non si crea con gli spazi aperti dall’uomo chiave, si tenta di arrivare con il giro palla. Biella resta una squadra di corsa, che proverà a vincere sul ritmo, ma la fortuna o la sfortuna della prossima Angelico passerà proprio dall’abilità nel muovere la palla e innescare giocatori come De Vico e Pierich, che  si sono dimostrati attaccanti eccezionali, quando l’azione si sviluppa con fluidità. Ieri 35 punti in due, ma non tutte le difese concederanno questi spazi: con la pressione addosso, servirà molta più velocità per non costringere Ferguson a forzare le giocate. 

Una grande mano dovrà arrivare da dentro l’area. Infante è la solita sicurezza, anche contro giocatori molto più fisici come Bdji Pape: può perdere le battaglie sui rimbalzi, ma non la “guerra”. Banti invece ha sofferto di più, nei 18’ in campo.  Marcel Jones è stato in campo solo un quarto d’ora per una botta al polpaccio: sarà lui a doversi caricare l’attacco sulle spalle, quando chiuderanno gli spazi sugli esterni. Per ora è l’incognita più grande.

Sicurezze. Una su tutte: l’entusiasmo. Ieri Biella è partita in svantaggio (6-10 dopo 4’), ma sono bastate due azioni in transizione chiuse da Ferguson per cambiare l’inerzia. L’identità dell’Angelico non è cambiata: è in grado di infiammarsi in ogni momento. E il pubblico (altra sicurezza) sarà la solita marcia in più per spazzar via tutti i dubbi. 

Matteo Lusiani

BIELLA - “Gira, il mondo gira nello spazio senza fine”, cantavano le casse del Forum ieri sera prima del Trofeo Giuseppe Angelico, vinto contro la Sam Massagno. “Con gli amori appena nati” ripetevano, mentre sui maxischermi compariva la faccia di coach Michele Carrea e gli spettatori (1300 circa) si lasciavano andare ad un’ovazione. “Con gli amori già finiti” continua la canzone. E questa volta il volto sul video è quello di Fabio Corbani.

L’Angelico prova così a esorcizzare il suo passato più recente, a tagliare i ponti con il tecnico della Coppa Italia e dei due playoff consecutivi, a dimenticare i tanti giocatori salutati (tra cui Matteo Chillo, ieri in tribuna).  Davanti c’è una nuova stagione tutta da scrivere, più che mai zeppa di incognite. Una riga intera piena di punti interrogativi che la vittoria 87-62 di ieri contro una squadra della Serie A svizzera non hanno certo cancellato. Ma d’altra parte c’è anche entusiasmo, grinta, orgoglio, corsa. La partita di ieri ha ribadito esattamente questo: se da un lato le incognite, dall’altro c’è anche una grande voglia di dimostrare chi è Pallacanestro Biella.

Ieri non ha giocato Alessandro Grande, a riposo precauzionale dopo un problema intestinale patito in settimana. Ci sarà alla prima di campionato, domenica prossima contro Agrigento. Il ruolo di playmaker è stato interpretato per più di mezzora da Marco Venuto, che ha dimostrato una buona solidità. 

Jazzmarr Ferguson si è preso ancora una volta il ruolo di trascinatore e leader tecnico: quando mette palla a terra attorno a lui si creano spazi che i compagni possono sfruttare, proprio come avveniva con Voskuil. La differenza però è notevole: sia nel modo di innescare la guardia che nell’insistenza con cui viene cercata. Laddove non si crea con gli spazi aperti dall’uomo chiave, si tenta di arrivare con il giro palla. Biella resta una squadra di corsa, che proverà a vincere sul ritmo, ma la fortuna o la sfortuna della prossima Angelico passerà proprio dall’abilità nel muovere la palla e innescare giocatori come De Vico e Pierich, che  si sono dimostrati attaccanti eccezionali, quando l’azione si sviluppa con fluidità. Ieri 35 punti in due, ma non tutte le difese concederanno questi spazi: con la pressione addosso, servirà molta più velocità per non costringere Ferguson a forzare le giocate. 

Una grande mano dovrà arrivare da dentro l’area. Infante è la solita sicurezza, anche contro giocatori molto più fisici come Bdji Pape: può perdere le battaglie sui rimbalzi, ma non la “guerra”. Banti invece ha sofferto di più, nei 18’ in campo.  Marcel Jones è stato in campo solo un quarto d’ora per una botta al polpaccio: sarà lui a doversi caricare l’attacco sulle spalle, quando chiuderanno gli spazi sugli esterni. Per ora è l’incognita più grande.

Sicurezze. Una su tutte: l’entusiasmo. Ieri Biella è partita in svantaggio (6-10 dopo 4’), ma sono bastate due azioni in transizione chiuse da Ferguson per cambiare l’inerzia. L’identità dell’Angelico non è cambiata: è in grado di infiammarsi in ogni momento. E il pubblico (altra sicurezza) sarà la solita marcia in più per spazzar via tutti i dubbi. 

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Matteo Lusiani

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