Angelico, dalla Coppa rabbia playoff

Angelico, dalla Coppa rabbia playoff
10 Marzo 2017 ore 12:20

La Final Eight di Coppa Italia Lnp che ha visto l’Eurotrend Pallacanestro Biella protagonista fino al suono della sirena finale (della finale) ha fornito dati utili interessanti, da analizzare in una duplice chiave, quella del campionato e quella del futuro sportivo del club. Domenica, ripartirà la marcia nel girone Ovest di A2, proponendo all’Angelico, capolista in fuga, la difficile trasferta di Legnano. Ecco, intanto, sette domande ed altrettante risposte per fare il punto della situazione in casa rossoblu.1. Pallacanestro Biella ha i mezzi tecnici per arrivare in finale playoff e provare a vincere?«La tre giorni di Bologna non può ritenersi indicativa in assoluto, ma è chiaro che l’Angelico di oggi sia vicina al livello della Virtus Bologna, anche in virtù del fatto che si è battuta a testa alta senza il capitano Niccolò De Vico. Per rendere l’idea, è come se la Virtus avesse giocato senza Rosselli, che ha di fatto tenuto la Coppa a casa».2. I playoff saranno a maggio e giugno, per quanto Biella potrà mangiare il campo con questa clamorosa energia?«Nessuno può dirlo, non resta che stare a vedere e godersi il viaggio. Però, la rabbia emotiva scaturita da questa Coppa Italia persa al traguardo sarà senz’altro un pieno di benzina in più. Inoltre, la pressione di dover vincere sarà tutta sulle spalle di altri. Tra inseguire un “dovere” e un “sogno” c’è molta differenza».3. Si parla di mercato Virtus (Viggiano?) e anche di altre squadre che vogliono giocarsi tutte le carte possibili per salire. Pallacanestro Biella che farà? «Il roster  della Virtus e di altre contendenti dichiarate, soprattutto ad Est, sarà probabilmente rinforzato ulteriormente. Biella, che ha rotazioni contate, ha sempre dichiarato che questa è la squadra costruita per salvarsi con tranquillità e per far crescere i giovani e questo gruppo, nel caso, si giocherà le sue possibilità promozione. Va da sè che il livello di stanchezza fisica del roster  da cui si ripartirà dagli ottavi di finale non sarà un punto a favore di Biella, che potrebbe in parte compensare tenendo per sè il fattore campo anche in una ipotetica finale. In quel caso, vincere sempre in casa porterebbe dritti in A. Ma con questa soluzione si parlerebbe di 20 partite dal 30 aprile al 21 giugno. Fisicamente una tortura per una squadra corta e già spremuta nella sua ossatura portante nella stagione regolare».4. Avendo tra le mani un gruppo così formidabile, non  si potrebbe azzardare un innesto per i playoff?«È innegabile che il gm Sambugaro e coach Carrea, con il suo staff, abbiano finora compiuto un capolavoro gestionale di tecnica e di team building. Davvero si vuole un innesto che cambi gli equilibri? Perchè quello attuale è magico e forse irripetibile. Biella, poi, non ha un budget per prendere un giocatore italiano dalla A che con quasi certezza possa fare la differenza. E poi in che ruolo? In quello di un giovane, ovvio, ma occorre tenere fede alla destinazione stampata sul biglietto di viaggio vidimato ad inizio campionato: salvezza e crescita dei giovani. Niente di meglio di una Coppa o un playoff per far fare loro esperienza. Al 95%, dunque, Biella resterà così. Con questi gladiatori».5. E se l’impresa accadesse sul serio, il club sarebbe pronto per la Serie A?«La piazza, il pubblico, l’impianto di gioco e una base del roster sarebbero pronti. Oggi l’unico problema è il budget per affrontare una A, sapendo di poter competere realmente per la salvezza. Per farlo, occorre gestirne uno da almeno 2,5 milioni di euro, almeno. Anche perchè, venendo ai giocatori, la storia recente insegna: i roster di Torino e Brescia, dopo la promozione, hanno dovuto essere rivoluzionati. Il livello, sopra, è molto più alto. Oggi, il budget rossoblu si aggira attorno al milione di euro».6. Confermare questo gruppo è possibile, sia in A2, sia in A?«Paradossalmente sarebbe più semplice venendo promossi, poichè le ambizioni dei giocatori verrebbero gratificate in automatico dalla categoria. Restando in A2, le probabilità calano vertiginosamente. Basti pensare che finora non c’è stata nemmeno la forza economica di rinnovare il contratto in scadenza di De Vico.  Resta sempre il fattore umano: non sempre i soldi sono la priorità di tutti, ma è bene ricordarsi che quello del giocatore di basket è un mestiere. Invidiabile, ma un mestiere con il quale mantenere famiglie».7. Cosa serve per svoltare davvero?«Fermo restando l’incredibile impegno più unico che raro della famiglia Angelico, supportata dalla affiatata squadra di soci e sponsor, l’unica cosa che manca è un altro grande sponsor che si affianchi per un progetto che porti a raggiungere e sostenere la A. Il discorso è vecchio: nel Biellese ce ne sarebbero di sponsor da urlo, ma chi voleva avvicinarsi al basket lo ha già fatto. Certo sono sempre possibili passi in avanti, in un periodo in cui già non fare un passo indietro è da applausi, ma la strada per svoltare pare segnata e porta oltre il Biellese, con tutte le difficoltà del caso».Gabriele Pinna

La Final Eight di Coppa Italia Lnp che ha visto l’Eurotrend Pallacanestro Biella protagonista fino al suono della sirena finale (della finale) ha fornito dati utili interessanti, da analizzare in una duplice chiave, quella del campionato e quella del futuro sportivo del club. Domenica, ripartirà la marcia nel girone Ovest di A2, proponendo all’Angelico, capolista in fuga, la difficile trasferta di Legnano. Ecco, intanto, sette domande ed altrettante risposte per fare il punto della situazione in casa rossoblu.1. Pallacanestro Biella ha i mezzi tecnici per arrivare in finale playoff e provare a vincere?«La tre giorni di Bologna non può ritenersi indicativa in assoluto, ma è chiaro che l’Angelico di oggi sia vicina al livello della Virtus Bologna, anche in virtù del fatto che si è battuta a testa alta senza il capitano Niccolò De Vico. Per rendere l’idea, è come se la Virtus avesse giocato senza Rosselli, che ha di fatto tenuto la Coppa a casa».2. I playoff saranno a maggio e giugno, per quanto Biella potrà mangiare il campo con questa clamorosa energia?«Nessuno può dirlo, non resta che stare a vedere e godersi il viaggio. Però, la rabbia emotiva scaturita da questa Coppa Italia persa al traguardo sarà senz’altro un pieno di benzina in più. Inoltre, la pressione di dover vincere sarà tutta sulle spalle di altri. Tra inseguire un “dovere” e un “sogno” c’è molta differenza».3. Si parla di mercato Virtus (Viggiano?) e anche di altre squadre che vogliono giocarsi tutte le carte possibili per salire. Pallacanestro Biella che farà? «Il roster  della Virtus e di altre contendenti dichiarate, soprattutto ad Est, sarà probabilmente rinforzato ulteriormente. Biella, che ha rotazioni contate, ha sempre dichiarato che questa è la squadra costruita per salvarsi con tranquillità e per far crescere i giovani e questo gruppo, nel caso, si giocherà le sue possibilità promozione. Va da sè che il livello di stanchezza fisica del roster  da cui si ripartirà dagli ottavi di finale non sarà un punto a favore di Biella, che potrebbe in parte compensare tenendo per sè il fattore campo anche in una ipotetica finale. In quel caso, vincere sempre in casa porterebbe dritti in A. Ma con questa soluzione si parlerebbe di 20 partite dal 30 aprile al 21 giugno. Fisicamente una tortura per una squadra corta e già spremuta nella sua ossatura portante nella stagione regolare».4. Avendo tra le mani un gruppo così formidabile, non  si potrebbe azzardare un innesto per i playoff?«È innegabile che il gm Sambugaro e coach Carrea, con il suo staff, abbiano finora compiuto un capolavoro gestionale di tecnica e di team building. Davvero si vuole un innesto che cambi gli equilibri? Perchè quello attuale è magico e forse irripetibile. Biella, poi, non ha un budget per prendere un giocatore italiano dalla A che con quasi certezza possa fare la differenza. E poi in che ruolo? In quello di un giovane, ovvio, ma occorre tenere fede alla destinazione stampata sul biglietto di viaggio vidimato ad inizio campionato: salvezza e crescita dei giovani. Niente di meglio di una Coppa o un playoff per far fare loro esperienza. Al 95%, dunque, Biella resterà così. Con questi gladiatori».5. E se l’impresa accadesse sul serio, il club sarebbe pronto per la Serie A?«La piazza, il pubblico, l’impianto di gioco e una base del roster sarebbero pronti. Oggi l’unico problema è il budget per affrontare una A, sapendo di poter competere realmente per la salvezza. Per farlo, occorre gestirne uno da almeno 2,5 milioni di euro, almeno. Anche perchè, venendo ai giocatori, la storia recente insegna: i roster di Torino e Brescia, dopo la promozione, hanno dovuto essere rivoluzionati. Il livello, sopra, è molto più alto. Oggi, il budget rossoblu si aggira attorno al milione di euro».6. Confermare questo gruppo è possibile, sia in A2, sia in A?«Paradossalmente sarebbe più semplice venendo promossi, poichè le ambizioni dei giocatori verrebbero gratificate in automatico dalla categoria. Restando in A2, le probabilità calano vertiginosamente. Basti pensare che finora non c’è stata nemmeno la forza economica di rinnovare il contratto in scadenza di De Vico.  Resta sempre il fattore umano: non sempre i soldi sono la priorità di tutti, ma è bene ricordarsi che quello del giocatore di basket è un mestiere. Invidiabile, ma un mestiere con il quale mantenere famiglie».7. Cosa serve per svoltare davvero?«Fermo restando l’incredibile impegno più unico che raro della famiglia Angelico, supportata dalla affiatata squadra di soci e sponsor, l’unica cosa che manca è un altro grande sponsor che si affianchi per un progetto che porti a raggiungere e sostenere la A. Il discorso è vecchio: nel Biellese ce ne sarebbero di sponsor da urlo, ma chi voleva avvicinarsi al basket lo ha già fatto. Certo sono sempre possibili passi in avanti, in un periodo in cui già non fare un passo indietro è da applausi, ma la strada per svoltare pare segnata e porta oltre il Biellese, con tutte le difficoltà del caso».Gabriele Pinna

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