Habilita I Cedri, la casa di cura di Fara Novarese (NO) è un presidio specializzato in particolare nell’attività di chirurgia protesica in ambito ortopedico. Parliamo di un punto di riferimento a livello nazionale a cui fanno riferimento molti pazienti provenienti da tutto il nord Italia. Per alzare ulteriormente la qualità del servizio proposto, recentemente la struttura si è dotata di Mako, il nuovo robot assistito ad alta tecnologia per la chirurgia protesica di anca e ginocchio, prodotto da STRYKER a Fort Lauderdale, negli Stati Uniti, e distribuito in Italia da AB MEDICA.
L’utilizzo di questo sistema, oltre ad abbattere il margine d’errore durante l’operazione e a ridurne l’invasività, garantisce al paziente benefici evidenti nel percorso post-operatorio: minore percezione del dolore e una riabilitazione più rapida ed efficace. Abbiamo approfondito questo aspetto con il Dr. Federico D’Amario, responsabile della Robotic Unit di Habilita. In un lavoro pubblicato recentemente sul “Journal of Orthopaedic Experience & Innovation” il Dr. D’Amario ha spiegato come «Poter contare su un robot permette di ottenere vantaggi misurabili in termini di accuratezza chirurgica, riproducibilità, conservazione dei tessuti molli e velocità di recupero rispetto alle tecniche manuali. L’attività del robot Mako in Habilita I Cedri è piuttosto recente. L’obiettivo che ci siamo prefissati è quello di attivare degli ambulatori dedicati alla chirurgia robotica, con cadenza settimanale, sia in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, che per i pazienti solventi. Si tratta di mettere a disposizione dei pazienti un servizio specifico di alto livello, dedicato alla chirurgia protesica robotica».
In questo modo si crea un percorso dedicato a questa tipologia di pazienti?
«Esatto. Oltre all’ambulatorio, prevediamo di dedicare una sala operatoria alla settimana alla chirurgia robotica, con la presenza di più operatori coordinati da me. L’idea è quella di diventare, come già succede in Habilita Villa Igea ad Acqui Terme, un centro di formazione per l’utilizzo di strumenti robotici. In questo caso il nostro partner è AB MEDICA, la società che produce Mako».
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A livello di numeri come dovrebbe svilupparsi l’attività?
«La nostra idea è quella di effettuare per il primo anno 15 interventi al mese utilizzando il robot per poi salire progressivamente e raggiungere complessivamente 1000 interventi nei due anni successivi».
Questo tipo di attività coinvolgerà anche altri professionisti?
«Sì, l’utilizzo della robotica coinvolge in modo completo non soltanto l’équipe dei chirurghi in sala operatoria, ma viene coinvolta anche l’équipe degli anestesisti e il gruppo dei fisioterapisti che poi seguiranno il percorso riabilitativo. In questo senso abbiamo a disposizione dei professionisti di alto profilo con i quali abbiamo la possibilità di sviluppare dei protocolli specifici nei casi di interventi robotici».
Come funziona nel dettaglio il robot Mako?
«Il paziente viene sottoposto ad un esame TC dell’articolazione da operare. Con queste immagini viene creato un modello tridimensionale dell’articolazione che viene caricato sul sistema Mako: in questo modo il chirurgo può studiare, giorni prima dell’intervento, dettagliatamente le caratteristiche anatomiche e scegliere l’approccio più efficace. Il giorno dell’intervento, attraverso il sistema Mako, vengono acquisite ulteriori informazioni sul funzionamento dell’articolazione in modo da avere un quadro anatomico-funzionale completo. Il chirurgo può, in questa fase, aggiustare millimetricamente il posizionamento delle componenti protesiche al fine di assicurare il miglior risultato per il paziente. L’ultima fase, la più importante, è quella che vede impiegato il braccio robotico che si muove all’ interno di una gabbia virtuale che vincola il posizionamento dell’impianto e impedisce di danneggiare i tessuti nobili».
Per informazioni e prenotazioni:
Tel: 0321/818111
Mail: accettazione@icedri.net