Calcio più veloce, cambiano gli infortuni: il rischio cresce nei cambi di direzione

Operato in Habilita I Cedri il capitano del Novara Calcio

Calcio più veloce, cambiano gli infortuni: il rischio cresce nei cambi di direzione
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Il capitano del Novara Calcio, Roberto Ranieri, è stato operato in Habilita I Cedri, la Casa di Cura di Fara Novarese (NO), dal Dr. Giacomo Zanon. L’intervento è perfettamente riuscito: al giocatore è stato ricostruito il legamento crociato anteriore del ginocchio destro, effettuata una regolarizzazione del menisco laterale e una plastica laterale, con l’obiettivo di proteggere il crociato e contribuire al controllo degli eventuali traumi rotazionali.

Il Dr. Zanon, che gestisce l’ambulatorio di Sport Medicine di Habilita I Cedri, coglie l’occasione per spiegare come, negli ultimi anni, sia cambiata anche la dinamica degli infortuni nel calcio.

«Negli ultimi anni è cambiato il modo di farsi male giocando a calcio. Mi spiego. Una volta l’infortunio era secondario a un evento traumatico: mi riferisco soprattutto a quando si verifica un’entrata decisa da parte di un avversario. Adesso, invece, ci si fa male più spesso da soli nella gestione dei cambi di direzione. Tant’è vero che è aumentato in modo esponenziale l’infortunio del giocatore che fa pressing. Sono infatti tantissimi i giocatori che si fanno male in fase di pressing, non che lo subiscano, quindi non chi ha il pallone, ma chi lo va a cercare».

Da cosa dipende questo cambiamento?

«Ciò che è cambiato negli ultimi anni è la velocità del gioco rispetto a quella di una volta. L’incremento di intensità influisce sui tempi di reazione dell’atleta, che a volte non sono ottimali. Quindi l’atleta si fa male perché la sua velocità di reazione non è corretta. In sostanza se io ho la palla e ti faccio una finta, ti fai male tu. In passato accadeva il contrario: mi facevo male io perché tu mi tiravi un pestone. Ora la situazione è spesso ribaltata».

Come si può affrontare una situazione del genere da parte della preparazione fisica?

«Una prevenzione efficace va fatta dal punto di vista della preparazione atletica, quindi cercare di migliorare i tempi di reazione per allenare la muscolatura. È necessario lavorare molto sulla propriocettività. Il problema è che se nel calcio dilettantistico non c’è questa cultura, nel calcio professionistico molte volte non c’è tempo. Quindi è un lavoro che tutti quanti sappiamo si dovrebbe fare, ma che in realtà viene fatto molto poco. A tutti i livelli».

Quindi cambia il modo di giocare a calcio e cambiano anche gli infortuni?

«Esatto. È un po’ l’evoluzione del calcio che mira sempre di più ad aumentare l’intensità di gioco e quindi anche questo tipo di infortuni è frutto di questa evoluzione. Se si aumenta l’intensità, la velocità, si gioca in un fazzoletto, anche il tuo fisico dovrebbe essere abituato ad avere un tempo di reazione migliore. Guardate come fanno ad allenare questo aspetto i piloti di Formula 1: fanno una serie di esercizi in cui devono accendere delle luci in tempo zero. Questo è il tempo di reazione e loro lo allenano in questo modo. Ovviamente un conto è allenare un pilota di Formula 1, un conto è allenare un calciatore che deve utilizzare tutto il corpo a quella velocità di reazione. Non è così facile, è complicato e oggi non lo fa quasi nessuno».

È una situazione condivisa?

«Ahimè sì. Tra i dilettanti mancano spesso competenze e risorse per svolgere questo tipo di lavoro specifico. Tra i professionisti, invece, trattandosi di un lavoro complesso, con l’incremento degli impegni a livello di calendario, manca fisicamente il tempo per allenare i giocatori da questo punto di vista. Quindi il rischio poi è che si verifichino infortuni come quello che è accaduto. In sintesi, possiamo dire che è cambiata la dinamica dell’infortunio. L’unico modo efficace di fare prevenzione per ridurre il rischio di infortunio è fare allenamenti mirati volti a migliorare i tempi di reazione e abituare l’organismo a reagire in modo corretto a stimoli sempre più rapidi e veloci».

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