Stalker, giù il sipario: per sempre!

Stalker, giù il sipario: per sempre!
Eventi e Cultura 20 Settembre 2016 ore 12:40

BIELLA - Da vent’anni “Differenti Sensazioni” è diventato un appuntamento principe per gli scambi culturali tra Biella e quello che in termini da evento sportivo chiamiamo “il resto del mondo”.  Gli spazi di Palazzo Ferrero al Piazzo si riempiono di luci, voci, immagini, lingue, e  richiamano a una nuova Babilonia, in cui non domina il caos, ma la convergenza fra più differenze, in cui la danza e la musica incontrano il teatro, in cui le arti si aprono all’improvvisazione e alla sperimentazione, in cui l’incontro fra diversità si pone come trampolino per lanciarsi verso nuove mete e nuove condivisioni. Anche quest’anno sono arrivate novità e talenti internazionali, da Bologna, Bergamo, Torino, ma anche dalla Germania, dall’Olanda…

Hanno incontrato altri talenti, anche di Biella (quest’anno c’erano Andrea Manzoni, Lele Ghisio, Carluccio Rossi, i Dedalus e Zezz con Etnica e gli studenti dell’Artistico), permettendo conoscenze e scambi, il rapporto fra collaudate professionalità e talenti in crescita. Tutto questo per un sipario che si chiude e stavolta, molto probabilmente per sempre.

Il Festival ha portato a Biella nomi storici del teatro internazionale come Senor Ferrano di barcellon e la polacca Akademia Ruchu, geni musicali come  Willam Parker  e il suo jazz o il violoncello dell’olandese Ernst Reijseger, la nuova danza contemporanea in ballerini del calibro di  Roberto Castello, Alessandro Certini e Gabriella Maiorino, la nuova drammaturgia italiana con Ascanio Celestini, Daniele Timpano o i Dewey Dell, figli di Castellucci, fondatore di  Raffaello Sanzio.

Stalker lascia Palazzo Ferrero, cede il posto al bando del Comune di Biella, torna a Torino, dove ha sede nelle Officine Caos e farà sapere agli amici biellesi in quale altra località festeggerà la  trentesima edizione del festival.  Il Comune, per tagliare le spese di manutenzione di uno spazio che è diventato un rilevante centro culturale, taglia la cultura. Si tiene la pentola e butta via quanto si è cucinato e si poteva ancora cucinare.

Rispetto a prima il nuovo bando di assegnazione di Palazzo Ferrero cambia la linea progettuale: la nuova utenza deve accollarsi  parte delle utenze e, quindi, creare un’attività che sia anche commerciale, cosa che a Stalker non interessa: se la cultura si basasse sulle sue possibilità commerciali sarebbe altra cosa. Resta però la richiesta che la nuova gestione mantenga lo “Spazio spalancato”. Un’idea nata da Stalker per aprire Palazzo Ferrero agli artisti e alle attività culturali del territorio. Peccato che, senza scambi e confronti (non si riesce a immaginare chi, a Biella, possa ricreare gli scambi internazionali fra artisti), ogni “scarrafone” si crederà un “pavone”, richiudendo la cultura scenica biellese in un dilettantismo che solo in casa può trovare applausi e riscontri. Viene ribadita per l’ennesima volta l’inferiorità dell’elemento culturale su tutto. Per l’ovvio interesse dei privati, avremo sempre  tutto quanto possa riempirci lo stomaco e farci dimenticare i problemi. La cultura è un bene pubblico, appartiene al cervello, e quello (si pensa)  interessa  pochi.

Renato Iannì

BIELLA - Da vent’anni “Differenti Sensazioni” è diventato un appuntamento principe per gli scambi culturali tra Biella e quello che in termini da evento sportivo chiamiamo “il resto del mondo”.  Gli spazi di Palazzo Ferrero al Piazzo si riempiono di luci, voci, immagini, lingue, e  richiamano a una nuova Babilonia, in cui non domina il caos, ma la convergenza fra più differenze, in cui la danza e la musica incontrano il teatro, in cui le arti si aprono all’improvvisazione e alla sperimentazione, in cui l’incontro fra diversità si pone come trampolino per lanciarsi verso nuove mete e nuove condivisioni. Anche quest’anno sono arrivate novità e talenti internazionali, da Bologna, Bergamo, Torino, ma anche dalla Germania, dall’Olanda…

Hanno incontrato altri talenti, anche di Biella (quest’anno c’erano Andrea Manzoni, Lele Ghisio, Carluccio Rossi, i Dedalus e Zezz con Etnica e gli studenti dell’Artistico), permettendo conoscenze e scambi, il rapporto fra collaudate professionalità e talenti in crescita. Tutto questo per un sipario che si chiude e stavolta, molto probabilmente per sempre.

Il Festival ha portato a Biella nomi storici del teatro internazionale come Senor Ferrano di barcellon e la polacca Akademia Ruchu, geni musicali come  Willam Parker  e il suo jazz o il violoncello dell’olandese Ernst Reijseger, la nuova danza contemporanea in ballerini del calibro di  Roberto Castello, Alessandro Certini e Gabriella Maiorino, la nuova drammaturgia italiana con Ascanio Celestini, Daniele Timpano o i Dewey Dell, figli di Castellucci, fondatore di  Raffaello Sanzio.

Stalker lascia Palazzo Ferrero, cede il posto al bando del Comune di Biella, torna a Torino, dove ha sede nelle Officine Caos e farà sapere agli amici biellesi in quale altra località festeggerà la  trentesima edizione del festival.  Il Comune, per tagliare le spese di manutenzione di uno spazio che è diventato un rilevante centro culturale, taglia la cultura. Si tiene la pentola e butta via quanto si è cucinato e si poteva ancora cucinare.

Rispetto a prima il nuovo bando di assegnazione di Palazzo Ferrero cambia la linea progettuale: la nuova utenza deve accollarsi  parte delle utenze e, quindi, creare un’attività che sia anche commerciale, cosa che a Stalker non interessa: se la cultura si basasse sulle sue possibilità commerciali sarebbe altra cosa. Resta però la richiesta che la nuova gestione mantenga lo “Spazio spalancato”. Un’idea nata da Stalker per aprire Palazzo Ferrero agli artisti e alle attività culturali del territorio. Peccato che, senza scambi e confronti (non si riesce a immaginare chi, a Biella, possa ricreare gli scambi internazionali fra artisti), ogni “scarrafone” si crederà un “pavone”, richiudendo la cultura scenica biellese in un dilettantismo che solo in casa può trovare applausi e riscontri. Viene ribadita per l’ennesima volta l’inferiorità dell’elemento culturale su tutto. Per l’ovvio interesse dei privati, avremo sempre  tutto quanto possa riempirci lo stomaco e farci dimenticare i problemi. La cultura è un bene pubblico, appartiene al cervello, e quello (si pensa)  interessa  pochi.

Renato Iannì