Si esibì due volte a Biella Nouma Hawa, domatrice misteriosa

Si esibì due volte a Biella Nouma Hawa, domatrice misteriosa
14 Maggio 2017 ore 11:06

Nella breve novella “Tirocinio” il protagonista Carlino Sgro viene accolto dai suoi amici con una serie di coloriti epiteti, di eleganti insulti che i suoi amici gli riservano come tributo d’affetto: “Vecchia canaglia! Mummia inglese! Orangutàn! Figlio di Nouma Hawa!”. Luigi Pirandello scrisse il racconto nel 1905 inserendo un nome, anzi, forse, un nome d’arte davvero singolare, Nouma Hawa. Il genio letterario siciliano non lo impiegò con connotazioni positive, ma è significativo ugualmente. E Pirandello non fu l’unico autore a tramandare la memoria di quel personaggio: Giovanni Papini ne parla e anche il Giornalino di Gianburrasca, sempre nel 1905, ne citò le gesta. Se ne trovano infatti cenni un po’ ovunque, nelle memorie di Alfredo Frassati pubblicate dalla figlia Luciana e tra le righe del volume di Silvino Gonzato dedicato a Emilio Salgari.

 

Ma chi era Nouma Hawa o Numa Hava? Una donna misteriosa, un’artista circense di prima grandezza, famosissima in Italia e nel mondo intero. I suoi numeri tra le belve suscitavano enorme impressione e il tendone del suo grande serraglio attirava folle incontenibili. Non stupisce che la letteratura di fine Otto-inizio Novecento si sia accorta di lei, ne abbia fatta propria la figura ardita, mitica e un po’ estrema. Quella donna incarnava come poche prima di lei erotismo ed esotismo, sebbene fosse tutt’altro che bella, eppure alta, formosa, forte, vagamente discinta in mezzo alle belve. Un tripudio carnale di metafore e di rimandi freudiani tra schioccar di frusta e ringhiar di fiere. Il circo, anzi la gabbia come luogo franco di una giovane donna domatrice/dominatrice, in un mondo e in un tempo in cui quel ruolo era tutto maschile. Una vera e propria “déesse de la piste”, una dea della pista. Jacques Garnier scrisse di lei: “Nouma Hawa était auréolée d’un charme énigmatique et troublant qu’elle savait rendre presque magique”. E allo scrittore non sfuggì che “ses yeux fascinateurs exercent un pouvoir sur les animaux de toutes espèces, et peut être même sur les hommes…”. Gli uomini, come gli animali, ne erano ammaliati. Ma quello era il mestiere di Nouma Hawa, la “grande dompteuse” che tutti conoscevano da Roma a Parigi, da Torino a Londra. Quando arrivò a Biella la prima volta, nella primavera del 1888, quella donna era già avvolta nel suo stesso mistero, un velo che ne celò i tratti a lungo e che, ancora oggi, ne rende non facile l’identificazione. Anche perché in quello stesso periodo visse e calcò le piste dei circhi anche una sua omonima. Alle due del pomeriggio di sabato 26 maggio 1888 “in Piazza d’Armi si fece l’apertura del grande serraglio che sarà aperto tutti i giorni. Tutte le sere alle 8 ognuno potrà assistere a spettacolose rappresentazioni”. Il giornale domenicale, il liberale “L’Eco dell’Industria-Gazzetta Biellese”, segnalava che nel serraglio vi erano “leoni, leonesse, tigri reali, pantere, leopardi, iene, orsi bianchi, orsi neri, elefanti, ecc.”. Secondo l’articolista si trattava di un’occasione da non perdere, anzi sottolineava che per Biella quella era una “di quelle novità che fanno sempre piacere”. L’attrazione del circo era senza dubbio “l’entrata nelle gabbie dei due celebri domatori, la signora Nouma Hawa e del celebre americano Thompson”. Il tendone sarebbe rimasto a Biella non più di otto giorni. Nouma Hawa era la direttrice della carovana che offriva anche lo svago della “Giostra americana” e del “Tiro a segno”. Oggi banalità da fiera di paese, all’epoca il massimo del divertimento disponibile. Tanto la domatrice quanto il suo fidato compagno suscitarono nella non facile platea biellese il più vivo entusiasmo “pel loro coraggio, per la loro abilità e destrezza, quando si presentano al pubblico, impavidi, là in mezzo ai loro leoni, facendo dai medesimi eseguire diversi e terribili esercizi”.

 

Il 3 di giugno il serraglio piazzato nella parte occidentale degli attuali giardini pubblici Zumaglini continuava “ad essere visitato da numeroso concorso” Nouma Hawa era sempre “intrepida”, a suo agio nel gabbione, anche quando il leone Sultan e i suoi sei pari mettevano i brividi a tutti con i loro ruggiti e le loro zampate. La donna divenne l’argomento di conversazione in tutte le case di Biella. La ribalta era sua, ma nessuno ne conosceva le origini. Utilizzando Internet di solito certi dubbi vengono fugati, ma non in questo caso. C’è chi la vuole algerina di Constantine, chi la dice natia dell’antica Bisanzio, chi scrive che era circassa, chi indica la Romania o i Balcani come la sua patria visto che il suo nome d’arte, Nouma Hawa, in lingua rom significa “rosa nera” o qualcosa del genere. Quel che è certo, pare, è che dopo essersi ritirata nel 1915 si stabilì dalle parti di Ginevra dove visse circondata della stessa aura impenetrabile fatta di segreti e drammatiche avventure fino al 1926. Secondo alcuni era nata nel 1861. Come detto, non si sa con precisione dove. Si sposò due volte, dapprima con il grande Pernet che girava l’Europa con settanta belve e un elefante. Il domatore morì a Roma nel 1883 per un morso di un suo leone. La vedova ereditò il circo e si risposò con un altro importante impresario di quell’ambiente attivo a Lione.

 

Quando si presentò a Biella Nouma Hawa (il suo vero nome, ammesso che non si chiamasse davvero così, resta comunque sconosciuto) era quindi già moglie in seconde nozze con Monsieur Soulet, ma il marito non è mai menzionato al seguito. Il che fa pensare che il serraglio che tanto emozionò i nostri avi fosse tutto quanto di “madame la dompteuse”. Sul web si trovano notizie assai frammentarie, spesso prese e riprese da siti simili. Sembra però assodato che Nouma Hawa abbia subito numerosi attacchi dai suoi animali. Il primo proprio nel 1883 esibendosi con un leone alle “Folies Bergères”. Poi a Verviers l’anno dopo, ancora a causa di un leone. Infine a Bruxelles nel 1888 (non è chiaro se prima o dopo la tappa biellese) un orso bianco le artigliò un seno. Di sicuro la signora aveva molto da raccontare e la sua roulotte parcheggiata sulle rive del Lemano era frequentata come i migliori salotti. Ma mentre Nouma Hawa era acclamata in ogni dove e riempiva le pagine dei giornali di tutto il continente, un’altra Nouma Hawa si aggirava per l’Europa. All’epoca forse no, ma a distanza di più di un secolo c’è parecchia confusione. La seconda diva circense, nota come Principessa Nouma Hawa era nata a Baraolt (Romania) il 1° gennaio 1877 e in tutta la sua vita non superò mai gli 82 centimetri.

 

Mathilda Cajdos, questa la sua vera identità, si impose all’attenzione non solo degli amanti del circo per la sua abilità di domatrice, sebbene fosse minuscola. Le due Nouma Hawa si contesero i favori degli appassionati, ma non è dato a sapersi se si incontrarono o se si litigarono i diritti d’autore o la primazia su un nome così famoso e fecondo di successi. Difficile tuttavia che quella che stupì i biellesi nel 1888 fosse la più giovane. Se non altro perché i giornalisti di Biella la designarono come direttrice del circo, quindi un po’ troppo per una pur precoce e talentuosa performer. Eppure, come detto, i due personaggi si sovrappongono. Forse Papini vide la “piccola” romena e non la giunonica figlia del Caucaso. Più di una fonte sul web tratta della “donna più breve del mondo”, ma ne illustra le gesta con manifesti relativi a quella di statura standard.

Nel 1903, in occasione dell’annuale fiera di San Bartolomeo, il tendone di Nouma Hawa raggiunse di nuovo Biella. Il richiamo della manifestazione cittadina in sè e per sè non era già più quella di tre lustri prima, ma il grandioso serraglio garantiva da solo una straordinaria eccezione. Tra le solite bancarelle, gli stand un po’ tristi e i fumosi locali aperti sino a tardi non girava molta gente, ma nell’ultimo fine settimana di agosto del 1903, per assistere al ritorno della star “fu così strabocchevole la ressa del pubblico, che si dovette respingerne forzatamente una buona parte e abbreviare gli spettacoli dimezzandoli, per dar sfogo alla curiosità davvero epidemica della folla che attendeva impaziente e tumultuante”. Alla concorrenza, rappresentata dal Circo Travaglia, non rimasero che le briciole. Anche in questo caso si può essere abbastanza sicuri nel ricondurre quella seconda apparizione alla Nouma Hawa più in età, cioè non alla “mini” Principessa. In effetti quest’ultima già nel 1902 si era accasata negli Stati Uniti presso il “Buffalo Bill’s Wild West Show”. Con il mito del West la venticinquenne domatrice tascabile compì due trionfali tournée europee e nel 1908 convolò a nozze con il collega Maurice Gowdy. Lo sposo sfiorava i due metri! Più che di uno spettacolo di cowboy quello di quei due così ben assortiti doveva sembrare un assaggio del Circo Barnum. Purtroppo la Little Princess, che oltre a tenere a bada feroci felini sapeva cantare e danzare e parlare mezza dozzina di lingue, morì dando alla luce la prima figlia nel 1909 a Hot Springs.

 

Un’ultima notizia relativa alla Nouma Hawa che fu vista a Biella nel 1888 e nel 1903 si può leggere su “La Stampa” del 19 ottobre 1913. Ai biellesi si rizzarono i peli sulla nuca riandando ai “terribili esercizi” cui avevano assistito dieci o venticinque anni prima. Il circo della divina intrepida ormai prossima alla pensione si era installato in quel di Torino e una troupe cinematografica vi si era introdotta per girare una scena tra le bestie ruggenti. Il regista, anzi il “metteur en scène” Ubaldo Dal Colle aveva concordato con i domatori di far interagire l’attrice Adriana Costamagna con alcune delle fiere. Fuori dalla gabbia, ad assistere alle riprese, c’era anche la stessa Nouma Hawa che però non potè evitare che un leopardo sfuggisse al controllo e obbedisse al suo istinto predatorio e non agli ordini dei suoi addestratori. Il gattone maculato dovette accorgersi di quanto fosse appetitosa la giovine protagonista “della film” e non frappose indugi: balzò addosso alla Costamagna affondandole denti e unghie nella carne. L’intervento dei presenti fu immediato e la preda fu tratta in salvo. Viva, ma segnata a vita da profonde ferite al volto e al petto. Nouma Hawa c’era già passata. Per lei era soltanto un altro incidente sul lavoro, cose che capitano al circo.

Danilo Craveia

Nella breve novella “Tirocinio” il protagonista Carlino Sgro viene accolto dai suoi amici con una serie di coloriti epiteti, di eleganti insulti che i suoi amici gli riservano come tributo d’affetto: “Vecchia canaglia! Mummia inglese! Orangutàn! Figlio di Nouma Hawa!”. Luigi Pirandello scrisse il racconto nel 1905 inserendo un nome, anzi, forse, un nome d’arte davvero singolare, Nouma Hawa. Il genio letterario siciliano non lo impiegò con connotazioni positive, ma è significativo ugualmente. E Pirandello non fu l’unico autore a tramandare la memoria di quel personaggio: Giovanni Papini ne parla e anche il Giornalino di Gianburrasca, sempre nel 1905, ne citò le gesta. Se ne trovano infatti cenni un po’ ovunque, nelle memorie di Alfredo Frassati pubblicate dalla figlia Luciana e tra le righe del volume di Silvino Gonzato dedicato a Emilio Salgari.

 

Ma chi era Nouma Hawa o Numa Hava? Una donna misteriosa, un’artista circense di prima grandezza, famosissima in Italia e nel mondo intero. I suoi numeri tra le belve suscitavano enorme impressione e il tendone del suo grande serraglio attirava folle incontenibili. Non stupisce che la letteratura di fine Otto-inizio Novecento si sia accorta di lei, ne abbia fatta propria la figura ardita, mitica e un po’ estrema. Quella donna incarnava come poche prima di lei erotismo ed esotismo, sebbene fosse tutt’altro che bella, eppure alta, formosa, forte, vagamente discinta in mezzo alle belve. Un tripudio carnale di metafore e di rimandi freudiani tra schioccar di frusta e ringhiar di fiere. Il circo, anzi la gabbia come luogo franco di una giovane donna domatrice/dominatrice, in un mondo e in un tempo in cui quel ruolo era tutto maschile. Una vera e propria “déesse de la piste”, una dea della pista. Jacques Garnier scrisse di lei: “Nouma Hawa était auréolée d’un charme énigmatique et troublant qu’elle savait rendre presque magique”. E allo scrittore non sfuggì che “ses yeux fascinateurs exercent un pouvoir sur les animaux de toutes espèces, et peut être même sur les hommes…”. Gli uomini, come gli animali, ne erano ammaliati. Ma quello era il mestiere di Nouma Hawa, la “grande dompteuse” che tutti conoscevano da Roma a Parigi, da Torino a Londra. Quando arrivò a Biella la prima volta, nella primavera del 1888, quella donna era già avvolta nel suo stesso mistero, un velo che ne celò i tratti a lungo e che, ancora oggi, ne rende non facile l’identificazione. Anche perché in quello stesso periodo visse e calcò le piste dei circhi anche una sua omonima. Alle due del pomeriggio di sabato 26 maggio 1888 “in Piazza d’Armi si fece l’apertura del grande serraglio che sarà aperto tutti i giorni. Tutte le sere alle 8 ognuno potrà assistere a spettacolose rappresentazioni”. Il giornale domenicale, il liberale “L’Eco dell’Industria-Gazzetta Biellese”, segnalava che nel serraglio vi erano “leoni, leonesse, tigri reali, pantere, leopardi, iene, orsi bianchi, orsi neri, elefanti, ecc.”. Secondo l’articolista si trattava di un’occasione da non perdere, anzi sottolineava che per Biella quella era una “di quelle novità che fanno sempre piacere”. L’attrazione del circo era senza dubbio “l’entrata nelle gabbie dei due celebri domatori, la signora Nouma Hawa e del celebre americano Thompson”. Il tendone sarebbe rimasto a Biella non più di otto giorni. Nouma Hawa era la direttrice della carovana che offriva anche lo svago della “Giostra americana” e del “Tiro a segno”. Oggi banalità da fiera di paese, all’epoca il massimo del divertimento disponibile. Tanto la domatrice quanto il suo fidato compagno suscitarono nella non facile platea biellese il più vivo entusiasmo “pel loro coraggio, per la loro abilità e destrezza, quando si presentano al pubblico, impavidi, là in mezzo ai loro leoni, facendo dai medesimi eseguire diversi e terribili esercizi”.

 

Il 3 di giugno il serraglio piazzato nella parte occidentale degli attuali giardini pubblici Zumaglini continuava “ad essere visitato da numeroso concorso” Nouma Hawa era sempre “intrepida”, a suo agio nel gabbione, anche quando il leone Sultan e i suoi sei pari mettevano i brividi a tutti con i loro ruggiti e le loro zampate. La donna divenne l’argomento di conversazione in tutte le case di Biella. La ribalta era sua, ma nessuno ne conosceva le origini. Utilizzando Internet di solito certi dubbi vengono fugati, ma non in questo caso. C’è chi la vuole algerina di Constantine, chi la dice natia dell’antica Bisanzio, chi scrive che era circassa, chi indica la Romania o i Balcani come la sua patria visto che il suo nome d’arte, Nouma Hawa, in lingua rom significa “rosa nera” o qualcosa del genere. Quel che è certo, pare, è che dopo essersi ritirata nel 1915 si stabilì dalle parti di Ginevra dove visse circondata della stessa aura impenetrabile fatta di segreti e drammatiche avventure fino al 1926. Secondo alcuni era nata nel 1861. Come detto, non si sa con precisione dove. Si sposò due volte, dapprima con il grande Pernet che girava l’Europa con settanta belve e un elefante. Il domatore morì a Roma nel 1883 per un morso di un suo leone. La vedova ereditò il circo e si risposò con un altro importante impresario di quell’ambiente attivo a Lione.

 

Quando si presentò a Biella Nouma Hawa (il suo vero nome, ammesso che non si chiamasse davvero così, resta comunque sconosciuto) era quindi già moglie in seconde nozze con Monsieur Soulet, ma il marito non è mai menzionato al seguito. Il che fa pensare che il serraglio che tanto emozionò i nostri avi fosse tutto quanto di “madame la dompteuse”. Sul web si trovano notizie assai frammentarie, spesso prese e riprese da siti simili. Sembra però assodato che Nouma Hawa abbia subito numerosi attacchi dai suoi animali. Il primo proprio nel 1883 esibendosi con un leone alle “Folies Bergères”. Poi a Verviers l’anno dopo, ancora a causa di un leone. Infine a Bruxelles nel 1888 (non è chiaro se prima o dopo la tappa biellese) un orso bianco le artigliò un seno. Di sicuro la signora aveva molto da raccontare e la sua roulotte parcheggiata sulle rive del Lemano era frequentata come i migliori salotti. Ma mentre Nouma Hawa era acclamata in ogni dove e riempiva le pagine dei giornali di tutto il continente, un’altra Nouma Hawa si aggirava per l’Europa. All’epoca forse no, ma a distanza di più di un secolo c’è parecchia confusione. La seconda diva circense, nota come Principessa Nouma Hawa era nata a Baraolt (Romania) il 1° gennaio 1877 e in tutta la sua vita non superò mai gli 82 centimetri.

 

Mathilda Cajdos, questa la sua vera identità, si impose all’attenzione non solo degli amanti del circo per la sua abilità di domatrice, sebbene fosse minuscola. Le due Nouma Hawa si contesero i favori degli appassionati, ma non è dato a sapersi se si incontrarono o se si litigarono i diritti d’autore o la primazia su un nome così famoso e fecondo di successi. Difficile tuttavia che quella che stupì i biellesi nel 1888 fosse la più giovane. Se non altro perché i giornalisti di Biella la designarono come direttrice del circo, quindi un po’ troppo per una pur precoce e talentuosa performer. Eppure, come detto, i due personaggi si sovrappongono. Forse Papini vide la “piccola” romena e non la giunonica figlia del Caucaso. Più di una fonte sul web tratta della “donna più breve del mondo”, ma ne illustra le gesta con manifesti relativi a quella di statura standard.

Nel 1903, in occasione dell’annuale fiera di San Bartolomeo, il tendone di Nouma Hawa raggiunse di nuovo Biella. Il richiamo della manifestazione cittadina in sè e per sè non era già più quella di tre lustri prima, ma il grandioso serraglio garantiva da solo una straordinaria eccezione. Tra le solite bancarelle, gli stand un po’ tristi e i fumosi locali aperti sino a tardi non girava molta gente, ma nell’ultimo fine settimana di agosto del 1903, per assistere al ritorno della star “fu così strabocchevole la ressa del pubblico, che si dovette respingerne forzatamente una buona parte e abbreviare gli spettacoli dimezzandoli, per dar sfogo alla curiosità davvero epidemica della folla che attendeva impaziente e tumultuante”. Alla concorrenza, rappresentata dal Circo Travaglia, non rimasero che le briciole. Anche in questo caso si può essere abbastanza sicuri nel ricondurre quella seconda apparizione alla Nouma Hawa più in età, cioè non alla “mini” Principessa. In effetti quest’ultima già nel 1902 si era accasata negli Stati Uniti presso il “Buffalo Bill’s Wild West Show”. Con il mito del West la venticinquenne domatrice tascabile compì due trionfali tournée europee e nel 1908 convolò a nozze con il collega Maurice Gowdy. Lo sposo sfiorava i due metri! Più che di uno spettacolo di cowboy quello di quei due così ben assortiti doveva sembrare un assaggio del Circo Barnum. Purtroppo la Little Princess, che oltre a tenere a bada feroci felini sapeva cantare e danzare e parlare mezza dozzina di lingue, morì dando alla luce la prima figlia nel 1909 a Hot Springs.

 

Un’ultima notizia relativa alla Nouma Hawa che fu vista a Biella nel 1888 e nel 1903 si può leggere su “La Stampa” del 19 ottobre 1913. Ai biellesi si rizzarono i peli sulla nuca riandando ai “terribili esercizi” cui avevano assistito dieci o venticinque anni prima. Il circo della divina intrepida ormai prossima alla pensione si era installato in quel di Torino e una troupe cinematografica vi si era introdotta per girare una scena tra le bestie ruggenti. Il regista, anzi il “metteur en scène” Ubaldo Dal Colle aveva concordato con i domatori di far interagire l’attrice Adriana Costamagna con alcune delle fiere. Fuori dalla gabbia, ad assistere alle riprese, c’era anche la stessa Nouma Hawa che però non potè evitare che un leopardo sfuggisse al controllo e obbedisse al suo istinto predatorio e non agli ordini dei suoi addestratori. Il gattone maculato dovette accorgersi di quanto fosse appetitosa la giovine protagonista “della film” e non frappose indugi: balzò addosso alla Costamagna affondandole denti e unghie nella carne. L’intervento dei presenti fu immediato e la preda fu tratta in salvo. Viva, ma segnata a vita da profonde ferite al volto e al petto. Nouma Hawa c’era già passata. Per lei era soltanto un altro incidente sul lavoro, cose che capitano al circo.

Danilo Craveia

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