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Quando la fotografia sfiora la pittura

Quando la fotografia sfiora la pittura
Eventi e Cultura 30 Dicembre 2015 ore 12:58

“Vicini al cielo”. Pittura e fotografia. Due mondi diversi eppure così pronti a sfiorarsi, ad avvicinarsi, a identificarsi. Succede quindi che le suggestive visioni di montagna di Franca Reivella si confrontino con gli scatti magici di Gianfranco Bini nella mostra “Vicini al cielo” che si è aperta l'11 dicembre al Museo del Territorio di Biella (in via Quintino Sella 54 B). Ma non c'è gara, non c'è competizione tra i due artisti, piuttosto un legame sull'idea di bellezza, di sogno e di eterno che sanno suscitare le vette e i pendii innevati del nostro arco alpino.

L'idea di mettere insieme le due forme d'arte era venuta proprio al grande fotografo biellese nel 2009. Fu lui stesso a chiedere alla pittrice Franca Reivella di eseguire alcuni quadri sul tema della montagna: in questa maniera, unendo le loro visioni paesaggistiche, avrebbero offerto al visitatore un confronto particolare e affascinante.

E non sbagliava. Il progetto, però, non riuscì a concretizzarsi. Entrambi sono mancati lasciando un grande vuoto nella cultura biellese. Ma gli eredi, la figlia della pittrice, Emanuela Lanza, e il socio di Bini, Giuseppe Simonetti (co-fondatore della casa editrice “Lassù gli ultimi”), hanno deciso di realizzarlo ugualmente. Un lavoro non facile, che ha però portato infine all'allestimento della mostra, già particolarmente apprezzata dal pubblico. 

«Le maggiori difficoltà - spiega Emanuela Lanza - le abbiamo avute proprio nell'abbinamento delle foto con i quadri. L'archivio di Bini è immenso, non potevamo consultarlo tutto. Abbiamo quindi scelto di attingere a quattro raccolte: “M come Mucrone”, “Raffiche di vento (Monte Rosa) ”, “Colori” e “Dove nasce la luce”. E dalla loro selezione abbiamo cercato i quadri che potevano abbinarsi. Era un progetto importante per entrambi e siamo felici che si sia potuto realizzare. Se il bilancio della mostra sarà buono come pensiamo, potremo esportarla fuori Biella, forse in Valle d'Aosta».

Così, negli spazi del Museo del Territorio, oltre ad alcune opere pittoriche donate alla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, i quadri della serie “Neve ”, realizzati tra il 2009 e il 2012 dalla Reivella, interagiscono in maniera sorprendente con le immagini fotografiche di Bini: le macchie a contrasto delle visioni notturne delle vette innevate con la presenza continua di un' immobile e rassicurante luna, si alternano con gli scatti degli arditi controluce sublimati dalle nubi rosate, con i ghiacciai incantati, con la conca di Oropa immersa nel silenzio del paesaggio innevato.

Le grosse e veloci pennellate della pittrice che lasciano immaginare catene montuose, pascoli e boschi, trovano posto accanto alle fotografie di prati splendenti di ranuncoli e papaveri, a piccoli iceberg e ghiacci in movimento, fino ad arrivare ad atmosfere talmente rarefatte e irreali che per assurdo si avvicinano, potremmo dire, quasi alla pittura.

A Gianfranco Bini e alla sua opera fotografica immensa è dedicata anche una delle tre sale del museo con al centro un'antica macchina fotografica da studio interamente in legno lasciata dal papà: lì ci sono le sue foto della gente di montagna, quelle di grande formato e già incorniciate, con gli scorci del lavoro nei campi e nelle baite, il grano dorato e le donne al focolare. Quella montagna tanto immortalata e tanto amata, che viene ricordata anche con un'immagine dello stesso Bini: seduto sui gradini di pietra di una baita con i pantaloni da roccia, i grossi calzettoni di lana e gli scarponi di pelle, che ci guarda e ci sorride.

La mostra è visitabile fino al 17 gennaio orari: da mercoledì a domenica : 15-18,30, chiusa il 1 gennaio, ingresso libero. 

Luisa Benedetti

“Vicini al cielo”. Pittura e fotografia. Due mondi diversi eppure così pronti a sfiorarsi, ad avvicinarsi, a identificarsi. Succede quindi che le suggestive visioni di montagna di Franca Reivella si confrontino con gli scatti magici di Gianfranco Bini nella mostra “Vicini al cielo” che si è aperta l'11 dicembre al Museo del Territorio di Biella (in via Quintino Sella 54 B). Ma non c'è gara, non c'è competizione tra i due artisti, piuttosto un legame sull'idea di bellezza, di sogno e di eterno che sanno suscitare le vette e i pendii innevati del nostro arco alpino.

L'idea di mettere insieme le due forme d'arte era venuta proprio al grande fotografo biellese nel 2009. Fu lui stesso a chiedere alla pittrice Franca Reivella di eseguire alcuni quadri sul tema della montagna: in questa maniera, unendo le loro visioni paesaggistiche, avrebbero offerto al visitatore un confronto particolare e affascinante.

E non sbagliava. Il progetto, però, non riuscì a concretizzarsi. Entrambi sono mancati lasciando un grande vuoto nella cultura biellese. Ma gli eredi, la figlia della pittrice, Emanuela Lanza, e il socio di Bini, Giuseppe Simonetti (co-fondatore della casa editrice “Lassù gli ultimi”), hanno deciso di realizzarlo ugualmente. Un lavoro non facile, che ha però portato infine all'allestimento della mostra, già particolarmente apprezzata dal pubblico. 

«Le maggiori difficoltà - spiega Emanuela Lanza - le abbiamo avute proprio nell'abbinamento delle foto con i quadri. L'archivio di Bini è immenso, non potevamo consultarlo tutto. Abbiamo quindi scelto di attingere a quattro raccolte: “M come Mucrone”, “Raffiche di vento (Monte Rosa) ”, “Colori” e “Dove nasce la luce”. E dalla loro selezione abbiamo cercato i quadri che potevano abbinarsi. Era un progetto importante per entrambi e siamo felici che si sia potuto realizzare. Se il bilancio della mostra sarà buono come pensiamo, potremo esportarla fuori Biella, forse in Valle d'Aosta».

Così, negli spazi del Museo del Territorio, oltre ad alcune opere pittoriche donate alla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, i quadri della serie “Neve ”, realizzati tra il 2009 e il 2012 dalla Reivella, interagiscono in maniera sorprendente con le immagini fotografiche di Bini: le macchie a contrasto delle visioni notturne delle vette innevate con la presenza continua di un' immobile e rassicurante luna, si alternano con gli scatti degli arditi controluce sublimati dalle nubi rosate, con i ghiacciai incantati, con la conca di Oropa immersa nel silenzio del paesaggio innevato.

Le grosse e veloci pennellate della pittrice che lasciano immaginare catene montuose, pascoli e boschi, trovano posto accanto alle fotografie di prati splendenti di ranuncoli e papaveri, a piccoli iceberg e ghiacci in movimento, fino ad arrivare ad atmosfere talmente rarefatte e irreali che per assurdo si avvicinano, potremmo dire, quasi alla pittura.

A Gianfranco Bini e alla sua opera fotografica immensa è dedicata anche una delle tre sale del museo con al centro un'antica macchina fotografica da studio interamente in legno lasciata dal papà: lì ci sono le sue foto della gente di montagna, quelle di grande formato e già incorniciate, con gli scorci del lavoro nei campi e nelle baite, il grano dorato e le donne al focolare. Quella montagna tanto immortalata e tanto amata, che viene ricordata anche con un'immagine dello stesso Bini: seduto sui gradini di pietra di una baita con i pantaloni da roccia, i grossi calzettoni di lana e gli scarponi di pelle, che ci guarda e ci sorride.

La mostra è visitabile fino al 17 gennaio orari: da mercoledì a domenica : 15-18,30, chiusa il 1 gennaio, ingresso libero. 

Luisa Benedetti