Straniero ucciso, un centinaio in piazza

Straniero ucciso, un centinaio in piazza
10 Dicembre 2009 ore 10:46

(10 dic) Un centinaio di persone per Ibrahim M’Bodi, ucciso a coltellate dal datore di lavoro. Una manifestazione silenziosa, composta, in alcuni momenti commovente. Soprattutto quando il fratello della vittima, il sindacalista Adam, raccoglieva la solidarietà e le condoglianze di decine di persone: dal poliziotto Rinaldo Fois all’operaio Fiorenzo Brunazzi, passando per i connazionali e i conoscenti. Non sono mancate attestazioni di dolore e di rispetto da parte del prefetto Pasquale Manzo e del sindaco Dino Gentile, che andranno a rendere omaggio a Vercelli alla salma della vittima. Ha sfilato la comunità musulmana, quella africana e, in buona parte, degli edili della Cgil, della Cisl e della Uil. Una goccia del mare… A gennaio è in programma in città una manifestazione nazionale sui temi dei migranti e del lavoro. Obiettivo mobilitare migliaia di persone. Un centinaio di persone per Ibrahim M’Bodi, ucciso a coltellate dal datore di lavoro. Una manifestazione silenziosa, composta, in alcuni momenti commovente. Soprattutto quando il fratello della vittima, il sindacalista Adam, raccoglieva la solidarietà e le condoglianze di decine di persone: dal poliziotto Rinaldo Fois all’operaio Fiorenzo Brunazzi, passando per i connazionali e i conoscenti. Non sono mancate attestazioni di dolore e di rispetto da parte del prefetto Pasquale Manzo e del sindaco Dino Gentile, che andranno a rendere omaggio a Vercelli alla salma della vittima. Ha sfilato la comunità musulmana, quella africana e, in buona parte, degli edili della Cgil, della Cisl e della Uil. Una goccia del mare… A gennaio è in programma in città una manifestazione nazionale sui temi dei migranti e del lavoro. Obiettivo mobilitare migliaia di persone.
Bandiere sindacali, qualche sciarpa del Senegal (nazionalità della famiglia M’Bodi) e alcuni cartelloni hanno fatto da cornice alle due ore di manifestazione, organizzata per difendere i diritti dei lavoratori, nel quadro dell’omicidio di Zumaglia. Presente una delegazione dell’ambasciata senegalese, ricevuta in Prefettura insieme ai sindacalisti. Non ci sono stati slogan e non ci sono stati cori durante il presidio, spesso avvolto in un’atmosfera quasi funebre. S’è vista invece qualche lacrima da parte dei familiari e degli amici di Ibrahim e di Adam; quest’ultimo sempre aristocraticamente sobrio per tutta la mattinata, nonostante il lutto. I manifestanti hanno pacificamente bloccato la strada di fronte al palazzo del governo, sotto il controllo delle forze dell’ordine, che hanno indirizzato il traffico delle auto sulle parallele a via Repubblica. Consentito invece il passaggio ai bus di linea, con qualche rallentamento. Nessuna protesta e nessun momento di tensione. Le telecamere digitali della Digos hanno comunque filmato tutto e tutti.
«La crisi acuisce i problemi sociali – dice Piero Tarizzo, per gli edili della Cisl -. Sono centinaia gli ex operai che s’arrabattano come partite iva, tra precariato e problemi economici. Un boom con il trucco, sotto il quale di lavoro vero ce n’è poco». «La crisi produce anche un imbarbarimento dei rapporti di lavoro» ha detto il segretario della Cgil Federico Trombini. Dino Gentile ha spiegato: «Conosco la famiglia M’Bodi. Persone splendide. Capisco il loro dolore. Una vicenda amara, che non va generalizzata. Certo il Biellese sta vivendo un trauma economico. Una volta chi arrivava da noi posava la valigia a terra ed entrava in filatura. Oggi non è più così. Ma Biella resta una città accogliente e solidale. Questo è solo un episodio». Di tutt’altro avviso Roberto Pietrobon, consigliere comunale comunista: «Dove sono i biellesi? E se l’omicidio fosse avvenuto a parti inverse? Oggi avremmo visto una sfilata di autorità pubbliche, come per una cerimonia ufficiale. Brutto segnale per una storia drammatica». «Ho sentito una solidarietà vera e profonda – ha dichiarato Adam M’Bodi -. Sia dei lavoratori sia delle istituzioni. Il dolore personale resta. Ma questi sentimenti mi hanno colpito». Tanti i lavoratori stranieri presenti alla mattinata di mobilitazione, molti dei quali pronti a raccontare vicende di sfruttamento e di pagamenti mancati. C’era chi esibiva un assegno scoperto ricevuto come pagamento, chi mostrava documenti di contratti non rispettati dai datori di lavoro e chi raccontava fatti di caporalato subiti. Tutte storie di questo mondo. Nella foto Ruben Bena un momento della prostesta

10/12/2009

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