Otto scrittori per ventidue racconti... diversi

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(5 gen) Otto scrittori alle prese con narrazioni sgorgate da una vena di parole fresche come acqua di montagna; ventidue racconti, diversissimi eppure ugualmente gradevoli, da leggere tutti d’un fiato; un insegnante di scrittura creativa che, dopo aver guidato, ascoltato, consigliato, ha scoperto di avere in mano “non più un quaderno di esercizi, ma una narrativa compiuta con modi e temi di qualità”. È nata così l’antologia a più voci "Mia madre era figlia unica e altri 22 racconti", edita da Joker e introdotta da Marco Conti, docente, scrittore e giornalista.
Otto scrittori alle prese con narrazioni sgorgate da una vena di parole fresche come acqua di montagna; ventidue racconti, diversissimi eppure ugualmente gradevoli, da leggere tutti d’un fiato; un insegnante di scrittura creativa che, dopo aver guidato, ascoltato, consigliato, ha scoperto di avere in mano “non più un quaderno di esercizi, ma una narrativa compiuta con modi e temi di qualità”. È nata così l’antologia a più voci "Mia madre era figlia unica e altri 22 racconti", edita da Joker e introdotta da Marco Conti, docente, scrittore e giornalista.
Si parte dai giorni lontani, ma sempre così presenti nella memoria, di Patrizia Marchetti, la cui scrittura lieve accarezza il lettore, lasciandogli un senso di nostalgia mista ad allegria. Il destino avrebbe dovuto concederle tante altre occasioni per far emergere ulteriormente il dono letterario chiarissimo in questa Autrice dalle pagine intense. Sono rimaste a ricordarcelo i suoi racconti intessuti con ricordi d’infanzia e con personaggi del calibro dell’Angiolina o di suo fratello colonnello.
A Donatella Lanza, bravissima nel raccontare la storia della badante straniera alle prese con le rigidità di chi non intende lasciare un ruolo conquistato a fatica, ma soprattutto ad interpretare le vicissitudini di Dafne, abilissima a sparare e a confondere la strada della vita, vadano applausi convinti.
Il fascino delle parole, dell’enigmistica, dei giochi lessicali strega gli interpreti degli episodi scritti da Paola Degiorgi: “Ho pensato a te come a una parola, l’unica che non ho voluto cercare. Una parola rotonda e cangiante che da sola possa mutare il nostro destino...”.
Dalla penna di Renato D’Urtica riprendono vita gli abitanti di una piccola città di provincia, quieta e sonnolenta, come i fratelli Borghi e le loro regole di vita; o quel tipo “accomodante” che decide di pianificare un uxoricidio; e ancora i due amici fraterni, legati anche da un amore impossibile per la stessa donna: sono porte scorrevoli al di là delle quali scorre il mondo e si presentano occasioni perdute, di cui rimane, “almeno per poco, il disperato, struggente e dolcissimo desiderio di lei”.
All’interno di una farmacia si perde il senso della vita veramente vissuta, così che il dottor Ginotti e poi il fedifrago Sandro cercano attraverso Internet di ricollegarsi con un mondo sognato. Di questi viaggi segreti e osteggiati si fa interprete Maura Rastellino, mentre Ivana Nerva dipinge "L’erba del vicino", con il ragionier Guido Renzi alla ricerca di un altro se stesso, che difficilmente lo farà felice a lungo.
Chiudono la raccolta di racconti Mario Nardi, con il suo postino della bassa Valle Elvo, con lo sfigatron Venato che lavora alla Posta Inevasa e con il divertissement delle parole in libertà; e Silvia Arrivabene, che con immediatezza arriva al lettore grazie a "La malattia della leggerezza", laddove vorrebbe essere contagiata dalla spensieratezza, “affogare nella morbidezza delle nuvole zuccherose e ubriacarmi con la musica assordante dell’autoscontro”.
Per la bontà del libro si deve ringraziare anche il docente Conti che, con passione, ha seguito per anni chi si sa far sedurre dalla magia della narrazione.
Mariella Debernardi

5 gennaio 2011

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