Ex cecchino racconta la guerra

Ex cecchino racconta la guerra
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(16 lug) Libri crudi e crudeli, senza speranza, per un autore che racconta la guerra e la morte senza fronzoli e con una durezza per stomaci forti. Storie amorali e autobiografiche di un’umanità oltre il muro dell’Occidente opulento. Libri crudi e crudeli, senza speranza, per un autore che racconta la guerra e la morte senza fronzoli e con una durezza per stomaci forti. Storie amorali e autobiografiche di un’umanità oltre il muro dell’Occidente opulento. Nicolai Lilin è molto più di uno scrittore di culto, grazie ai suoi due libri (“Educazione siberiana” e “Caduta libera”, entrambi pubblicati da Einaudi) è una sorta di innovatore letterario, perché in Italia nessuno ha mai raccontato le esperienze belliche con tanto realismo, al punto d’arrivare a disturbare anche il lettore più consumato al genere. Come è avvenuto in diverse occasioni. A Torino, per esempio, durante un incontro al Circolo dei lettori di via Bogino, non pochi sono rimasti turbati dai dettagli che l’ex soldato ha raccontato della guerra in Cecenia, che ha combattuto quando era poco più che maggiorenne. Primi piani di una realtà angosciante e tagliente come la morte dell’innocenza e della speranza, prime vittime di ogni conflitto.
Per chi vorrà entrare nell’universo letterario e nella dimensione esistenziale di Lilin, l’appuntamento è per domenica ad Andorno Micca, nell’ambito del “Libra Festival” (ore 21, ingresso libero al parco “La Salute”). L’autore incontrerà lettori e curiosi, per un faccia a faccia sulle sue opere e sulle sue esperienze di vita.
Ex cecchino di un reparto speciale dell’esercito russo, Lilin sta lavorando con la nazionale giovanile di basket in carrozzella, per diventarne testimonial. Inoltre presto collaborerà con Gabriele Salvatores per far diventare “Educazione siberiana” un film. «E’ pure impegnato in altre iniziative benefiche e con i giovani» assicurano dal suo ufficio stampa, forse per smorzare l’immagine di maledetto che è stata appiccicata al talentuoso scrittore della Repubblica Moldava, vista anche la sua fama di tatuatore a Torino. Pure in questo caso si tratta di un retaggio dell’educazione ricevuta, appartenendo a una famiglia di criminali siberiani, in Transinstria, tra coltelli (“pica”), pistole (“amante” e “zia”) e poliziotti da combattere e disprezzare come feccia dell’umanità, secondo un codice tanto brutale quanto inappellabile. Lilin, in Italia dal 2003, ha venduto oltre 100 mila copie, ricevendo pubblici elogi da Roberto Saviano, oltre a qualche critica. «Sono una persona normale, come tante. Sono stato un soldato, vivendo la dura realtà della guerra. Anche a Scampia, però, molti giovani vivono in mezzo alle armi, alla morte e al degrado. La guerra è tutto questo, da sempre - racconta Lilin, al telefono, con passione -. In molti mi vogliono peggiore di quello che sono e sono stato. Avevo vent’anni e ho fatto il mio dovere. In guerra si uccide o si viene uccisi. Orrori? Certo. Ma la colpa è dei politici che dichiarano le guerre e non dei soldati che le devono combattere. Io ho fatto il mio dovere. Solo chi ha vissuto l’inferno della guerra può capire e giudicare». Sulle crudeltà, raccontate in “Caduta libera”, Lilin aggiunge: «Eravamo un piccolo gruppo di esploratori e non potevamo fare prigionieri... Liberarli significava farsi uccidere poco dopo... Non sono fiero di quello che abbiamo fatto, ma le regole della guerra sono brutali, dalla notte dei tempi. E’ da ipocriti parlare di morale, di bene e di male tra i bombardamenti, il sangue e i cadaveri. Purtroppo i civili sono le vittime che soffrono di più. Ma è un orrore anche vedere dal divano di casa bambini dilaniati in attentati terroristici, attraverso la televisione, e poi pensare alla cena con la famiglia oppure alla partita della Nazionale». Cartoline da un mondo senza eroi e senza poesia, purtroppo, maledettamente reale. Nella foto lo scrittore

16 luglio 2010

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