Eventi e Cultura

Marco Malvaldi, un romanziere per caso

Marco Malvaldi, un romanziere per caso
Eventi e Cultura 29 Novembre 2013 ore 21:24

Quale sia la formula chimica di un buon romanzo forse non lo sa neanche Marco Malvaldi, il chimico-romanziere scoperto nel 2007 da Sellerio. Ma se i suoi libri fossero elementi chimici, di certo sarebbero composti da atomi leggeri.
I suoi lavori infatti scorrono con una leggerezza e una luminosità che incollano alle pagine pur senza indugiare in colpi di scena ad hoc o distillati di suspense.
Malvaldi, semplicemente, racconta storie. E le racconta bene.

Lei ha dichiarato che ci sono così tante storie belle in giro che non è giusto tenerle per sé: è questo che deve fare un romanziere, donare storie?
«Proprio così. Facendo questo tipo di mestiere si incontrano tantissime persone. E alcune di queste meritano di essere raccontate. Io faccio questo, ascolto cos’ha da dire la gente e provo a riportarlo nei miei libri».

Così è successo anche per il suo ultimo lavoro, Argento vivo, (presentato giovedì scorso alla Libreria Giovannacci in via Italia, foto). Nell'ultima pagina si legge che la trama è frutto di un’idea di sua moglie...
«La genesi di questo romanzo è davvero curiosa. Un giorno mio figlio più piccolo ha fatto cadere il computer su cui stavo lavorando a Milioni di milioni, il libro che ho pubblicato l’anno scorso. A quel punto mia moglie ha cominciato ad immaginare cosa succederebbe se venisse rubato il pc su cui uno scrittore sta scrivendo il suo romanzo senza fare copie di backup. Ha scritto un soggetto, e io l’ho trasformato in un libro».

Argento vivo, appunto. Tra l’altro la metafora del titolo è davvero riuscita, ce la spiega?
«Grazie. Ebbene, io credo che una buona commedia degli equivoci debba comportarsi proprio come l’argento vivo, ovvero il mercurio contenuto nei termometri. All’inizio del romanzo avviene qualcosa che rompe il termometro e sparge il mercurio, che si divide in piccole gocce impazzite. Ma alla fine del libro tutte dovrebbero ricomporsi in un’unica sfera perfetta e lucida di metallo liquido».

E qui torniamo alla sua prima professione, quella di chimico. Come ha fatto a diventare romanziere?
«Per c... Diciamo per caso. Stavo scrivendo la mia tesi al dipartimento di chimica di Pisa, il posto più infame di tutto l’emisfero nord, intriso della puzza dei laboratori. Così per provare a salvarmi mi sono messo a scrivere proprio quello che avrei voluto leggere in quel momento, ovvero un romanzo giallo senza grandi pretese. E l’ho messo nel cassetto».

E cosa l’ha convinta a tirarlo fuori?
«All’università ero anche rappresentante degli studenti e il mio ruolo, non certo invidiabile, mi imponeva di redigere i verbali delle assemblee. Per renderlo meno noioso cercavo di condire un po' questi documenti con qualche storiella. Quando mi sono accorto che alla mailing list per ricevere i verbali si erano iscritte centinaia di persone solo per leggere quello che scrivevo, ho pensato al romanzo che avevo nel cassetto e l’ho inviato a parecchie case editrici. Sellerio è l’unica che mi ha risposto».

Dai suoi primi romanzi è stata tratta una mini serie tv andata in onda in questi giorni su Sky, “I delitti del Bar Lume”, come le è sembrata?
«Li ho guardati assieme ad amici, con un po’ di emozione. Sono venuti bene, anche se potevano riuscire meglio. Un po’ come tutto, del resto. Forse ha influito anche il fatto che Carlo Monni, l’attore che interpreta Ampelio Viviani, non stava bene (è scomparso infatti poco dopo la fine delle riprese, ndr). Nel complesso, però, sono soddisfatto. Anzi, c’è la possibilità che escano altri episodi. Poi, se la gente dice che i film sono belli ma i libri sono meglio, io non è che me ne dispiaccio».
Matteo Lusiani

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