Marco Capra, ragazzo d’oro negli States

05 Marzo 2009 ore 13:47
Marco Capra
ragazzo d’oro

Il ventottenne occhieppese primo classificato
nelle ciaspole agli Special Olympics, negli Usa
 
 

(19 feb) “Bentornato, Marco. Sei grande”. Così recita lo striscione preparato dai bambini e dalle maestre delle scuole di Occhieppo Inferiore per il loro campione. E lui, Marco Capra (nella foto), osserva soddisfatto quella scritta che campeggia sulla cancellata di casa e mostra con orgoglio la medaglia d’oro conquistata la settimana scorsa negli Stati Uniti: primo classificato nelle ciaspole, sulla distanza degli 800 metri, ai Giochi Mondiali Invernali Special Olympics dell’Idaho.
 

 

Marco Capra
ragazzo d’oro

Il ventottenne occhieppese primo classificato
nelle ciaspole agli Special Olympics, negli Usa


 

“Bentornato, Marco. Sei grande”. Così recita lo striscione preparato dai bambini e dalle maestre delle scuole di Occhieppo Inferiore per il loro campione. E lui, Marco Capra (nella foto con mamma e papà), osserva soddisfatto quella scritta che campeggia sulla cancellata di casa e mostra con orgoglio la medaglia d’oro conquistata la settimana scorsa negli Stati Uniti: primo classificato nelle ciaspole, sulla distanza degli 800 metri, ai Giochi Mondiali Invernali Special Olympics dell’Idaho.
Di ritorno dalla trasferta statunitense, e circondato dall’affetto di mamma Mariuccia, di papà Ezio e della sorella Cristiana, Marco (che proprio ieri è stato festeggiato in municipio, alla presenza del sindaco, Osvaldo Ansermino) si racconta attraverso le sue foto, i suoi trofei, le sue medaglie. Già, perché il ventottenne occhieppese è un atleta a tutto tondo e pratica a livello agonistico diverse discipline sportive: nuoto, atletica, equitazione e ciaspole. Gioca anche a basket, sebbene a questo sport preferisca di gran lunga il golf.
«Tutto è cominciato per caso, una decina di anni fa – dice la mamma – quando io e mio  marito abbiamo deciso di iscriverlo a nuoto. All’inizio Marco non ne voleva sapere, e, ogni volta che doveva andare al corso, si nascondeva sotto il tavolo della nonna e si metteva a gridare: “Aiuto, il papà mi vuole annegare!”. Con il passare del tempo, invece, ha scoperto che nuotare gli piaceva; ha iniziato a fare le prime gare. E a vincerle».

A poco a poco sono arrivati gli altri sport, compresa l’arrampicata, e ora, tra una competizione e un allenamento, a casa non c’è quasi mai. Per trovarlo bisogna andare al Pralino oppure al Mompolino, dove si allena con Chanty, la sua cavalla che, come dice mamma Mariuccia, «ha un bel caratterino». Ad accompagnare Marco negli allenamenti e nelle gare c’è sempre papà Ezio. Assente, tuttavia, nella trasferta negli Usa della settimana scorsa (il giovane occhieppese è volato oltreoceano in compagnia del suo allenatore, Marco Marangone, e dei suoi compagni di squadra). «Abbiamo saputo che Marco aveva vinto l’oro seguendo le gare su internet – si lamenta la mamma -. Lui non ha nemmeno pensato di avvisarci. A telefonarci è stato il suo tecnico, pensi un po’…». «Avevo il cellulare scarico», prova a giustificarsi il campione, ma lo sguardo vivace con cui lo dice lascia intendere che, durante quel soggiorno, le sue priorità fossero altre. Non c’era tempo, negli States, per pensare a mamma e papà, rimasti a casa ad accudire i suoi due cani e cinque gatti. Non c’era tempo per pensare  alla sorella Cristiana, di due anni più giovane di lui. Nell’Idaho, Marco, era con i suoi amici e le sue (tante) amiche, che lui chiama affettuosamente “sorelle”. Tutti insieme, a gareggiare e a divertirsi. E poi c’era sempre un pensiero per la bella Manuela («il mio amore», dice affettuosamente, mostrando una foto scattata con il telefonino), la ragazza che gli fa battere forte forte il cuore. Come il Milan, squadra di cui è super-tifoso («il mio giocatore preferito? Il portiere Dida. Ma mi piace molto anche Kakà»).
Mamma Mariuccia guarda con infinita dolcezza il suo campione, e, con un pizzico di rabbia, afferma: «Si parla tanto di non emarginare questi ragazzi e poi non si fa niente per integrarli nel mondo del lavoro. Sarebbe ora che gli enti competenti facessero qualcosa per tutti i giovani che sono in questa situazione».
Marco la ascolta, le getta le braccia intorno al collo, le stampa un bacio sulla guancia e pensa al suo futuro. Adesso, nel suo medagliere, c’è un oro in più da custodire gelosamente.
Lara Bertolazzi
bertolazzi@primabiella.it

19 febbraio 2009

 

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