Eventi e Cultura

La mano di due vescovi biellesi sulle nozze dei re

La mano di due vescovi biellesi sulle nozze dei re
Eventi e Cultura 31 Luglio 2016 ore 13:03

I fedeli lettori del "Press" di Philadelphia erano abituati alle corrispondenze dall'estero e le cercavano con avidita? nelle colonne del loro quotidiano preferito. Da cinque anni erano informati di quanto avveniva in patria e nel mondo intero dalle pagine del foglio democratico e indipendente fondato dall'ex Direttore della Camera dei Rappresentanti, John Weiss Forney.

 La mattina presto di martedi? 18 novembre 1862 i piu? assidui o i meno impegnati lettori del "Press" erano gia? arrivati a quel trafiletto che cominciava con "A Turin letter says: «A singular incident occurred at Turin on the occasion of the Princess Pia's marriage...". I progressisti statunitensi dovevano essere piuttosto sorpresi per come la vecchia Europa fosse ancora impantanata nelle antiche questioni di etichetta e di protocollo previste per le nozze principesche, in questo caso quelle della Principessa Maria Pia di Savoia con Luigi I di Braganza, re del Portogallo. I fedeli lettori del "Empire" di Sydney erano abituati alle corrispondenze dall'estero e le cercavano con avidita? nelle colonne del loro quotidiano preferito. Da dieci anni erano informati di quanto avveniva in patria e nel mondo intero dalle pagine del foglio liberale fondato dall'indipendentista Henry Parkes, futuro premier del Nuovo Galles del Sud.

La mattina presto di mercoledi? 24 dicembre 1862 i piu? assidui o i meno impegnati lettori del "Empire" erano gia? arrivati a quel trafiletto che cominciava con "A mercenary priest. A singular incident occurred at Turin on the occasion of the Princess Pia's marriage...". I progressisti australiani dovevano essere piuttosto sorpresi per come la vecchia Europa fosse ancora impantanata nelle antiche questioni di etichetta e di protocollo previste per le nozze principesche, in questo caso quelle della Principessa Maria Pia di Savoia con Luigi I di Braganza, re del Portogallo.

Lincidente e il vescovo Losana. Nel curioso incidente citato nell'attacco del breve articolo era coinvolto "the bishop of Biella", cioe? il vescovo di Biella, ovvero mons. Giovanni Pietro Losana. Magia dei massmedia e del web: dopo piu? di un secolo e mezzo si puo? scoprire tramite una ricerca su Internet un fatto (ammesso che sia vero, ma non c'e? ragione di dubitarne) non noto alla storiografia locale. E per quanto minimo possa essere stato l'avvenimento in oggetto, e? stupefacente la singolare triangolazione spazio-temporale che lo rivela unendo allora tre continenti e noi oggi. E' come se qualcuno, oltre a inviare una lettera in Nord America e un'altra in Australia nel 1862, ne avesse spedita ancora un'ultima in un'epoca futura, la nostra. Tra l'altro nessuno di noi e? abbonato al "Press" e nemmeno al "Empire" (il primo ha chiuso i battenti nel 1920, il secondo gia? nel 1875). La rete e? l'unica vera macchina del tempo attualmente in funzione. La notizia di per se? e? poca cosa, ma innesca una piccola concatenazione di spunti d'interesse. E allora, che cosa avvenne di tanto fuori dall'ordinario per far si? che il "bishop of Biella" attraversasse gli oceani? Beh, in pochissime parole il nostro monsignor Losana fu chiamato a cercare di risolvere una incresciosa situazione figlia dei pessimi rapporti intercorrenti tra Regno d'Italia e Santa Sede. Secondo i due giornali (di fatto il "pezzo" e? identico su entrambi), il clero della Cattedrale di Torino, che era anche la chiesa parrocchiale competente sul Palazzo Reale, il 27 settembre 1862 si era rifiutato di celebrare il matrimonio in chiesa perche? doveva essere effettuato per procura (il monarca portoghese non poteva essere presente ed era stato rappresentato da un principe di Savoia). I collegiali della Chiesa metropolitana di San Giovanni Battista, tuttavia, presentarono alla Regia Cancelleria un ordine per 20.000 franchi, la tassa usuale per un matrimonio reale. Vittorio Emanuele II, pero?, invece di apporre la sua firma perche? fosse liquidato il pagamento, scrisse al vescovo di Biella per girare a quest'ultimo la stessa cifra a titolo di offerta. Da parte sua mons. Losana stava (invano) cercando di convincere il Sovrano a modificare la decisione che aveva preso perche? aveva considerato il rifiuto di celebrare le nozze della figlia come un affronto personale, oltre che un atto di lesa maesta?. Non e? chiaro come la vicenda sia finita sebbene la sposa fosse la figlioccia di Papa Pio IX e il legame tra i due molto forte. Ragion di stato e vincoli parentali, o quasi, si intrecciarono in modo contraddittorio, come spesso accadeva a quei livelli sociali. Nel mezzo si trovo? "the Bishop of Biella" che, pero?, pur reggendo una piccola diocesi, si muoveva con destrezza in quei contesti. E conosceva piuttosto bene la principessa divenuta regina del Portogallo. La giovane Maria Pia, tra l'altro, aveva visitato Oropa e Graglia nel 1859 e aveva lasciato la sua firma nella Cappella del Paradiso sul Sacro Monte della Madonna Nera, mentre aveva lasciato un suo "manufatto" (una sorta di piccola capanna realizzata da lei stessa) nella Cappella del Presepio del Sacro Monte della Madonna Lauretana. La storia di Maria Pia di Savoia (1847-1911), interessante e tragica, merita di essere approfondita, come anche le connessioni costanti e varie tra mons. Giovanni Pietro Losana (1793-1873) e i Savoia.

Un altro vescovo fa noti-zia. Ma questa chiacchierata deve aver termine come e? iniziata. Su giornali lontani nel tempo e nello spazio, con un altro "bishop of Biella" e con un altro episodio pressoche? ignoto correlato a un matrimonio piu? o meno regale. Il "Washington Evening Star", il "Daily Missoulian" e il "Baltimore Der Deutsche Correspondent" (pubblicato in lingua tedesca) del 15 novembre 1910 diedero spazio alle nozze avvenute tra il principe Napoleone Vittorio Gerolamo Federico Bonaparte (1862- 1926), nipote di Napoleone I ed erede riconosciuto della dinastia, e la principessa Clementina Albertina Maria

Leopoldina di Saxe-Coburgo Gotha, cioe? Clementina del Belgio (1872-1955). La cerimonia si svolse nel castello di Moncalieri il 14 novembre dove si era ritirata la madre dello sposo, Maria Clotilde di Sa- voia, sorella della succitata Maria Pia. Maria Clotilde, de- ceduta nel 1911, fu sempre considerata una "santa civile" ed ebbe come cappellano, amico e confidente sino alla morte mons. Giovanni An- drea Masera, nato proprio a Moncalieri nel 1867 e morto a Colle Val d'Elsa (Siena) nel 1926. Monsignor Masera fu "bishop of Biella" dal 1906 al 1912 e, vista la sua familiarita? con la principessa sabauda e i suoi congiunti, fu chiamato a celebrare il matrimonio tra il Bonaparte (esule in Italia) e la Saxe-Coburgo Gotha. Anche i giornali nazionali, tra cui "La Stampa", diffusero la notizia, ma le biografie piu? complete del vescovo Masera (per esempio quella del Lebole) la tacciono. Il canonico Bessone nel suo volume su mons. Losana tratta brevemente anche di mons. Masera e riporta di una "voce" che voleva lo stesso Giovanni Andrea Masera non figlio dei suoi genitori ufficiali, bensi? un "napoleonide", il che non farebbe che conferire alla "privatissima" funzione matrimoniale di Moncalieri ancor di piu? il carattere di un avvenimento gestito "tutto in famiglia", dove Sua Eccellenza celebrante era considerata a buon diritto di casa, e non solo perche? conosceva ben piu? degli altri i segreti della "santa" Maria Clotilde di Savoia e dei suoi eredi e successori. Anche in questo caso e? Internet a connettere noi e quella circostanza importante, ma sconosciuta, verificatasi a cento chilometri da qui, cento anni fa. Compiendo, pero?, un ampio e imprevedibile "giro" passando per Washington, Baltimora e Missoula, una cittadina grande appena piu? di Biella e appoggiata sulle Montagne Rocciose a seicento chilometri dall'Oceano Pacifico, al confine con l'Idaho, famosa solo perche? ci e? nato David Linch. Il web permette di "ab- bonarsi" con decenni o secoli di ritardo a vetusti "newspaper" di mezzo mondo. Si puo? scoprire molto di noi da quelle testate ormai dimenticate. D'altronde, se un giornale non si e? ancora letto e? come fosse appena uscito, no?

Danilo Craveia 

I fedeli lettori del "Press" di Philadelphia erano abituati alle corrispondenze dall'estero e le cercavano con avidita? nelle colonne del loro quotidiano preferito. Da cinque anni erano informati di quanto avveniva in patria e nel mondo intero dalle pagine del foglio democratico e indipendente fondato dall'ex Direttore della Camera dei Rappresentanti, John Weiss Forney.

La mattina presto di martedi? 18 novembre 1862 i piu? assidui o i meno impegnati lettori del "Press" erano gia? arrivati a quel trafiletto che cominciava con "A Turin letter says: «A singular incident occurred at Turin on the occasion of the Princess Pia's marriage...". I progressisti statunitensi dovevano essere piuttosto sorpresi per come la vecchia Europa fosse ancora impantanata nelle antiche questioni di etichetta e di protocollo previste per le nozze principesche, in questo caso quelle della Principessa Maria Pia di Savoia con Luigi I di Braganza, re del Portogallo. I fedeli lettori del "Empire" di Sydney erano abituati alle corrispondenze dall'estero e le cercavano con avidita? nelle colonne del loro quotidiano preferito. Da dieci anni erano informati di quanto avveniva in patria e nel mondo intero dalle pagine del foglio liberale fondato dall'indipendentista Henry Parkes, futuro premier del Nuovo Galles del Sud.

La mattina presto di mercoledi? 24 dicembre 1862 i piu? assidui o i meno impegnati lettori del "Empire" erano gia? arrivati a quel trafiletto che cominciava con "A mercenary priest. A singular incident occurred at Turin on the occasion of the Princess Pia's marriage...". I progressisti australiani dovevano essere piuttosto sorpresi per come la vecchia Europa fosse ancora impantanata nelle antiche questioni di etichetta e di protocollo previste per le nozze principesche, in questo caso quelle della Principessa Maria Pia di Savoia con Luigi I di Braganza, re del Portogallo.

L’incidente e il vescovo Losana. Nel curioso incidente citato nell'attacco del breve articolo era coinvolto "the bishop of Biella", cioe? il vescovo di Biella, ovvero mons. Giovanni Pietro Losana. Magia dei massmedia e del web: dopo piu? di un secolo e mezzo si puo? scoprire tramite una ricerca su Internet un fatto (ammesso che sia vero, ma non c'e? ragione di dubitarne) non noto alla storiografia locale. E per quanto minimo possa essere stato l'avvenimento in oggetto, e? stupefacente la singolare triangolazione spazio-temporale che lo rivela unendo allora tre continenti e noi oggi. E' come se qualcuno, oltre a inviare una lettera in Nord America e un'altra in Australia nel 1862, ne avesse spedita ancora un'ultima in un'epoca futura, la nostra. Tra l'altro nessuno di noi e? abbonato al "Press" e nemmeno al "Empire" (il primo ha chiuso i battenti nel 1920, il secondo gia? nel 1875). La rete e? l'unica vera macchina del tempo attualmente in funzione. La notizia di per se? e? poca cosa, ma innesca una piccola concatenazione di spunti d'interesse. E allora, che cosa avvenne di tanto fuori dall'ordinario per far si? che il "bishop of Biella" attraversasse gli oceani? Beh, in pochissime parole il nostro monsignor Losana fu chiamato a cercare di risolvere una incresciosa situazione figlia dei pessimi rapporti intercorrenti tra Regno d'Italia e Santa Sede. Secondo i due giornali (di fatto il "pezzo" e? identico su entrambi), il clero della Cattedrale di Torino, che era anche la chiesa parrocchiale competente sul Palazzo Reale, il 27 settembre 1862 si era rifiutato di celebrare il matrimonio in chiesa perche? doveva essere effettuato per procura (il monarca portoghese non poteva essere presente ed era stato rappresentato da un principe di Savoia). I collegiali della Chiesa metropolitana di San Giovanni Battista, tuttavia, presentarono alla Regia Cancelleria un ordine per 20.000 franchi, la tassa usuale per un matrimonio reale. Vittorio Emanuele II, pero?, invece di apporre la sua firma perche? fosse liquidato il pagamento, scrisse al vescovo di Biella per girare a quest'ultimo la stessa cifra a titolo di offerta. Da parte sua mons. Losana stava (invano) cercando di convincere il Sovrano a modificare la decisione che aveva preso perche? aveva considerato il rifiuto di celebrare le nozze della figlia come un affronto personale, oltre che un atto di lesa maesta?. Non e? chiaro come la vicenda sia finita sebbene la sposa fosse la figlioccia di Papa Pio IX e il legame tra i due molto forte. Ragion di stato e vincoli parentali, o quasi, si intrecciarono in modo contraddittorio, come spesso accadeva a quei livelli sociali. Nel mezzo si trovo? "the Bishop of Biella" che, pero?, pur reggendo una piccola diocesi, si muoveva con destrezza in quei contesti. E conosceva piuttosto bene la principessa divenuta regina del Portogallo. La giovane Maria Pia, tra l'altro, aveva visitato Oropa e Graglia nel 1859 e aveva lasciato la sua firma nella Cappella del Paradiso sul Sacro Monte della Madonna Nera, mentre aveva lasciato un suo "manufatto" (una sorta di piccola capanna realizzata da lei stessa) nella Cappella del Presepio del Sacro Monte della Madonna Lauretana. La storia di Maria Pia di Savoia (1847-1911), interessante e tragica, merita di essere approfondita, come anche le connessioni costanti e varie tra mons. Giovanni Pietro Losana (1793-1873) e i Savoia.

Un altro vescovo fa noti-zia. Ma questa chiacchierata deve aver termine come e? iniziata. Su giornali lontani nel tempo e nello spazio, con un altro "bishop of Biella" e con un altro episodio pressoche? ignoto correlato a un matrimonio piu? o meno regale. Il "Washington Evening Star", il "Daily Missoulian" e il "Baltimore Der Deutsche Correspondent" (pubblicato in lingua tedesca) del 15 novembre 1910 diedero spazio alle nozze avvenute tra il principe Napoleone Vittorio Gerolamo Federico Bonaparte (1862- 1926), nipote di Napoleone I ed erede riconosciuto della dinastia, e la principessa Clementina Albertina Maria

Leopoldina di Saxe-Coburgo Gotha, cioe? Clementina del Belgio (1872-1955). La cerimonia si svolse nel castello di Moncalieri il 14 novembre dove si era ritirata la madre dello sposo, Maria Clotilde di Sa- voia, sorella della succitata Maria Pia. Maria Clotilde, de- ceduta nel 1911, fu sempre considerata una "santa civile" ed ebbe come cappellano, amico e confidente sino alla morte mons. Giovanni An- drea Masera, nato proprio a Moncalieri nel 1867 e morto a Colle Val d'Elsa (Siena) nel 1926. Monsignor Masera fu "bishop of Biella" dal 1906 al 1912 e, vista la sua familiarita? con la principessa sabauda e i suoi congiunti, fu chiamato a celebrare il matrimonio tra il Bonaparte (esule in Italia) e la Saxe-Coburgo Gotha. Anche i giornali nazionali, tra cui "La Stampa", diffusero la notizia, ma le biografie piu? complete del vescovo Masera (per esempio quella del Lebole) la tacciono. Il canonico Bessone nel suo volume su mons. Losana tratta brevemente anche di mons. Masera e riporta di una "voce" che voleva lo stesso Giovanni Andrea Masera non figlio dei suoi genitori ufficiali, bensi? un "napoleonide", il che non farebbe che conferire alla "privatissima" funzione matrimoniale di Moncalieri ancor di piu? il carattere di un avvenimento gestito "tutto in famiglia", dove Sua Eccellenza celebrante era considerata a buon diritto di casa, e non solo perche? conosceva ben piu? degli altri i segreti della "santa" Maria Clotilde di Savoia e dei suoi eredi e successori. Anche in questo caso e? Internet a connettere noi e quella circostanza importante, ma sconosciuta, verificatasi a cento chilometri da qui, cento anni fa. Compiendo, pero?, un ampio e imprevedibile "giro" passando per Washington, Baltimora e Missoula, una cittadina grande appena piu? di Biella e appoggiata sulle Montagne Rocciose a seicento chilometri dall'Oceano Pacifico, al confine con l'Idaho, famosa solo perche? ci e? nato David Linch. Il web permette di "ab- bonarsi" con decenni o secoli di ritardo a vetusti "newspaper" di mezzo mondo. Si puo? scoprire molto di noi da quelle testate ormai dimenticate. D'altronde, se un giornale non si e? ancora letto e? come fosse appena uscito, no?

Danilo Craveia 

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