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L’universo intimo di Cartier-Bresson

L’universo intimo di Cartier-Bresson
Eventi e Cultura 16 Marzo 2016 ore 15:53

BIELLA - Léonard Gianadda (1935, Martigny, Svizzera), ingegnere, immobiliarista e mecenate, scoprì per caso nel 1976 i resti di un tempio celtico, il più antico del suo genere in Svizzera, mentre progettava di costruire un edificio da affittare su un appezzamento di sua proprietà. Il 31 luglio di quell’anno suo fratello minore, Pierre Gianadda, morì tragicamente in seguito a un incidente aereo. Léonard - avi biellesi di Curino - che era molto affezionato a Pierre, decise di creare una Fondazione a lui dedicata che venne inaugurata nel 1978 ed è oggi una delle imprese culturali europee più significative.

Henri Cartier-Bresson (1908, Chanteloup-en-Brie, Francia - 2004, L'Isle-sur-la-Sorgue, Francia) è stato un fotografo e regista francese, il “maestro” dei fotografi, definito “l’occhio di dio”. A vent’anni iniziò a fotografare, fondò poi l’agenzia Magnum di cui lasciò la direzione nel 1965 e fu protagonista di un nuovo modo di concepire la fotografia. 

I due - Gianadda e Bresson  si incrociano grazie a Sam Szafran, artista parigino, amico di entrambi. Szafran ricevette lungo un arco di 30 anni da Cartier-Bresson 226 stampe ai sali d’argento accompagnate da riflessioni e aneddoti e, insieme alla moglie, decise di donare la collezione (dopo la scomparsa del fotografo) alla Fondazione Gianadda. Quegli scatti - un insieme sorprendente di fotografie - costituisce il corpo della mostra che si inaugura sabato con un evento a partire dalle ore 17 a Palazzo Gromo Losa al Piazzo a cura della Fondazione elvetica e della Fondazione Crb dal titolo “Henri Cartier-Bresson. Collezione Sam, Lilette e Sébastien Szafran. La Fondazione Pierre Gianadda a Biella”. In esposizione 150 delle 226 stampe originali in bianco e nero. La mostra sarà aperta al pubblico da domenica 20 marzo a domenica 15 maggio: ingresso 5 euro.  Si tratta di  immagini che permettono di scoprire lo straordinario universo di Henri Cartier-Bresson, il suo sguardo vivo, penetrante, divertito e libero sul mondo.

Roberto Azzoni

BIELLA - Léonard Gianadda (1935, Martigny, Svizzera), ingegnere, immobiliarista e mecenate, scoprì per caso nel 1976 i resti di un tempio celtico, il più antico del suo genere in Svizzera, mentre progettava di costruire un edificio da affittare su un appezzamento di sua proprietà. Il 31 luglio di quell’anno suo fratello minore, Pierre Gianadda, morì tragicamente in seguito a un incidente aereo. Léonard - avi biellesi di Curino - che era molto affezionato a Pierre, decise di creare una Fondazione a lui dedicata che venne inaugurata nel 1978 ed è oggi una delle imprese culturali europee più significative.

Henri Cartier-Bresson (1908, Chanteloup-en-Brie, Francia - 2004, L'Isle-sur-la-Sorgue, Francia) è stato un fotografo e regista francese, il “maestro” dei fotografi, definito “l’occhio di dio”. A vent’anni iniziò a fotografare, fondò poi l’agenzia Magnum di cui lasciò la direzione nel 1965 e fu protagonista di un nuovo modo di concepire la fotografia. 

I due - Gianadda e Bresson  si incrociano grazie a Sam Szafran, artista parigino, amico di entrambi. Szafran ricevette lungo un arco di 30 anni da Cartier-Bresson 226 stampe ai sali d’argento accompagnate da riflessioni e aneddoti e, insieme alla moglie, decise di donare la collezione (dopo la scomparsa del fotografo) alla Fondazione Gianadda. Quegli scatti - un insieme sorprendente di fotografie - costituisce il corpo della mostra che si inaugura sabato con un evento a partire dalle ore 17 a Palazzo Gromo Losa al Piazzo a cura della Fondazione elvetica e della Fondazione Crb dal titolo “Henri Cartier-Bresson. Collezione Sam, Lilette e Sébastien Szafran. La Fondazione Pierre Gianadda a Biella”. In esposizione 150 delle 226 stampe originali in bianco e nero. La mostra sarà aperta al pubblico da domenica 20 marzo a domenica 15 maggio: ingresso 5 euro.  Si tratta di  immagini che permettono di scoprire lo straordinario universo di Henri Cartier-Bresson, il suo sguardo vivo, penetrante, divertito e libero sul mondo.

Roberto Azzoni