Ingegneria tessile, salva e interattiva

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(07 dic. 09) Sarà una facoltà tutta nuova: telematica, interattiva e in rete con il sistema delle imprese, quello dei distretti tessili e quello della ricerca. E’ questo il modello (per ora in via di costruzione) di ingegneria tessile uscito dall’incontro di sabato mattina in provincia tra i vertici della politica e dell’imprenditorialità locale ed il rettore del Politecnico, Francesco Profumo.
Non il semplice mantenimento di uno status quo ma un vero e proprio progetto di rilancio cui, già in queste ore e sulla base degli stimoli e delle garanzie ricevute a Biella, sta lavorando il professor Profumo.
Dalle idee raccolte nell’incontro di sabato (auspice soprattutto l’onorevole Roberto Simonetti che incassa anche una grande vittoria personale) uscirebbe un modello di facoltà che va pienamente nella direzione auspicata da tempo dal presidente dell’Uib, Luciano Donatelli il quale, proprio la scorsa settimana in Confindustria Piemonte, aveva manifestato allo stesso rettore del Politecnico la convinzione che oggi una facoltà specialistica come ingegneria tessile, un unicum a livello nazionale, deve essere il risultato anche di un preventivo screening del mondo delle imprese di settore (per comprendere quali siamo le competenze realmente necessarie per il tessile del futuro) e di una interazione forte con quella parte della ricerca che oggi s’incarna in una realtà come “Tessile e Salute”.
Sarà una facoltà tutta nuova: telematica, interattiva e in rete con il sistema delle imprese, quello dei distretti tessili e quello della ricerca. E’ questo il modello (per ora in via di costruzione) di ingegneria tessile uscito dall’incontro di sabato mattina in provincia tra i vertici della politica e dell’imprenditorialità locale ed il rettore del Politecnico, Francesco Profumo.
Non il semplice mantenimento di uno status quo ma un vero e proprio progetto di rilancio cui, già in queste ore e sulla base degli stimoli e delle garanzie ricevute a Biella, sta lavorando il professor Profumo.
Dalle idee raccolte nell’incontro di sabato (auspice soprattutto l’onorevole Roberto Simonetti che incassa anche una grande vittoria personale) uscirebbe un modello di facoltà che va pienamente nella direzione auspicata da tempo dal presidente dell’Uib, Luciano Donatelli il quale, proprio la scorsa settimana in Confindustria Piemonte, aveva manifestato allo stesso rettore del Politecnico la convinzione che oggi una facoltà specialistica come ingegneria tessile, un unicum a livello nazionale, deve essere il risultato anche di un preventivo screening del mondo delle imprese di settore (per comprendere quali siamo le competenze realmente necessarie per il tessile del futuro) e di una interazione forte con quella parte della ricerca che oggi s’incarna in una realtà come “Tessile e Salute”.
«Nel modello proposto - commenta oggi Luciano Donatelli -, ingegneria tessile non è un’università periferica o di secondo livello ma tiene luogo, considerata la realtà biellese che è sede di Cnr-Ismac, di “Tessile e Salute” e di un’industria manifatturiera fondamentale, di ciò che una facoltà di medicina all’avanguardia rappresenta rispetto al suo policlinico di riferimento. Non solo, ma partire dal mercato ovvero dalle esigenze concrete del tessile futuro espresse dalle imprese, è il modo migliore per reperire i fondi per la ricerca. Insomma, ingegneria tessile così concepita può davvero essere punto di riferimento per l’intero sistema manifatturiero del paese».
Ma come sarà strutturata la facoltà di ingegneria tessile sfuggita alla temuta scure del ministro? Dall’incontro in provincia, alla quadratura il cerchio rappresentata dalla necessità di far tornare i conti, da un lato, e di garantire l’esistenza della laurea di primo livello, dall’altro, si è giunti soprattutto mettendo sul tappeto tecnologie avanzate e disponibilità delle imprese e del territorio.
I corsi caratterizzanti resteranno a Città Studi e potranno essere seguiti secondo il classico metodo della lezione frontale. Quelli invece comuni a più indirizzi, saranno trasmessi dalla sede del Poli in videoconferenza interattiva ovvero garantendo la possibilità agli studenti di intervenire in diretta, mentre in Città Studi sarà implementata inoltre l’attività di tutoraggio. Questa prima distinzione (che consente già di realizzare un risparmio) si unisce tuttavia ad una novità rilevante: è allo studio una collaborazione assai stretta tra facoltà e sistema produttivo (si ipotizza addirittura la creazione di un vero e proprio semestre “pratico”) che libererà possibilità di stages e tirocini, nonché con il territorio rappresentato dalle istituzioni locali per legare anche lauree e possibilità concrete di lavoro. Non solo. Il rilancio che, grazie al ruolo giocato dalla politica locale in questa partita, si vuole ottenere passa anche dal coinvolgimento di tutti i distretti tessili italiani chiamati a vedere, in una logica di sistema, l’unica facoltà di ingegneria tessile italiana che ha sede a Biella uno strumento essenziale su cui puntare per la ricchezza dei rispettivi territori: una logica che vuole incanalare su questa facoltà, in un gioco di squadra complessivo, le risorse per la ricerca tessile necessaria a dare al settore un futuro.

7 dicembre 2009

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