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Ferro, la tradizione perduta di Netro rivive in officina

A Netro, all'interno della fabbrica Cannon Bono, un museo racconta la storia gloriosa delle Officine Rubino, dalle falci alle prime automobili.

Ferro, la tradizione perduta di Netro rivive in officina
Eventi e Cultura 22 Luglio 2019 ore 22:16

Nella valle dell’Ingagna, fra Netro e Mongrando, la lavorazione del ferro ha origini antiche che – si dice – risalgono addirittura ai Celti. Di certo, alla fine del Cinquecento nella zona sorgono le prime aziende artigianali: fucine di famiglia, dedicate alla produzione di attrezzi agricoli, asce, coltelleria e armi da taglio.

Officine di Netro cartolina
Una cartolina d’epoca dal titolo ‘Netro Officine e… la campagnola bella’

Le Officine Rubino e il sogno della Tipo 1

È a Netro che questa tradizione trova il maggiore sviluppo industriale, grazie a tre generazioni di imprenditori – Antonio Rubin Pedrazzo, il figlio Giovanni Battista e i nipoti Ernesto e Colombo Rubino – uniti da parentela e spiccate doti imprenditoriali. Così, tra fine ‘800 e la prima metà del ‘900, Officine Rubino è una grande azienda che – da un piccolo paese della Valle Elvo – esporta, in Europa e nel mondo, un prodotto finito di alta qualità, prendendo parte a fiere e esposizioni in Italia e all’estero.

Auto Rubino
Auto Rubino alla gara Biella-Oropa

Tra il 1920 e il 1923, la fucinatura degli utensili per l’agricoltura, l’edilizia e la falegnameria viene affiancata da una nuova produzione: nientemeno che un modello automobile, la Tipo 1, specificamente studiata per affrontare percorsi accidentati.

1500 operai e 3000 articoli

Nel 1924 l’azienda, dislocata in diverse zone del Comune di Netro, raggiunge una superficie complessiva di circa 30mila metri quadrati, occupando fino a 1500 operai e producendo oltre 3000 articoli, tra cui alcuni prodotti esclusivi come i coltelli per i cartai, per la tritatura del legno di castagno o per la rasatura dei panni. Si diversifica poi realizzando anche pezzi per altre industrie, tra cui Fiat, Ansaldo, Alfa Romeo, Olivetti, Oto Melara e molte altre.
Negli Sessanta l’azienda inizia ad entrare in crisi, finché nel 1973 viene acquisita dalla Bono Spa, che nel 1988 entra a far parte del Gruppo Cannon, convertendosi alla produzione di caldaie industriali sotto il marchio Bono Energia.

L’esposizione di prodotti delle storiche Officine Rubino

La memoria ‘salvata’ dall’Ecomuseo

Una storia industriale che rischiava di finire dimenticata, insieme ai macchinari che venivano via via sostituiti, se a capirne il valore non ci fosse stato il direttore dello stabilimento Ugo Garzena, uno dei fondatori dell’Ecomuseo della Valle Elvo, che inizia a raccogliere e conservare le tracce delle metamorfosi dell’azienda: macchinari, utensili, foto, documenti.

Ugo Garzena Ecomuseo Ferro Netro
Ugo Garzena, responsabile del museo

E infine riesce a riunirle in uno spazio espositivo molto particolare, l’ex falegnameria delle officine – all’interno di quello che oggi è lo stabilimento produttivo Cannon Bono – realizzando così un vero e proprio ‘museo d’impresa’: “All’inizio – racconta – non è stato facile far capire il senso di ciò che volevo fare, l’idea di realizzare un museo dentro la fabbrica sembrava bizzarra. Oggi però l’azienda ci crede molto, anche perché offre un valore aggiunto ‘storico’ alla propria immagine molto apprezzato dai clienti, soprattutto stranieri.”

Simona Perolo

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