Eventi e Cultura

Diversità e colori, belle Sensazioni

Diversità e colori, belle Sensazioni
Eventi e Cultura 27 Settembre 2015 ore 08:21

BIELLA - La ventottesima edizione del Festival delle Arti Differenti Sensazioni, organizzata da Stalker Teatro dal 16 al 20 settembre negli spazi del Piazzo, ha confermato la sua necessità in un territorio in cui, nonostante molte realtà locali siano sempre attive nel creare o organizzare eventi, c’è la necessità di scambi e di confronti. Non tutti gli interventi sono stati al top dell’arte o dell’innovazione culturale ma, nel complesso, sono stati in linea con manifestazioni ben più note al grande pubblico e ben più finanziate dai vari enti.

Sicuramente la gente ha partecipato e si è divertita, è stata integrata nelle azioni sceniche e ha potuto toccare con gli occhi e con le orecchie esperienze artistiche che solo il Festival di Stalker riesce a far convivere tra loro. Se si deve puntare l’attenzione sui singoli interventi, non si può quindi prescindere da quanto ora osservato.

Tra i più intensi e partecipati  è stata l’ultimo allestimento di “Incontri”, curato dallo stesso Stalker con i richiedenti asilo e rifugiati politici, le associazioni PaceFuturo e Ramodoro e gli abitanti del territorio. La diversità delle provenienze si univa a quella dei colori della performance, creando un arcobaleno di uomini e materiali il cui credo puntava a un sistema globale, caratterizzato da pacificazione e  convivenza.

Splendide pur nella loro diversità le incursioni di una meditata sofferenza con “L’amore con Erode” di Gianna Deidda, tra spiritualità femminile ed esperienza manicomiale, e di Alessandro Certini in “Heavy Metal” (foto Martines), una contaminazione straordinaria e ironica sul passato ‘delle armature’ e il presente ‘di una estraniante tecnologia’. Intenso nella sua carnale visualità l’intervento di Al Seed in “OOO” e da viaggio onirico il jazz reinventato dai Dedalus.

Sarebbe riduttivo, però, non considerare gli altri come  comprimari di un evento che è valido per il suo stare insieme pur  nella diversità. Dagli interventi comici da teatro di strada, alle sperimentazioni di giovanissimi artisti fino alle presenze locali, che hanno mostrato il meglio di sé, tutti hanno avuto il merito di aver dato una intensa boccata di ossigeno a un territorio che sta fin troppo con i piedi per terra e si dimena tra crisi e problemi, ma che, ogni tanto, ha sicuramente bisogno di volare.

Renato Iannì

BIELLA - La ventottesima edizione del Festival delle Arti Differenti Sensazioni, organizzata da Stalker Teatro dal 16 al 20 settembre negli spazi del Piazzo, ha confermato la sua necessità in un territorio in cui, nonostante molte realtà locali siano sempre attive nel creare o organizzare eventi, c’è la necessità di scambi e di confronti. Non tutti gli interventi sono stati al top dell’arte o dell’innovazione culturale ma, nel complesso, sono stati in linea con manifestazioni ben più note al grande pubblico e ben più finanziate dai vari enti.

Sicuramente la gente ha partecipato e si è divertita, è stata integrata nelle azioni sceniche e ha potuto toccare con gli occhi e con le orecchie esperienze artistiche che solo il Festival di Stalker riesce a far convivere tra loro. Se si deve puntare l’attenzione sui singoli interventi, non si può quindi prescindere da quanto ora osservato.

Tra i più intensi e partecipati  è stata l’ultimo allestimento di “Incontri”, curato dallo stesso Stalker con i richiedenti asilo e rifugiati politici, le associazioni PaceFuturo e Ramodoro e gli abitanti del territorio. La diversità delle provenienze si univa a quella dei colori della performance, creando un arcobaleno di uomini e materiali il cui credo puntava a un sistema globale, caratterizzato da pacificazione e  convivenza.

Splendide pur nella loro diversità le incursioni di una meditata sofferenza con “L’amore con Erode” di Gianna Deidda, tra spiritualità femminile ed esperienza manicomiale, e di Alessandro Certini in “Heavy Metal” (foto Martines), una contaminazione straordinaria e ironica sul passato ‘delle armature’ e il presente ‘di una estraniante tecnologia’. Intenso nella sua carnale visualità l’intervento di Al Seed in “OOO” e da viaggio onirico il jazz reinventato dai Dedalus.

Sarebbe riduttivo, però, non considerare gli altri come  comprimari di un evento che è valido per il suo stare insieme pur  nella diversità. Dagli interventi comici da teatro di strada, alle sperimentazioni di giovanissimi artisti fino alle presenze locali, che hanno mostrato il meglio di sé, tutti hanno avuto il merito di aver dato una intensa boccata di ossigeno a un territorio che sta fin troppo con i piedi per terra e si dimena tra crisi e problemi, ma che, ogni tanto, ha sicuramente bisogno di volare.

Renato Iannì

 

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