Claudio Bisio “si fa in tre” per Biella

Claudio Bisio “si fa in tre” per Biella
Eventi e Cultura 26 Gennaio 2016 ore 09:40

«Tu che hai di fronte un dopopadre esitante e in fondo complice, possibile che non capisca la fortuna che hai? Lo so bene che non basta, come Senso della Vita, un water pulito». 

Se c’è qualcosa che possa dare un indizio di quel che bisogna aspettarsi dallo spettacolo che Claudio Bisio porterà in scena, al Teatro Odeon di Biella, da oggi – martedì 26 gennaio – fino a giovedì, quel qualcosa è, senza dubbio, un passaggio a scelta di “Gli Sdraiati” di Michele Serra. Perché è proprio a “Gli Sdraiati”, e con esso a “Breviario Comico” dello stesso autore, che si rifà “Father and son”. Teatro e riflessione assieme, musica da contraltare, ironia come condimento al gusto di un pensiero che, pur ammiccando a un sorriso, non è banale per niente. E lui – in un viso, tutti i visi che ci si immagina – a muovere i fili assieme, con la regia di Giorgio Gallione.

Un “colpo grosso”. Se si parte da questo presupposto, si coglie l’intensità del luccicchio di una proposta, coniata da “Il Contato del Canavese” come una dei colpi grossi della stagione di “Biella in scena”. Si fa chiaro, insomma, sull’ardire dimostrato da “Il Contato”, nel “trattenere” a Biella l’attore e conduttore televisivo di Novi Ligure per ben tre serate consecutive. E, per tutta risposta, sul sold out registrato già da diverse settimane. Segno che il pubblico biellese, ma anche piemontesi e lombardi vicini, hanno rilanciato alla scommessa con un’altra consistente puntata: non ci sarà poltroncina libera, all’Odeon, per capire come Bisio affronterà sul palco «il rapporto padre/figlio radiografato senza pudori», così recita la descrizione dello spettacolo. E costruito «sui concetti – entrambi consumatissimi – di libertà e di autorità Una società di “dopo-padri”, educatori inconcludenti e nevrotici, e di figli che preferiscono nascondersi nelle proprie felpe, sprofondare nei propri divani, circondati e protetti dalle loro protesi tecnologiche, rifiutando o disprezzando il confronto». Volendo, in altre parole, restare “sdraiati”. 

Riflessione o denuncia? Da che parte starà, Claudio Bisio. Sarà padre? O figlio? Quella generazione nuova che Michele Serra descrive così: «Siete arrivati in un mondo che ha già esaurito ogni esperienza, digerito ogni cibo, cantato ogni canzone, letto e scritto ogni libro, combattuto ogni guerra, compiuto ogni viaggio, arredato ogni casa, inventato e poi smontato ogni idea… e pretendere, in questo mondo usato, di sentirvi esclamare “che bello!”, di vedervi proseguire entusiasti lungo strade già consumate da milioni di passi, questo no, non ce lo volete – potete, dovete – concedere. Il poco che riuscite a rubare a un mondo già saccheggiato, ve lo tenete stretto. Non ce lo dite, “questo mi piace”, per paura che sia già piaciuto anche a noi. Che vi venga rubato anche quello». Eppure, tra le note dei musicisti che saranno sul palco con Bisio – Laura Masotto (violino) e Marco Bianchi (chitarra) -, spinge anche il contrappeso della posizione di un padre. Non di una madre, è il genitore maschio l’anello che duole: «È anni dopo, è quando tuo figlio (l’angelo inetto che ti faceva sentire dio perché lo nutrivi e lo proteggevi: e ti piaceva crederti potente e buono) si trasforma in un tuo simile, in un uomo, in una donna, insomma in uno come te, è allora che amarlo richiede le virtù che contano. La pazienza, la forza d’animo, l’autorevolezza, la severità, la generosità, l’esemplarità… troppe, troppe virtù per chi nel frattempo cerca di continuare a vivere». 

Ce la si può cavare? Contando su Serra, sì: «Tutto rimane acceso, niente spento. Tutto aperto, niente chiuso. Tutto iniziato, niente concluso». E per Bisio?

Giovanna Boglietti     

«Tu che hai di fronte un dopopadre esitante e in fondo complice, possibile che non capisca la fortuna che hai? Lo so bene che non basta, come Senso della Vita, un water pulito». 

Se c’è qualcosa che possa dare un indizio di quel che bisogna aspettarsi dallo spettacolo che Claudio Bisio porterà in scena, al Teatro Odeon di Biella, da oggi – martedì 26 gennaio – fino a giovedì, quel qualcosa è, senza dubbio, un passaggio a scelta di “Gli Sdraiati” di Michele Serra. Perché è proprio a “Gli Sdraiati”, e con esso a “Breviario Comico” dello stesso autore, che si rifà “Father and son”. Teatro e riflessione assieme, musica da contraltare, ironia come condimento al gusto di un pensiero che, pur ammiccando a un sorriso, non è banale per niente. E lui – in un viso, tutti i visi che ci si immagina – a muovere i fili assieme, con la regia di Giorgio Gallione.

Un “colpo grosso”. Se si parte da questo presupposto, si coglie l’intensità del luccicchio di una proposta, coniata da “Il Contato del Canavese” come una dei colpi grossi della stagione di “Biella in scena”. Si fa chiaro, insomma, sull’ardire dimostrato da “Il Contato”, nel “trattenere” a Biella l’attore e conduttore televisivo di Novi Ligure per ben tre serate consecutive. E, per tutta risposta, sul sold out registrato già da diverse settimane. Segno che il pubblico biellese, ma anche piemontesi e lombardi vicini, hanno rilanciato alla scommessa con un’altra consistente puntata: non ci sarà poltroncina libera, all’Odeon, per capire come Bisio affronterà sul palco «il rapporto padre/figlio radiografato senza pudori», così recita la descrizione dello spettacolo. E costruito «sui concetti – entrambi consumatissimi – di libertà e di autorità Una società di “dopo-padri”, educatori inconcludenti e nevrotici, e di figli che preferiscono nascondersi nelle proprie felpe, sprofondare nei propri divani, circondati e protetti dalle loro protesi tecnologiche, rifiutando o disprezzando il confronto». Volendo, in altre parole, restare “sdraiati”. 

Riflessione o denuncia? Da che parte starà, Claudio Bisio. Sarà padre? O figlio? Quella generazione nuova che Michele Serra descrive così: «Siete arrivati in un mondo che ha già esaurito ogni esperienza, digerito ogni cibo, cantato ogni canzone, letto e scritto ogni libro, combattuto ogni guerra, compiuto ogni viaggio, arredato ogni casa, inventato e poi smontato ogni idea… e pretendere, in questo mondo usato, di sentirvi esclamare “che bello!”, di vedervi proseguire entusiasti lungo strade già consumate da milioni di passi, questo no, non ce lo volete – potete, dovete – concedere. Il poco che riuscite a rubare a un mondo già saccheggiato, ve lo tenete stretto. Non ce lo dite, “questo mi piace”, per paura che sia già piaciuto anche a noi. Che vi venga rubato anche quello». Eppure, tra le note dei musicisti che saranno sul palco con Bisio – Laura Masotto (violino) e Marco Bianchi (chitarra) -, spinge anche il contrappeso della posizione di un padre. Non di una madre, è il genitore maschio l’anello che duole: «È anni dopo, è quando tuo figlio (l’angelo inetto che ti faceva sentire dio perché lo nutrivi e lo proteggevi: e ti piaceva crederti potente e buono) si trasforma in un tuo simile, in un uomo, in una donna, insomma in uno come te, è allora che amarlo richiede le virtù che contano. La pazienza, la forza d’animo, l’autorevolezza, la severità, la generosità, l’esemplarità… troppe, troppe virtù per chi nel frattempo cerca di continuare a vivere». 

Ce la si può cavare? Contando su Serra, sì: «Tutto rimane acceso, niente spento. Tutto aperto, niente chiuso. Tutto iniziato, niente concluso». E per Bisio?

Giovanna Boglietti     

 

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