Circolo Sociale Biellese, i segreti d’archivio svelano l’esordio nel 1865

Circolo Sociale Biellese, i segreti d’archivio svelano l’esordio nel 1865
Eventi e Cultura 05 Marzo 2017 ore 11:25

Venerdì sera è stato presentato da Danilo Craveia al Circolo Sociale Biellese il risultato del lavoro di inventariazione e riordino dell’archivio del sodalizio. Il cantiere è durato più di un anno e ha permesso di mettere in luce uno scrigno colmo di memorie preziose. In questo articolo Craveia ripercorre storia e risultati di questo lavoro.
Le carte del Circolo, come sempre accade, non tramandano solo la storia di uno dei tanti club nati (e in non pochi casi scomparsi) dall’Ottocento ad oggi a Biella come altrove. I circa quaranta registri e i duecento fascicoli conservano, infatti, anche testimonianze che riguardano il milieu sociale in cui il Circolo si è costituito e sviluppato, che documentano l’evoluzione del costume e della cultura della città e del circondario, che conservano tracce di esperienze diverse tra quotidianità e grandi eventi, e che rimandano ad altri giacimenti archivistici con cui infittire la trama della storia locale e non. Un piccolo tesoro di dati e di informazioni che solo in minima parte era noto anche agli stessi soci del Circolo. L’analisi della cospicua documentazione (che pur avendo subito nel tempo notevoli depauperamenti si è mantenuta comunque molto “densa”) ha consentito di approfondire e precisare tematiche già evidenziate nel gradevole e pregevole volume di Pierfrancesco Gasparetto edito nel 1998 per celebrare i 120 anni di fondazione. Ma anche di scoprire elementi del tutto nuovi, a partire proprio dalla data di nascita del Circolo. In effetti il Circolo Sociale Biellese è più antico di quel che si pensa e di quanto si legge sulle carte intestate. Poco male, si tratta di un peccato molto meno che veniale, anzi solo di una “svista” dovuta a un errore di prospettiva.
 Sabato 12 ottobre 1878 fu inaugurata l’attuale sede, ricavata con la costruzione della facciata del Teatro Sociale nel 1877, e quella festosa occasione è stata spesso scambiata per un atto costitutivo. In verità fu soltanto un trasloco. Il Circolo Sociale Biellese era nato più di tredici anni prima e, per la precisione, il 12 aprile 1865. Il fatto è che i suoi primi passi non li mosse presso il Teatro Sociale di Biella (che porta lo stesso nome del Circolo, ma è semplicemente un caso), bensì accanto all’altro teatro cittadino, il Villani della via Maestra. I ruderi colonnati di quel vecchio politeama nato nel 1826 per la “vereconda giocondità” degli spettatori (il motto si leggeva sull’architrave del timpano neoclassico) si notano ancora percorrendo via San Filippo fino all’incrocio con via Italia. Sulla destra del teatro voluto da Quintino Villani, nello stabile contiguo, era attivo lo storico Albergo dell’Angelo, uno dei migliori di Biella. Nelle sale al primo piano si installò il Circolo Sociale Biellese, una “società” aperta a tutti (o quasi) coloro che avessero voluto leggere giornali e riviste, giocare a biliardo, “bagnarsi il becco”, ascoltare un po’ di buona musica suonata da soci appassionati. A un livello di indagine più profondo si scorge il motivo effettivo per cui il Circolo fu creato: favorire una socialità inedita, elitaria, ma libera e spontanea, non troppo ideologica nè politica, figlia dei tempi dell’Italia appena unita. Quei locali però erano troppo angusti per un club che voleva accogliere tutta la borghesia cittadina, senza contare che al Piazzo esisteva un’associazione analoga, il “Casino di Lettura del Piazzo”, che ambiva a fondersi con quella del Piano. Fu per merito del Sottoprefetto avv. Cesare Mosca se si compì il “salto di qualità” che portò sia alla conclusione dei lavori sul Teatro Sociale progettato dall’architetto Bollati (che morì nel 1869 senza vederlo finito) sia al trasferimento della sede del Circolo negli eleganti spazi ricavati sopra il portico da condividere con il Cai. Così si arrivò all’autunno del 1878, senza discontinuità oggettive che inducano a considerare due circoli sociali distinti e non uno soltanto, già attivo dal 1865. 
Il primo periodo, quello dell’Albergo dell’Angelo, merita un discorso a sè, ma di quei tredici anni non c’è traccia nell’Archivio Storico del Circolo Sociale Biellese appena catalogato e informatizzato. I documenti più datati, infatti, risalgono al 1894-1895 ed è da quelli che è partito il breve excursus di ieri sera. In questo senso si deve sottolineare che quello dello svago intelligente era il vero e proprio scopo del Circolo e che la lettura era il fondamento di quel diporto dello spirito adatto a tutte le età. Forse non è un caso che l’elenco dei libri donati al Circolo per formare una biblioteca sia il documento più antico dell’intero archivio. Fu Domenico Vallino ad aprire la lista con una consistente donazione di testi in lingua inglese. Romanzi più o meno celebri, raccolte di novelle e poesie, monografie e saggi destinati soprattutto alle ospiti (le donne non potevano essere socie, ma stante il carattere familiare del sodalizio erano ben accette). La collezione di volumi, che andò rapidamente aumentando con periodici e riviste, era incrementata con criterio per essere interessante tanto per gli uomini quanto per le donne (e proprio due signore, Clara e Linda Sella, contribuirono ad arricchire il patrimonio bibliografico), ma soprattutto si sforzava di essere “cosmopolita”. Era un modo per tentare di uscire dal provincialismo inevitabile per un circolo come quello attivo a Biella. Ecco perché accanto alla “Illustrazione Italiana” si poteva fare esercizio con la “Illustration”, la “Illustrated London News” e “Illustrirte Zeitung”. Di quella biblioteca, che nel 1920 fu riordinata dal socio Edoardo Badini Confalonieri (suocero di Gustavo Colonnetti), è rimasto poco. Per fortuna non fu distrutta o venduta, ma ceduta alla Biblioteca Civica di Biella tra il 1948 e il 1953. L’allora direttore, il cavalier Pietro Torrione, scrisse due lettere per ringraziare il Circolo di quel bel regalo. Nei verbali delle assemblee sociali o della direzione dell’associazione si trovano notizie abbastanza precise sulla vita intensa vissuta da persone che nell’ultimo secolo e mezzo non hanno smesso di accrescere il loro bagaglio di esperienze e di ricordi. Basta sfogliare il “Libro d’onore”, quello che le firme e le dediche degli ospiti illustri, per rendersi conto di quanto “mondo” sia passato sotto le volte affrescate del Circolo. Quelle pagine rimandano alle lapidi che rievocano le presenze di Re Umberto nel 1880 e nel 1888 (salito a Biella per inaugurare due monumenti, quello a Pietro Micca a Sagliano e quello a Quintino Sella lì a pochi metri, in mezzo alla piazza). Luigi di Savoia, Duca degli Abruzzi lasciò una sua fotografia nel 1930, Omar Sharif fu ospite nel 1973, Giovanni Spadolini nel 1977, Rita Levi Montalcini e Katia Ricciarelli nel 1998 (entrambe stregate dalla cucina del buon Romeo). 
Ma gli archivi, e quello del Circolo Sociale Biellese non fa eccezione, spesso nascondono bene i loro “pezzi” migliori. Nelle carte della contabilità degli anni ‘20 si incontrano decine di fatture di artigiani e fornitori. Quei fogli permettono di ricostruire un microcosmo di lavoratori e produttori, di merci e di oggetti, di offerte e di richieste sulla base di una geografia di prossimità e di distanze lunghe. Le torte arrivavano dal 3 di via Orfanotrofio, dalla pasticceria Craveja, mentre lo champagne era rigorosamente di Reims, della Piper-Heidsieck. La Modiano forniva le carte da gioco, la Deagostini di Torino i biliardi, Pozzi i fiori, Avandero trasportava il carbone ecc. Era il tesoriere cavalier Giuseppe Ceschino, geometra tuttofare, assicuratore ed esattore, a gestire le scartoffie del Circolo in quel periodo. E a tenere aggiornati i precisissimi registri degli inventari (quello del 1902 è una meraviglia) da cui emergono “cose” di tutti i tipi, il più delle volte ormai scomparse, in alcuni casi per ovvi motivi. Come un busto del Re e reperti “ingombranti” del Ventennio. Il Circolo vantava anche una mini-quadreria, nella quale c’erano anche due Bozzalla e il Maggi che ancora oggi si può ammirare nella saletta dietro il bar. Quella tela ha una storia tutta sua. Pervenne al Circolo per lascito testamentario del Presidente cav. Luigi Poma, morto mentre era in carica il 20 gennaio del 1924. Il quadro, opera di Cesare Maggi del 1913, raffigura, innevata e velata dalle nubi, una montagna. Sì, ma quale montagna? Il Monte Bianco, il Cervino? Probabilmente è il Cervino e, come tale, è sempre stato identificato il dipinto. Anche quando fu prestato per la mostra “Le cattedrali della terra” tenutasi nel 2000 al Museo della Permanente di Milano. Ma l’archivio è come il tempo: galantuomo. E con un po’ di fortuna e pazienza ecco svelato il nome dell’olio su tela del Maggi: “La fiammata”. C’è infine un altro scomparto dello scrigno delle memorie che vale la pena di conservare e di consultare. Si tratta delle carte che si riferiscono ai soci. Nella stanza degli aperitivi si nota una cornice “double face” che contiene la lista dei circa 140 potenziali soci del “rinascente” Circolo in procinto di spostarsi al Teatro Sociale. Reca la data 26 settembre 1877. Come già detto, tutta la borghesia è presente in buon ordine: liberi professionisti, imprenditori, commercianti, nobili e uomini in armi e delle istituzioni. Era un sodalizio di ispirazione liberale, quindi niente ecclesiastici o popolo minuto, ma per il resto c’era tutta la Biella che contava. Nel mezzo secolo successivo il modello si mantiene invariato e fa effetto scorrere le domande di ammissione al Circolo del periodo 1924-1932 con i nomi di Giuseppe Pagano Pogatschnig, di Cesare Poma, di Antonio Brivio Sforza, di Giuseppe Pella ecc. L’esperienza del Circolo Sociale Biellese, pressochè continua dal 1865 (chiuse solo durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre nel 1918 dovette sgomberare le sale a favore del Genio del Regio Esercito e per due anni tornò all’origine, cioè all’Albergo dell’Angelo) e la possibilità di accedere alle sue carte storiche induce a riflettere sulla necessità di tutelare l’identità attraverso il rispetto e la valorizzazione degli archivi, anche quando derivano da un club. 
Per chiudere non si può non citare, a titolo di augurio di lunga vita, quanto scritto sul Circolo su “L’Eco dell’Industria” del 27 ottobre 1878: “La nuova istituzione cittadina va acquistando sempre maggior favore ed aumenta giornalmente il numero dei soci che convengono a far festevoli e brillanti le geniali serate, ritrovo di quanto v’ha di più giovine, di più chic nella società biellese. La simpatia che incontrò sin dai primi giorni il nostro circolo in tutta la popolazione ci dimostra che la sua istituzione è una vera fortuna per la nostra operosa città, e ci assicura delle sue prospere sorti in avvenire”. 
Danilo Craveia

Venerdì sera è stato presentato da Danilo Craveia al Circolo Sociale Biellese il risultato del lavoro di inventariazione e riordino dell’archivio del sodalizio. Il cantiere è durato più di un anno e ha permesso di mettere in luce uno scrigno colmo di memorie preziose. In questo articolo Craveia ripercorre storia e risultati di questo lavoro.
Le carte del Circolo, come sempre accade, non tramandano solo la storia di uno dei tanti club nati (e in non pochi casi scomparsi) dall’Ottocento ad oggi a Biella come altrove. I circa quaranta registri e i duecento fascicoli conservano, infatti, anche testimonianze che riguardano il milieu sociale in cui il Circolo si è costituito e sviluppato, che documentano l’evoluzione del costume e della cultura della città e del circondario, che conservano tracce di esperienze diverse tra quotidianità e grandi eventi, e che rimandano ad altri giacimenti archivistici con cui infittire la trama della storia locale e non. Un piccolo tesoro di dati e di informazioni che solo in minima parte era noto anche agli stessi soci del Circolo. L’analisi della cospicua documentazione (che pur avendo subito nel tempo notevoli depauperamenti si è mantenuta comunque molto “densa”) ha consentito di approfondire e precisare tematiche già evidenziate nel gradevole e pregevole volume di Pierfrancesco Gasparetto edito nel 1998 per celebrare i 120 anni di fondazione. Ma anche di scoprire elementi del tutto nuovi, a partire proprio dalla data di nascita del Circolo. In effetti il Circolo Sociale Biellese è più antico di quel che si pensa e di quanto si legge sulle carte intestate. Poco male, si tratta di un peccato molto meno che veniale, anzi solo di una “svista” dovuta a un errore di prospettiva.
 Sabato 12 ottobre 1878 fu inaugurata l’attuale sede, ricavata con la costruzione della facciata del Teatro Sociale nel 1877, e quella festosa occasione è stata spesso scambiata per un atto costitutivo. In verità fu soltanto un trasloco. Il Circolo Sociale Biellese era nato più di tredici anni prima e, per la precisione, il 12 aprile 1865. Il fatto è che i suoi primi passi non li mosse presso il Teatro Sociale di Biella (che porta lo stesso nome del Circolo, ma è semplicemente un caso), bensì accanto all’altro teatro cittadino, il Villani della via Maestra. I ruderi colonnati di quel vecchio politeama nato nel 1826 per la “vereconda giocondità” degli spettatori (il motto si leggeva sull’architrave del timpano neoclassico) si notano ancora percorrendo via San Filippo fino all’incrocio con via Italia. Sulla destra del teatro voluto da Quintino Villani, nello stabile contiguo, era attivo lo storico Albergo dell’Angelo, uno dei migliori di Biella. Nelle sale al primo piano si installò il Circolo Sociale Biellese, una “società” aperta a tutti (o quasi) coloro che avessero voluto leggere giornali e riviste, giocare a biliardo, “bagnarsi il becco”, ascoltare un po’ di buona musica suonata da soci appassionati. A un livello di indagine più profondo si scorge il motivo effettivo per cui il Circolo fu creato: favorire una socialità inedita, elitaria, ma libera e spontanea, non troppo ideologica nè politica, figlia dei tempi dell’Italia appena unita. Quei locali però erano troppo angusti per un club che voleva accogliere tutta la borghesia cittadina, senza contare che al Piazzo esisteva un’associazione analoga, il “Casino di Lettura del Piazzo”, che ambiva a fondersi con quella del Piano. Fu per merito del Sottoprefetto avv. Cesare Mosca se si compì il “salto di qualità” che portò sia alla conclusione dei lavori sul Teatro Sociale progettato dall’architetto Bollati (che morì nel 1869 senza vederlo finito) sia al trasferimento della sede del Circolo negli eleganti spazi ricavati sopra il portico da condividere con il Cai. Così si arrivò all’autunno del 1878, senza discontinuità oggettive che inducano a considerare due circoli sociali distinti e non uno soltanto, già attivo dal 1865. 
Il primo periodo, quello dell’Albergo dell’Angelo, merita un discorso a sè, ma di quei tredici anni non c’è traccia nell’Archivio Storico del Circolo Sociale Biellese appena catalogato e informatizzato. I documenti più datati, infatti, risalgono al 1894-1895 ed è da quelli che è partito il breve excursus di ieri sera. In questo senso si deve sottolineare che quello dello svago intelligente era il vero e proprio scopo del Circolo e che la lettura era il fondamento di quel diporto dello spirito adatto a tutte le età. Forse non è un caso che l’elenco dei libri donati al Circolo per formare una biblioteca sia il documento più antico dell’intero archivio. Fu Domenico Vallino ad aprire la lista con una consistente donazione di testi in lingua inglese. Romanzi più o meno celebri, raccolte di novelle e poesie, monografie e saggi destinati soprattutto alle ospiti (le donne non potevano essere socie, ma stante il carattere familiare del sodalizio erano ben accette). La collezione di volumi, che andò rapidamente aumentando con periodici e riviste, era incrementata con criterio per essere interessante tanto per gli uomini quanto per le donne (e proprio due signore, Clara e Linda Sella, contribuirono ad arricchire il patrimonio bibliografico), ma soprattutto si sforzava di essere “cosmopolita”. Era un modo per tentare di uscire dal provincialismo inevitabile per un circolo come quello attivo a Biella. Ecco perché accanto alla “Illustrazione Italiana” si poteva fare esercizio con la “Illustration”, la “Illustrated London News” e “Illustrirte Zeitung”. Di quella biblioteca, che nel 1920 fu riordinata dal socio Edoardo Badini Confalonieri (suocero di Gustavo Colonnetti), è rimasto poco. Per fortuna non fu distrutta o venduta, ma ceduta alla Biblioteca Civica di Biella tra il 1948 e il 1953. L’allora direttore, il cavalier Pietro Torrione, scrisse due lettere per ringraziare il Circolo di quel bel regalo. Nei verbali delle assemblee sociali o della direzione dell’associazione si trovano notizie abbastanza precise sulla vita intensa vissuta da persone che nell’ultimo secolo e mezzo non hanno smesso di accrescere il loro bagaglio di esperienze e di ricordi. Basta sfogliare il “Libro d’onore”, quello che le firme e le dediche degli ospiti illustri, per rendersi conto di quanto “mondo” sia passato sotto le volte affrescate del Circolo. Quelle pagine rimandano alle lapidi che rievocano le presenze di Re Umberto nel 1880 e nel 1888 (salito a Biella per inaugurare due monumenti, quello a Pietro Micca a Sagliano e quello a Quintino Sella lì a pochi metri, in mezzo alla piazza). Luigi di Savoia, Duca degli Abruzzi lasciò una sua fotografia nel 1930, Omar Sharif fu ospite nel 1973, Giovanni Spadolini nel 1977, Rita Levi Montalcini e Katia Ricciarelli nel 1998 (entrambe stregate dalla cucina del buon Romeo). 
Ma gli archivi, e quello del Circolo Sociale Biellese non fa eccezione, spesso nascondono bene i loro “pezzi” migliori. Nelle carte della contabilità degli anni ‘20 si incontrano decine di fatture di artigiani e fornitori. Quei fogli permettono di ricostruire un microcosmo di lavoratori e produttori, di merci e di oggetti, di offerte e di richieste sulla base di una geografia di prossimità e di distanze lunghe. Le torte arrivavano dal 3 di via Orfanotrofio, dalla pasticceria Craveja, mentre lo champagne era rigorosamente di Reims, della Piper-Heidsieck. La Modiano forniva le carte da gioco, la Deagostini di Torino i biliardi, Pozzi i fiori, Avandero trasportava il carbone ecc. Era il tesoriere cavalier Giuseppe Ceschino, geometra tuttofare, assicuratore ed esattore, a gestire le scartoffie del Circolo in quel periodo. E a tenere aggiornati i precisissimi registri degli inventari (quello del 1902 è una meraviglia) da cui emergono “cose” di tutti i tipi, il più delle volte ormai scomparse, in alcuni casi per ovvi motivi. Come un busto del Re e reperti “ingombranti” del Ventennio. Il Circolo vantava anche una mini-quadreria, nella quale c’erano anche due Bozzalla e il Maggi che ancora oggi si può ammirare nella saletta dietro il bar. Quella tela ha una storia tutta sua. Pervenne al Circolo per lascito testamentario del Presidente cav. Luigi Poma, morto mentre era in carica il 20 gennaio del 1924. Il quadro, opera di Cesare Maggi del 1913, raffigura, innevata e velata dalle nubi, una montagna. Sì, ma quale montagna? Il Monte Bianco, il Cervino? Probabilmente è il Cervino e, come tale, è sempre stato identificato il dipinto. Anche quando fu prestato per la mostra “Le cattedrali della terra” tenutasi nel 2000 al Museo della Permanente di Milano. Ma l’archivio è come il tempo: galantuomo. E con un po’ di fortuna e pazienza ecco svelato il nome dell’olio su tela del Maggi: “La fiammata”. C’è infine un altro scomparto dello scrigno delle memorie che vale la pena di conservare e di consultare. Si tratta delle carte che si riferiscono ai soci. Nella stanza degli aperitivi si nota una cornice “double face” che contiene la lista dei circa 140 potenziali soci del “rinascente” Circolo in procinto di spostarsi al Teatro Sociale. Reca la data 26 settembre 1877. Come già detto, tutta la borghesia è presente in buon ordine: liberi professionisti, imprenditori, commercianti, nobili e uomini in armi e delle istituzioni. Era un sodalizio di ispirazione liberale, quindi niente ecclesiastici o popolo minuto, ma per il resto c’era tutta la Biella che contava. Nel mezzo secolo successivo il modello si mantiene invariato e fa effetto scorrere le domande di ammissione al Circolo del periodo 1924-1932 con i nomi di Giuseppe Pagano Pogatschnig, di Cesare Poma, di Antonio Brivio Sforza, di Giuseppe Pella ecc. L’esperienza del Circolo Sociale Biellese, pressochè continua dal 1865 (chiuse solo durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre nel 1918 dovette sgomberare le sale a favore del Genio del Regio Esercito e per due anni tornò all’origine, cioè all’Albergo dell’Angelo) e la possibilità di accedere alle sue carte storiche induce a riflettere sulla necessità di tutelare l’identità attraverso il rispetto e la valorizzazione degli archivi, anche quando derivano da un club. 
Per chiudere non si può non citare, a titolo di augurio di lunga vita, quanto scritto sul Circolo su “L’Eco dell’Industria” del 27 ottobre 1878: “La nuova istituzione cittadina va acquistando sempre maggior favore ed aumenta giornalmente il numero dei soci che convengono a far festevoli e brillanti le geniali serate, ritrovo di quanto v’ha di più giovine, di più chic nella società biellese. La simpatia che incontrò sin dai primi giorni il nostro circolo in tutta la popolazione ci dimostra che la sua istituzione è una vera fortuna per la nostra operosa città, e ci assicura delle sue prospere sorti in avvenire”. 
Danilo Craveia

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