Eventi e Cultura

Carlo e Alice, divisi dal terremoto

Carlo e Alice, divisi dal terremoto
Eventi e Cultura 17 Ottobre 2015 ore 09:41

Premio Biella Letteratura e Industria 2015: il quinto e ultimo finalista è  Giorgio Diritti  “Noi due” (286 pagine, Rizzoli,  18).

Carlo e Alice. Due ragazzi come tanti, giovani e innamorati, pensano di sposarsi, di andare ad abitare nella casa vuota di una zia. Siamo all’Aquila dove il terremoto li caccia lontano dalla realtà dei sogni, lui vicino a Modena, lei a Genova, entrambi ad inseguire un lavoro e ad incrociare vite diverse. Su questa trama Giorgio Diritti (nella foto), regista al suo primo romanzo, alterna vicende vissute a pensieri non espressi ad alta voce, una sorta di romanzo psicologico dentro a quello descrittivo, che avvicina ancor di più il lettore ai protagonisti. Alla fine del viaggio ritroviamo Alice in una terra ripida, piena di agavi, ulivi, fiori, macchie verdi, terrazze di vigne; e sotto la distesa blu del mare. 

Carlo, invece, che in tasca ha una laurea come architetto, arriva a Castenaso, in un’azienda di medie dimensioni che fabbrica reggiseni. Hanno imboccato due strade diverse: da un parte il lavoro difficile ma appassionante di educatrice in una casa famiglia, tra ragazzi disagiati, italiani e stranieri; dall’altra un lavoro creativo tra body a balconcino e pizzi di San Gallo, in mezzo a colleghi che sgomitano per ‘arrivare alla ciotola del cibo’. 

Due realtà anche economicamente agli antipodi. Il libro diventa nello stesso tempo narrazione e suspense, con Carlo che si ritrova quasi in famiglia nella sua stanza d’affitto, e Alice che è felice di dedicarsi agli altri, di occuparsi della sofferenza di una parte dell’umanità.  La distanza tra di loro si fa pesante e non bastano i ritagli di tempo, in treno o in auto, per stare insieme poco tempo, per ricucire la distanza non solo chilometrica. 

Sempre con il bisogno di comprensione, di condivisione, di un abbraccio. Il lavoro li porta a trascurarsi, a occuparsi di problemi da risolvere, di persone da conoscere, di turbamenti imprevedibili, di emergenze esistenziali. “Ogni tanto ho paura che ci perdiamo. Ma non voglio” si dicono accarezzandosi.

L’autore riesce a incastrare, in un mix equilibrato, degli ambienti che nulla hanno in comune, se non i due giovani che un tempo si erano scambiati una promessa di amore vero. 

Poi la svolta: Carlo sfonda con la creazione della Linea Imperiale, “il seno del Terzo Millennio”. C’è da realizzare la sfilata per i compratori stranieri, ci sono le modelle e il gruppo dei creativi che alla fine finiscono in Romagna a festeggiare in riva al mare. Alice non è con lui, è rimasta a Genova a inseguire, con serenità e convinzione, i problemi di tanta gente che in lei trova una sponda per non franare ancora. 

Al di là della storia di loro due, Diritti pone degli interrogativi importanti, riguardanti la delocalizzazione del lavoro, la difesa di un posto sudato che ti dà da mangiare, la durezza del futuro per la vita di tanti giovani. E fa dire a Carlo: “Ecco cos’è la vita, un continuo terremoto, cambiare orizzonte, non puoi ridere che già devi piangere…”.

Mariella Debernardi

Premio Biella Letteratura e Industria 2015: il quinto e ultimo finalista è  Giorgio Diritti  “Noi due” (286 pagine, Rizzoli,  18).

Carlo e Alice. Due ragazzi come tanti, giovani e innamorati, pensano di sposarsi, di andare ad abitare nella casa vuota di una zia. Siamo all’Aquila dove il terremoto li caccia lontano dalla realtà dei sogni, lui vicino a Modena, lei a Genova, entrambi ad inseguire un lavoro e ad incrociare vite diverse. Su questa trama Giorgio Diritti (nella foto), regista al suo primo romanzo, alterna vicende vissute a pensieri non espressi ad alta voce, una sorta di romanzo psicologico dentro a quello descrittivo, che avvicina ancor di più il lettore ai protagonisti. Alla fine del viaggio ritroviamo Alice in una terra ripida, piena di agavi, ulivi, fiori, macchie verdi, terrazze di vigne; e sotto la distesa blu del mare. 

Carlo, invece, che in tasca ha una laurea come architetto, arriva a Castenaso, in un’azienda di medie dimensioni che fabbrica reggiseni. Hanno imboccato due strade diverse: da un parte il lavoro difficile ma appassionante di educatrice in una casa famiglia, tra ragazzi disagiati, italiani e stranieri; dall’altra un lavoro creativo tra body a balconcino e pizzi di San Gallo, in mezzo a colleghi che sgomitano per ‘arrivare alla ciotola del cibo’. 

Due realtà anche economicamente agli antipodi. Il libro diventa nello stesso tempo narrazione e suspense, con Carlo che si ritrova quasi in famiglia nella sua stanza d’affitto, e Alice che è felice di dedicarsi agli altri, di occuparsi della sofferenza di una parte dell’umanità.  La distanza tra di loro si fa pesante e non bastano i ritagli di tempo, in treno o in auto, per stare insieme poco tempo, per ricucire la distanza non solo chilometrica. 

Sempre con il bisogno di comprensione, di condivisione, di un abbraccio. Il lavoro li porta a trascurarsi, a occuparsi di problemi da risolvere, di persone da conoscere, di turbamenti imprevedibili, di emergenze esistenziali. “Ogni tanto ho paura che ci perdiamo. Ma non voglio” si dicono accarezzandosi.

L’autore riesce a incastrare, in un mix equilibrato, degli ambienti che nulla hanno in comune, se non i due giovani che un tempo si erano scambiati una promessa di amore vero. 

Poi la svolta: Carlo sfonda con la creazione della Linea Imperiale, “il seno del Terzo Millennio”. C’è da realizzare la sfilata per i compratori stranieri, ci sono le modelle e il gruppo dei creativi che alla fine finiscono in Romagna a festeggiare in riva al mare. Alice non è con lui, è rimasta a Genova a inseguire, con serenità e convinzione, i problemi di tanta gente che in lei trova una sponda per non franare ancora. 

Al di là della storia di loro due, Diritti pone degli interrogativi importanti, riguardanti la delocalizzazione del lavoro, la difesa di un posto sudato che ti dà da mangiare, la durezza del futuro per la vita di tanti giovani. E fa dire a Carlo: “Ecco cos’è la vita, un continuo terremoto, cambiare orizzonte, non puoi ridere che già devi piangere…”.

Mariella Debernardi

 

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