"Un Biellese sempre più precario"

"Un Biellese sempre più precario"
Economia 17 Aprile 2012 ore 13:22

Un Biellese sempre più precario: un territorio che, nei primi nove mesi del 2011, ha visto crescere sempre più il lavoro a tempo determinato; un Biellese più vulnerabile davanti ad una riforma del lavoro che non raggiunge il suo obiettivo vitale, quello della crescita. Ne è convinta Cgil Biella che, infatti, ha proclamato, per il prossimo 19 aprile, uno sciopero di 4 ore che vedrà anche la costituzione di un presidio a metà mattina, alle 10,30, in viale Matteotti, di fronte alla Fons Vitae.

Bugie. «Le ragioni di questo sciopero - ha precisato il segretario di Cgil Biella, Marvi Massazza Gal, nel corso della conferenza stampa di ieri mattina nella sede dell’associazione sindacale -, stanno in gran parte in un disegno di legge sulla riforma del lavoro che non centra nessuno degli obiettivi dichiarati. Soprattutto non centra quello della crescita e del riavvio del motore occupazionale del Paese. Il Governo ha raccontato grandi bugie, soprattutto in tema di ammortizzatori sociali. Aver cancellato la mobilità per sostituirla con l’Aspi non fa che spingere al ribasso le tutele. Non solo: se a questa situazione,  uniamo la riforma delle pensioni di cui, purtroppo, molti non hanno ancora percepito la gravità in termini di costi umani, si può dire che si stiano creando le condizioni per una devastazione sociale del Paese».

A Biella. Così, proprio per restituire la gravità della situazione anche sul territorio biellese, Marvi Massazza Gal, per l’occasione, ha voluto citare due dati che emergono da una recente ricerca Poliedra.
«Nei primi nove mesi dell’anno scorso - ha detto il segretario di Cgil Biella - i lavori offerti dal Centro per l’Impiego della Provincia sono stati rappresentati , per il 50%, da contratti a termine di durata inferiore ai tre mesi. Non solo, ma sulle 14 mila persone avviate al lavoro nei primi nove mesi del 2011, solo duemila hanno potuto beneficiare di un contratto a tempo indeterminato. Ora, 12 mila avviati con contratto a tempo determinato costituiscono una cifra che restituisce  il senso di una difficoltà estrema del nostro territorio».

Emergenza sociale.  Accanto a questi numeri, stanno quelli costituiti da quei lavoratori che hanno, nel frattempo, perso il loro posto di lavoro e per i quali la ricollocazione resta difficile.
«Questo territorio - ha aggiunto Marvi Massazza Gal - ha mediamente perso mille posti di lavoro all’anno dall’inizio delle crisi. Fino ad oggi, il sistema degli ammortizzatori sociali ha potuto garantire la tenuta sociale. Ma poi? Con una riforma che cancella la mobilità e diminuisce i tempi di fruizione della nuova Aspi, che scenari potranno prospettarsi?».

Flessibilità. La riforma in discussione, secondo Cgil Biella, coglie tuttavia almeno il punto di rendere più oneroso il ricorso al lavoro a tempo determinato.
«Del resto - ha detto Marvi Massazza Gal -, nel manifatturiero di eccellenza ormai il rapporto tra operaio generico e specializzato si assesta uno ad uno. Questo significa che le stesse imprese polarizzate sulla qualità vedono nella competenza del lavoratore, acquisita nel rapporto stabile e duraturo, un bene. L’eccesso di flessibilità in entrata o, meglio, il suo abuso,  finisce, quindi, per  privare tali aziende di know how prezioso».