Economia

Un Biellese con più Bed & Breakfast

Un Biellese con più Bed & Breakfast
Economia 30 Maggio 2013 ore 13:32

Aumentano gli arrivi (+7%) ma diminuiscono le presenze (-3,3%). Sta in questo apparente ossimoro la fotografia del turismo biellese 2012 rispetto all’anno prima. Apparente perché mentre la definizione di arrivo prende in considerazione il numero di clienti entrati o registrati in un esercizio ricettivo, quella di presenze prende invece in considerazione il numero di notti trascorse dai clienti sul territorio. In sintesi estrema, nel 2012, gli arrivi nel Biellese sono stati 82.089 (di cui il 26,9% di provenienza straniera)  per un totale di 236.294 presenze (di cui il 24% da oltre confine): a conti fatti, nel Biellese sono arrivati più turisti che nel 2011 (soprattutto gli stranieri sono aumentati del 10%) ma si sono fermati di meno. Ogni arrivo, comunque, ha avuto sul territorio un valore medio di circa 496 euro (contro i 434 euro del 2010 ed il 482 del 2011).

I dati dell’Osservatorio sul Turismo Biellese, presentati mercoledì mattina al Museo del Territorio, dicono però molto di più.
«Nel corso degli ultimi cinque anni - ha commentato il direttore di Atl Biella, Stefano Mosca presentando i dati - è palpabile il cambiamento del “consumo turistico”, sia dal lato delle modalità di acquisizione delle informazioni sia della modalità della scelta ed acquisto della destinazione dell’esperienza».

Ricettività.  Nel 2012, l’industria della ricettività biellese è risultata composta da 213 strutture (+12,1%) per un totale di 6.026 posti letto (+2,3%). A trainare l’incremento degli esercizi ricettivi sono stati soprattutto i bed and breakfast che hanno raggiunto le 83 unità (+22,1%). «Si tratta - ha spiegato Sarah Bovini di Unioncamere Piemonte - di un fenomeno rilevante. I bed& breakfast biellesi rappresentano oggi il 39% degli esercizi ricettivi provinciali, per un numero di posti letto pari a 371. In queste strutture, si sono registrati 3.060 arrivi e 6.755 presenze. Un dato, quest’ultimo, assolutamente positivo soprattutto se si considera che, nel complessivo panorama che ha visto flettere le presenze, esso rappresenta invece un incremento di esse nell’ordine del +27,5%» . 
Il Biellese mostra tuttavia valori inferiori alla media regionale sia per quanto riguarda il tasso di ricettività (numero di posti letto ogni 100 mila abitanti) sia per quanto riguarda la densità ricettiva (numero di posti letto per kmq). Nel primo caso, l’indicatore 2012 è pari a 3.322 (contro il 4.219 piemontese); nel secondo, a 6,60 (contro il 7,45 piemontese). Dai dati dell’Osservatorio, emerge che, per la maggioranza delle strutture ricettive biellesi, il “lavoro” (23,2%) ha rappresentato  la principale motivazione del soggiorno dei propri clienti; seguono (21%)  i visitatori con motivazione “piacere/vacanza” (in questo ambito, il 32,6% ha scelto il Biellese per motivi naturalistico-sportivi e il 23% per motivi enogastronomici; solo in terza posizione, con un 21,1%, si classificano i turisti che hanno scelto il Biellese per motivi religiosi). I flussi turistici, per il 40,7% si sono concentrati nella zona di Biella (esclusa Oropa e Favaro), per il 13,1% in Valle Elvo-Ingagna, per il 12,8% a Viverone, per il 10,2% sulla Serra e per un altro 10,2% ad Oropa.

Business. Complessivamente, il 44% delle aziende intervistate afferma di aver aumentato il fatturato nel 2012 a fronte di un 56% che ne ha, invece, rilevato una contrazione. In particolare, la riduzione del volume d’affari si è fatta sentire, in misura più consistente, nelle strutture extra-alberghiere. Da segnalare, infine, che nel 2012 il 37% delle strutture ha realizzato investimenti per un valore medio complessivo lievemente inferiore ai 15 mila euro e che a manifestare una maggior propensione all’investimento siano state proprio le strutture extra-alberghiere.

Futuro. Se questi sono i numeri (tutto sommato positivi), la domanda di fondo è: qual è il  futuro del turismo nel Biellese. «Sia a livello regionale sia a livello locale - ha detto Stefano Mosca nel suo intervento -, con un’azione di continuo contatto e coordinamento, si sta realizzando un Piano Strategico per il Turismo che delinei una strategia per il prossimo triennio. Con lo sguardo rivolto alla domanda, dobbiamo cercare di interpretare le esigenze del nuovo “consumatore turistico” e di fornirgli, attraverso il web, il social netwok e tutti gli strumenti che oggi il digitale può offrire, risposte adeguate in termini di prodotto».
Sul tema è intervenuto Alessandro Siviero, docente all’Università di Scienze Applicate della Svizzera Italiana.
«La comunicazione ai turisti del nuovo Millennio passa attraverso il saper ascoltare che cosa essi dicono e guardare che cosa essi fanno - ha detto Siviero -. Oggi, nell’epoca del feedback immediato, non è più possibile rendere attraente un prodotto turistico dopo che è stato creato: è invece necessario costruire un prodotto turistico che nasca per essere comunicato. Non è necessario  piacere a tutti i turisti del mondo. Basta che alcuni si innamorino del nostro prodotto: dobbiamo imparare a riconoscere questi turisti e a valorizzarli perché sono essi per primi a creare i propri media e a indicare i soggetti di cui fidarsi».
Giovanni Orso

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