Economia
il caso

Timori per Fca Verrone: "Servono certezze per il futuro occupazionale"

Porcari (Fiom Biella): «Urge un piano chiaro: siamo una ricchezza per tutto il territorio»

Timori per Fca Verrone: "Servono certezze per il futuro occupazionale"
Economia Basso Biellese, 06 Marzo 2022 ore 09:06

Timori per Fca Verrone: "Servono certezze per il futuro occupazionale"

Fiom Cgil Biella lancia l’allarme sul futuro dello stabilimento Fca Stellantis di Verrone le cui sorti, secondo il sindacato, si rivelerebbero incerte a causa dei dati poco incoraggianti che giungono dal comparto automotive. Il piano strategico “Dare Forward 2030”, presentato lunedì dal Ceo Carlos Tavares, è polarizzato su una svolta sostenibile e sul cammino del Gruppo lungo la trasformazione digitale; ma è anche un piano che fa capire come un’epoca stia per essere archiviata e come sia necessario un nuovo know how e un nuovo approccio; un piano che si muove per linee generali, ma non dà rassicurazioni sugli stabilimenti italiani, sul loro uso, sulla loro destinazione o riconversione. Le speranze ora sono rivolte all’incontro con il Governo, il prossimo 10 marzo: da quell’incontro il sindacato si attende indicazioni concrete. E tra gli stabilimenti italiani, vi è anche Verrone.

Situazione

La produzione piemontese è passata da 218 mila veicoli nel 2006 a 20 mila veicoli nel 2019 L’indotto ha licenziato almeno 35 mila lavoratori (dato sottostimato perché riferito ad aziende in cui è presente la rappresentanza sindacale Fiom). Si aggiunga poi, secondo quanto nota Fiom Cgil Biella, la perdita di volumi produttivi nel settore tessile e nel settore gomma plastica che fanno rispettivamente tappezzerie, come la Sinterama di Sandigliano che produce filati per l’automotive e ha già in passato dovuto riorganizzarsi per sopperire alle carenze di questo tipo di settore, e cruscotti e particolari per auto, tipo la Adler di Santhià che produce materiale fonoassorbente per gli interni auto. Inoltre, la filiera coinvolge i lavoratori del settore dei servizi all’impresa e mensa. Sulla crisi dell’automotive ha pesato e pesa quotidianamente anche la questione legata alla carenza di microchip (in Europa si producono pochi chip e l’Asia favorisce i propri mercati), facendo registrare un rallentamento nella produzione di milioni di veicoli e perdite stimate in miliardi di dollari. Un colpo ulteriore per un settore che ancora non si è ripreso dalla situazione legata alla pandemia. E la luce è ancora lontana, almeno per tutto il primo semestre del 2022. Proprio lo stabilimento di Verrone, coi suoi 667 addetti nel 2019, ora si è già ridotto a 500 con un saldo, al momento, di meno 167 lavoratori in 3 anni, una cifra importante, pari al 25% della forza lavoro. «Intanto - aggiunge Filippo Porcari, , segretario di Fiom Cgil Biella -, la cassa integrazione a Verrone continua, anche se c’è stata una piccola sospensione dovuta ad un picco di lavoro che, però, sembra già in esaurimento».

I timori

«Il danno per l’intera filiera è enorme ed è a rischio un comparto che ha visto in passato l’automotive nazionale all’avanguardia a livello europeo fino a conquistare il secondo posto, mentre oggi siamo relegati all’ottavo posto - spiega Porcari -. Come Fiom Cgil Biella riteniamo si debba costruire al più presto un piano per l’impianto produttivo biellese perché supponiamo che sotto una certa soglia dimensionale verrebbe messa in discussione l’esistenza stessa dello stabilimento. La “Lancia di Verrone” non può diventare una cattedrale nel deserto lasciata al suo destino; essa rappresenta, invece, una risorsa territoriale, poiché costituisce il primo insediamento manifatturiero del Biellese per dimensioni occupazionali ed è secondo solo all’ospedale cittadino in una classifica più generalista».

Speranze

La speranza è nell’annuncio del Ceo Tavares sul nuovo propulsore diesel Euro7 pensato per i veicoli commerciali dell’intero gruppo (Psa-Fca) e che verrà prodotto nello stabilimento di Pratola Serra (Avellino); propulsore che ovviamente richiederà a sua volta un cambio. «Ma non c’è garanzia dei volumi necessari a sostenere l’impianto biellese e l’inevitabile passaggio della trazione da motore endotermico all’elettrico non lascia sufficienti prospettive di ripresa se non a seguito di una profonda riorganizzazione e investimenti - aggiunge Filippo Porcari -. Riteniamo che sia una battaglia territoriale importante, non solo per la Fiom ma per tutta la confederazione e per le istituzioni territoriali. Urge un impegno delle istituzioni locali anche per premere sul Governo perché convochi i tavoli richiesti dalle organizzazioni sindacali e dal sistema delle imprese. I rappresentanti territoriali, a fianco dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali, devono farsi portavoce della necessità di trattenere qui posti di lavoro e competenze, perché essi sono una risorsa per l’azienda, ma anche per tutto il territorio biellese».

Giovanni Orso

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