Economia

Tessile: nuove frontiere per l’export

Tessile: nuove frontiere per l’export
Economia 13 Ottobre 2016 ore 12:02

Le condizioni geopolitiche, le fibrillazioni internazionali, l’evoluzione delle materie prime e dei cambi tra le valute di riferimento: sono fattori che, oggi più che mai, determinano un rapido mutare della geografia dei mercati di sbocco per il made in Italy nelle sue varie specificità produttive. Il tessile-abbigliamento italiano esce dal test dei primi saloni d’autunno con più sprint, ma  anche con la consapevolezza di un quadro geografico in evoluzione costante. Nel primo semestre dell’anno, la tessitura made in Italy in generale, per esempio, ha visto flettere del -2,2% quello che è sempre stato il suo primo mercato (e che tale resta oper incidenza del 10,3% sul totale) ossia la Germania; ha visto arretrare (-11,2%) gli Usa pur venendo dal trend decisamente positivo del 2015; ha visto le sue vendite estere perdere terreno verso Hong Kong (-6,9%) e verso la Spagna (-3,6%). Ma questa stessa tessitura ha visto performance esportative inattese verso la Romania (+7,1%), un segno più verso la Cina (+0,8%) e la Francia (+1,1%). Se l’attenzione si sposta sulla filatura, il 2016 resta ancora tutto in chiaro-scuro. L’anno si è aperto con l’indice di produzione industriale di settore in discreta crescita (+2,6%), ma il vento favorevole è durato sostanzialmente sino a maggio. Poi, da giugno, una progressiva frenata ha reso più difficili le dinamiche del comparto, spingendo gli operatori a guardare al dopo ferie come periodo foriero di un nuovo vento. Peraltro, nei primi 4 mesi del 2016, anche il trade con l’estero della filatura italiana è restato interessato da una dinamica piuttosto fiacca, pari al -0,2%.  Se si guarda più nel dettaglio la realtà biellese dei due settori, le elaborazioni percentuali dei dati Istat (in valore) restituiscono l’evoluzione di una interessante geografia dei mercati di sbocco che vede l’export dei tessuti made in Biella, nei primi sei mesi del 2016,  crescere verso la Cina (+5,04%), verso Hong Kong (+7,5%) e il Regno Unito (+10,7%), ma flettere verso Germania (-16,9%) e Stati Uniti (-15,3%). Insomma, la geografia cambia velocemente, soprattutto se si considerano quei mercati sui quali i tessuti made in Biella hanno sperimentato, nel primo semestre, aumenti a doppia o addirittura tripla cifra. È il caso del Messico (+67,4%), della Corea del Sud (+67,3%), del Giappone (+19,07%), dell’Irlanda (+350,2%) e del Kuwait (430,9%). Analogamente, anche per quanto concerne i filati e le fibre tessili made in Biella, nel primo semestre dell’anno l’export disegna una nuova geografia dei mercati con una perdita molto netta (-36,7%) verso gli States, una piccola contrazione verso la Germania (-0,9%) e un incremento verso Francia (+2,9%) e Spagna (+2,4%). In area asiatica, invece, l’export di filati di fibre made in Biella è aumentato soprattutto verso la Cambogia (+66%) e la Corea del Sud (+34,2%), ma ha realizzato cali verso Cina (-4,3%) e Giappone (-19,3%). Novità positive giungono poi dal mercato russo verso il quale l’export in valore di tessuti biellesi, pur restando ancora in area negativa, ha ridimensionato il ritmo di caduta passando dal -20,4% tendenziale dei primi sei mesi 2015, all’attuale -6,77%. Più forte ancora, il miglioramento sul mercato russo risentito dai filati di fibre tessili made in Biella: l’export, nel primo semestre 2015, era sceso in valore su base tendenziale del -46,6%. Nel primo semestre 2016, invece, esso è cresciuto del +101,71%. D’altro canto, che la Russia stia risalendo la china lo conferma proprio Smi le cui elaborazioni recenti mettono in luce come l’export di tessile-moda italiano, nei primi cinque mesi del 2016, abbia rallenta fortemente il calo al -5,5%, a fronte di un cedimento superiore al -32% accusato nel medesimo periodo del 2015. «Ancor più soddisfacenti si rivelano i dati del solo mese di giugno - dice Gianfranco Di Natale, direttore generale di Smi -. Secondo i dati diffusi dalle Dogane Russe ed elaborati dall’Ice di Mosca, nel mese di giugno le importazioni russe dall’Italia di “Moda e Accessori” presentano un aumento del +13,3% rispetto a quanto si era registrato lo scorso anno nello stesso mese». Una crescita che  risulta generalizzata per tutte le principali merceologie del sistema moda «Aumenti superiori all’11% - dice ancora Di Natale - si registrano per abbigliamento e calzature, oltre il 20% per occhiali e pelletteria, +50% per l’oreficeria. Con riferimento all’abbigliamento, l’Italia peraltro performa anche meglio degli altri principali competitors: sempre in giugno infatti la Cina cede ancora il -10,3%, l’India il -11,9%».

Giovanni Orso

Le condizioni geopolitiche, le fibrillazioni internazionali, l’evoluzione delle materie prime e dei cambi tra le valute di riferimento: sono fattori che, oggi più che mai, determinano un rapido mutare della geografia dei mercati di sbocco per il made in Italy nelle sue varie specificità produttive. Il tessile-abbigliamento italiano esce dal test dei primi saloni d’autunno con più sprint, ma  anche con la consapevolezza di un quadro geografico in evoluzione costante. Nel primo semestre dell’anno, la tessitura made in Italy in generale, per esempio, ha visto flettere del -2,2% quello che è sempre stato il suo primo mercato (e che tale resta oper incidenza del 10,3% sul totale) ossia la Germania; ha visto arretrare (-11,2%) gli Usa pur venendo dal trend decisamente positivo del 2015; ha visto le sue vendite estere perdere terreno verso Hong Kong (-6,9%) e verso la Spagna (-3,6%). Ma questa stessa tessitura ha visto performance esportative inattese verso la Romania (+7,1%), un segno più verso la Cina (+0,8%) e la Francia (+1,1%). Se l’attenzione si sposta sulla filatura, il 2016 resta ancora tutto in chiaro-scuro. L’anno si è aperto con l’indice di produzione industriale di settore in discreta crescita (+2,6%), ma il vento favorevole è durato sostanzialmente sino a maggio. Poi, da giugno, una progressiva frenata ha reso più difficili le dinamiche del comparto, spingendo gli operatori a guardare al dopo ferie come periodo foriero di un nuovo vento. Peraltro, nei primi 4 mesi del 2016, anche il trade con l’estero della filatura italiana è restato interessato da una dinamica piuttosto fiacca, pari al -0,2%.  Se si guarda più nel dettaglio la realtà biellese dei due settori, le elaborazioni percentuali dei dati Istat (in valore) restituiscono l’evoluzione di una interessante geografia dei mercati di sbocco che vede l’export dei tessuti made in Biella, nei primi sei mesi del 2016,  crescere verso la Cina (+5,04%), verso Hong Kong (+7,5%) e il Regno Unito (+10,7%), ma flettere verso Germania (-16,9%) e Stati Uniti (-15,3%). Insomma, la geografia cambia velocemente, soprattutto se si considerano quei mercati sui quali i tessuti made in Biella hanno sperimentato, nel primo semestre, aumenti a doppia o addirittura tripla cifra. È il caso del Messico (+67,4%), della Corea del Sud (+67,3%), del Giappone (+19,07%), dell’Irlanda (+350,2%) e del Kuwait (430,9%). Analogamente, anche per quanto concerne i filati e le fibre tessili made in Biella, nel primo semestre dell’anno l’export disegna una nuova geografia dei mercati con una perdita molto netta (-36,7%) verso gli States, una piccola contrazione verso la Germania (-0,9%) e un incremento verso Francia (+2,9%) e Spagna (+2,4%). In area asiatica, invece, l’export di filati di fibre made in Biella è aumentato soprattutto verso la Cambogia (+66%) e la Corea del Sud (+34,2%), ma ha realizzato cali verso Cina (-4,3%) e Giappone (-19,3%). Novità positive giungono poi dal mercato russo verso il quale l’export in valore di tessuti biellesi, pur restando ancora in area negativa, ha ridimensionato il ritmo di caduta passando dal -20,4% tendenziale dei primi sei mesi 2015, all’attuale -6,77%. Più forte ancora, il miglioramento sul mercato russo risentito dai filati di fibre tessili made in Biella: l’export, nel primo semestre 2015, era sceso in valore su base tendenziale del -46,6%. Nel primo semestre 2016, invece, esso è cresciuto del +101,71%. D’altro canto, che la Russia stia risalendo la china lo conferma proprio Smi le cui elaborazioni recenti mettono in luce come l’export di tessile-moda italiano, nei primi cinque mesi del 2016, abbia rallenta fortemente il calo al -5,5%, a fronte di un cedimento superiore al -32% accusato nel medesimo periodo del 2015. «Ancor più soddisfacenti si rivelano i dati del solo mese di giugno - dice Gianfranco Di Natale, direttore generale di Smi -. Secondo i dati diffusi dalle Dogane Russe ed elaborati dall’Ice di Mosca, nel mese di giugno le importazioni russe dall’Italia di “Moda e Accessori” presentano un aumento del +13,3% rispetto a quanto si era registrato lo scorso anno nello stesso mese». Una crescita che  risulta generalizzata per tutte le principali merceologie del sistema moda «Aumenti superiori all’11% - dice ancora Di Natale - si registrano per abbigliamento e calzature, oltre il 20% per occhiali e pelletteria, +50% per l’oreficeria. Con riferimento all’abbigliamento, l’Italia peraltro performa anche meglio degli altri principali competitors: sempre in giugno infatti la Cina cede ancora il -10,3%, l’India il -11,9%».

Giovanni Orso