Tessile: meno Trump , ma più Cina

Tessile: meno Trump , ma più Cina
02 Febbraio 2017 ore 12:31

Milano – È un tessile-abbigliamento italiano non intimorito dal neoprotezionismo di Trump (semmai, amareggiato dallo stop al Ttip) e che guarda con crescente aspettativa oltre la Grande Muraglia. Di più: è un tessile-abbigliamento che gioca, a 360 gradi, sull’anticipo dei tempi. È il tessile-abbigliamento riunito, sino a domani sera, a Fieramilano Rho per la XXIV edizione di Milano Unica: un settore che anticipa i tempi non solo per quanto riguarda il nuovo calendario del salone (che, nella prossima edizione, esordirà infatti in luglio), ma anche per quanto concerne il saper intercettare i fenomeni socio-culturali che si muovono nel mondo. Già, perché è proprio qui, tra questi 365 espositori distribuiti  nei saloni di Ideabiella, Shirt Avenue e Moda In (cui si aggiungono quelli asiatici dei due Osservatori Giappone e Corea di Milano Unica, per un totale di 427 marchi) che nasce la moda: e la moda è cultura e attualità. Ieri (mercoledì Ndr), all’opening della XXIV edizione, questo gioco d’anticipo si è visto con chiarezza: da un lato, il presidente del salone, Ercole Botto Poala (sempre più bravo e pragmatico nel guidare le sorti di Milano Unica) che ha presentato la nuova piattaforma interattiva Mu365, riservata a clienti selezionati; dall’altra il presidente di Smi,  Claudio Marenzi che, nell’era di Antonio Tajani quale presidente del Parlamento Ue, ha auspicato la ripresa e la conclusione dei negoziati per  il provvedimento di tutela del made in; dall’altro ancora, il viceministro dello Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto, che ha annunciato che il Mise ha quadruplicato i fondi disponibili nel “Pacchetto made in Italy” da destinare alla promozione dei prodotti italiani in Cina (mercato che, nel 2016, è peraltro divenuto  il primo acquirente di tessuti made in Italy). «I dati sono chiari – ha detto Ercole Botto Poala -: i nuovi clienti del settore non arriveranno dai mercati tradizionali. Occorre allora focalizzarci sui clienti di qualità e sui mercati in crescita. La Cina, con i suoi risultati, rappresenta un esempio di che cosa riusciamo a fare quando questo settore del made in Italy fa davvero sistema». Il presidente ha poi guardato oltre la stretta congiuntura tessile, individuando nella crescente disoccupazione giovanile l’elemento che sta bruciando il nostro futuro. «Invito gli imprenditori – ha detto Ercole Botto Poala – a adottare una start up: è un modo non solo per aiutare i giovani, ma anche per capire i nuovi linguaggi e i nuovi strumenti multifunzionali di dialogo con il mondo». Una cosa che Milano Unica ha fatto, con l’avvio di Mu365,  la prima piattaforma interattiva per i clienti selezionati, capace di creare contatti one to one con gli espositori ogni giorno, a qualsiasi fuso orario del pianeta. «È un asset – ha detto Botto Poala – che Milano Unica offre all’industria per consentire un’apertura multichannel a integrazione e potenziamento dei canali commerciali tradizionali». A tener banco, all’inaugurazione della XXIV edizione di Milano Unica, sono stati anche i possibili effetti internazionali delle politiche economiche di Donald Trump e il rischio dell’aumento dei fenomeni di chiusura all’Europa e alla globalizzazione. «Non sono preoccupato dai dazi Usa – ha detto il presidente di Smi, Claudio Marenzi -. Per noi, essi erano e sono già alti e, in un contesto Wto, è difficile pensare che possano ancora aumentare. Sono amareggiato per lo stop al Ttip: questo trattato ci avrebbe portato un 15% in più di export. Ora non lo avremo, ma credo che non peggioreremo neppure le nostre performances verso gli States». Più problematico, invece, si è mostrato al riguardo il viceministro allo Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto, che ha comunque concordato sull’ opportunità, per il tessile-abbigliamento italiano, di scommettere ancora di più sulla Cina. «La Cina – ha detto Scalfarotto – sta subendo un enorme cambiamento sociale: sta passando dalla produzione sottocosto a quella a alto livello tecnologico. Nel Piano per il made in Italy, abbiamo, pertanto, quadruplicato i fondi di promozione per poter essere competitivi su quel mercato, passando da 5 a 20 milioni di euro. Il made in Italy, in tutte le sue declinazioni, rappresenta una risorsa immensa: per questo, come Mise, stiamo lavorando con tutti i settori per poter  un giorno mettere on stage insieme, nello stesso momento e contesto, la grande bellezza italiana».

Giovanni Orso         

 

Milano – È un tessile-abbigliamento italiano non intimorito dal neoprotezionismo di Trump (semmai, amareggiato dallo stop al Ttip) e che guarda con crescente aspettativa oltre la Grande Muraglia. Di più: è un tessile-abbigliamento che gioca, a 360 gradi, sull’anticipo dei tempi. È il tessile-abbigliamento riunito, sino a domani sera, a Fieramilano Rho per la XXIV edizione di Milano Unica: un settore che anticipa i tempi non solo per quanto riguarda il nuovo calendario del salone (che, nella prossima edizione, esordirà infatti in luglio), ma anche per quanto concerne il saper intercettare i fenomeni socio-culturali che si muovono nel mondo. Già, perché è proprio qui, tra questi 365 espositori distribuiti  nei saloni di Ideabiella, Shirt Avenue e Moda In (cui si aggiungono quelli asiatici dei due Osservatori Giappone e Corea di Milano Unica, per un totale di 427 marchi) che nasce la moda: e la moda è cultura e attualità. Ieri (mercoledì Ndr), all’opening della XXIV edizione, questo gioco d’anticipo si è visto con chiarezza: da un lato, il presidente del salone, Ercole Botto Poala (sempre più bravo e pragmatico nel guidare le sorti di Milano Unica) che ha presentato la nuova piattaforma interattiva Mu365, riservata a clienti selezionati; dall’altra il presidente di Smi,  Claudio Marenzi che, nell’era di Antonio Tajani quale presidente del Parlamento Ue, ha auspicato la ripresa e la conclusione dei negoziati per  il provvedimento di tutela del made in; dall’altro ancora, il viceministro dello Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto, che ha annunciato che il Mise ha quadruplicato i fondi disponibili nel “Pacchetto made in Italy” da destinare alla promozione dei prodotti italiani in Cina (mercato che, nel 2016, è peraltro divenuto  il primo acquirente di tessuti made in Italy). «I dati sono chiari – ha detto Ercole Botto Poala -: i nuovi clienti del settore non arriveranno dai mercati tradizionali. Occorre allora focalizzarci sui clienti di qualità e sui mercati in crescita. La Cina, con i suoi risultati, rappresenta un esempio di che cosa riusciamo a fare quando questo settore del made in Italy fa davvero sistema». Il presidente ha poi guardato oltre la stretta congiuntura tessile, individuando nella crescente disoccupazione giovanile l’elemento che sta bruciando il nostro futuro. «Invito gli imprenditori – ha detto Ercole Botto Poala – a adottare una start up: è un modo non solo per aiutare i giovani, ma anche per capire i nuovi linguaggi e i nuovi strumenti multifunzionali di dialogo con il mondo». Una cosa che Milano Unica ha fatto, con l’avvio di Mu365,  la prima piattaforma interattiva per i clienti selezionati, capace di creare contatti one to one con gli espositori ogni giorno, a qualsiasi fuso orario del pianeta. «È un asset – ha detto Botto Poala – che Milano Unica offre all’industria per consentire un’apertura multichannel a integrazione e potenziamento dei canali commerciali tradizionali». A tener banco, all’inaugurazione della XXIV edizione di Milano Unica, sono stati anche i possibili effetti internazionali delle politiche economiche di Donald Trump e il rischio dell’aumento dei fenomeni di chiusura all’Europa e alla globalizzazione. «Non sono preoccupato dai dazi Usa – ha detto il presidente di Smi, Claudio Marenzi -. Per noi, essi erano e sono già alti e, in un contesto Wto, è difficile pensare che possano ancora aumentare. Sono amareggiato per lo stop al Ttip: questo trattato ci avrebbe portato un 15% in più di export. Ora non lo avremo, ma credo che non peggioreremo neppure le nostre performances verso gli States». Più problematico, invece, si è mostrato al riguardo il viceministro allo Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto, che ha comunque concordato sull’ opportunità, per il tessile-abbigliamento italiano, di scommettere ancora di più sulla Cina. «La Cina – ha detto Scalfarotto – sta subendo un enorme cambiamento sociale: sta passando dalla produzione sottocosto a quella a alto livello tecnologico. Nel Piano per il made in Italy, abbiamo, pertanto, quadruplicato i fondi di promozione per poter essere competitivi su quel mercato, passando da 5 a 20 milioni di euro. Il made in Italy, in tutte le sue declinazioni, rappresenta una risorsa immensa: per questo, come Mise, stiamo lavorando con tutti i settori per poter  un giorno mettere on stage insieme, nello stesso momento e contesto, la grande bellezza italiana».

Giovanni Orso         

 

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