Tessile biellese: cresce l’export, ma anchela Cigs

Tessile biellese: cresce l’export, ma anchela Cigs
14 Ottobre 2014 ore 12:23

Con un +6,5% tendenziale portato a casa nel II trimestre, l’export dei distretti piemontesi rivela la sua peculiare reattività in un contesto ancora generalmente segnato dalla fragilità  e dall’incertezza.

Un dato che il Monitor dei Distretti di Intesa Sanpaolo, sottolinea essere espressione di quello che si può definire il più elevato ritmo di crescita nel panorama distrettuale italiano. Non solo, ma ciò che esce dallo studio curato da Giovanni Foresti dell’Ufficio Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo è soprattutto il fatto che, ancora una volta, i distretti piemontesi hanno fatto meglio dell’intero manifatturiero piemontese (+6,5% contro +2%) e si sono dimostrati più dinamici rispetto agli stessi principali competitor europei (l’export di manufatti tedesco ha fatto registrare un  -0,3%, quello francese un -1,2%). «Ciò che emerge – spiega Foresti – è il fatto che il distretto si rivela un modello perfettamente vitale proprio grazie alla competitività sul mercato estero: le imprese dei distretti soffrono meno rispetto a quelle non inserite in un sistema distrettuale».

Traino. Le esportazioni della regione sono state trainate dal balzo dei valori esportati dall’oreficeria di Valenza (+24,1% nel secondo trimestre del 2014). Bene anche la rubinetteria e il valvolame di Cusio-Valsesia (+2,9%) e il caffè, le confetterie e il cioccolato torinese (+10,7%).  «Ha mantenuto un profilo di crescita positivo anche il tessile di Biella – dice Foresti – , in progresso ormai da cinque trimestri consecutivi, portando  a casa un incremento tendenziale del  +4,5% (+4,7% misurato nel semestre). In crescita anche l’export di macchinario tessile made in biella (+2%), con nuove positive performance verso India e Cina».

Complessità. Certo, focalizzarsi solo sull’export può restituire una dinamica parziale dell’economia locale. Molte imprese dei distretti, considerate le loro piccole dimensioni, sono infatti  rilevantemente  ancora polarizzate sul mercato interno e lo stesso export, pur in crescita, spesso non consente di compensare le perdite  subite a causa della contrazione della domanda domestica. «La situazione è pertanto complessa – ammette Foresti – e l’export, pur essendo una variabile importante, non può bastare. Il mercato interno va ravviato. Quando si guardano i bilanci delle imprese distrettuali e ci si focalizza sui margini operativi, ci si trova in presenza di una quota importante di imprese per le quali , pur in presenza di positive dinamiche sui mercati esteri, tali margini si comprimono. In taluni casi, magari per le imprese non spiccatamente export oriented, essi diventano negativi e questo pone un problema di sopravvivenza a medio termine. Del resto, a conferma di questa complessità, stanno proprio i dati sulle ore di cassa straordinaria (Cigs). Nel tessile biellese, per esempio, nei primi 8 mesi dell’anno  la richiesta di Cigs si è mantenuta  su livelli storicamente elevati, con 1,06 milioni di ore autorizzate:  c’è quindi un distretto tessile  fatto di imprese  che crescono sui mercati esteri, ma anche di imprese ancora in difficoltà».

Benchmark. Ma esiste anche un ulteriore ragione per guardare con obiettività al dato sull’export tessile biellese. «Certamente si cresce – dice Foresti -, ma un benchmark ante 2009 mostra come si sia ancora sotto quei livelli, soprattutto per quanto riguarda i filati e gli stessi tessuti. Meglio, invece, ha fatto l’abbigliamento: nel I semestre, sono stati toccati livelli di massimo storico in termini di export. Ciò va letto anche positivamente come un sempre maggior spostamento a valle della filiera tessile biellese e quindi una sua positiva trasformazione in atto, fenomeno corroborato da dati che mettono in luce l’intensificarsi della registrazione di marchi a livello internazionale da parte delle imprese tessili del made in Biella. Semmai, l’elemento differenziale positivo del distretto tessile biellese è costituito dal fatto che questo è uno dei cluster che è riuscito meglio a reggere in termini di evoluzione del saldo commerciale: segno del fatto che le aziende tessili biellesi sono riuscite a tenere il valore aggiunto dentro il distretto e a non disperderlo».
Giovanni Orso

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