«Tesoretto Def: puntare sul lavoro»

«Tesoretto Def: puntare sul lavoro»
21 Aprile 2015 ore 13:41

Il tesoretto spuntato dal Def?  Per ora, un’araba fenice che sa più di promessa contabile che non di effettiva realtà. Ne sono convinti, per una volta tanto in modo bipartisan, sia gli imprenditori sia i sindacati locali, che, sottolineando l’esiguità della cifra (1,6  miliardi) chiedono di non insterilire l’azione di governo in polemiche sull’uso dei fondi, semmai dovessero davvero esserci, quanto di non abbassare la guardia sui problemi reali.

«Smettiamola con le discussioni per ora astratte. La verità è che non possiamo accontentarci di una crescita allo 0,7%. Ci vuole una spinta almeno del 2% per uscire veramente dalla crisi – dice la presidente dell’Uib, Marilena Bolli – Aggiungo che la cifra è insufficiente a implementare una politica di riduzione fiscale consistente. Se essa ci sarà, meglio allora destinarla al capitolo lavoro. Le imprese, invece, hanno bisogno di altro e ne hanno bisogno da subito: in primis, di semplificazione e certezza del diritto, che sono i capisaldi di un sistema fiscale moderno che punti alla crescita. E la necessità un fisco diverso implica che il Governo elimini subito situazioni al limite del paradossale tipo l’Imu sui macchinari imbullonati: una misura che, mi si consenta la battuta, finirà invece per “sbullonare” le nostre imprese».

Lavoro Insomma, per gli industriali, il calo della pressione fiscale che il Def prevede (vedi grafico) è ancora troppo timido e lento per un rilancio vero. «Qui bisogna fare ripartire la domanda interna – conclude Marilena Bolli – la crescita dell’export, per quanto ottima cosa, non basta». Un’analisi che riecheggia nelle parole anche della segretaria di Cgil Biella, Marvi Massazza Gal. «Il Biellese (ma il dato è purtroppo valido anche per altri distretti italiani) è un territorio a forte rischio: oltre 24 mila sono gli iscritti al locale Centro per l’Impiego e sono in aumento le persone per le quali la fine dell’ammortizzatore sociale coincide con l’assenza di ogni forma di sostegno al reddito. Se il tesoretto vantato da Renzi si dimostrerà una realtà, allora è utile che il Governo metta queste poche risorse sul capitolo occupazione, rifinanziando gli ammortizzatori e dando finalmente il via a politiche attive perché le persone posano ritrovare un lavoro. Il che, mi pare chiaro, consegue anche al fatto che ci siano aziende in grado di offrirlo in quanto sostenute da una più equa politica fiscale e stimolate da una domanda interna che abbia ripreso a correre». Sulla stessa linea anche Roberto Bompan, segretario di Cisl Biella. «Se questi 1,6 miliardi diventeranno realtà e non resteranno solo promessa di sapore elettorale, allora è bene che siano indirizzati ad implementare una politica del lavoro diversa e una garanzia più forte del sostegno al reddito – dice Bompan -. Oggi, il mercato è ancora troppo fluido e la domanda interna ferma perché le imprese assumano ex novo. Esse, semmai, usano il Jobs Act per stabilizzare per un triennio rapporti pregressi. Non possiamo accontentarci di questo o di un segno più davanti ad uno zero virgola qualcosa». 

Giovanni Orso

Il tesoretto spuntato dal Def?  Per ora, un’araba fenice che sa più di promessa contabile che non di effettiva realtà. Ne sono convinti, per una volta tanto in modo bipartisan, sia gli imprenditori sia i sindacati locali, che, sottolineando l’esiguità della cifra (1,6  miliardi) chiedono di non insterilire l’azione di governo in polemiche sull’uso dei fondi, semmai dovessero davvero esserci, quanto di non abbassare la guardia sui problemi reali.

«Smettiamola con le discussioni per ora astratte. La verità è che non possiamo accontentarci di una crescita allo 0,7%. Ci vuole una spinta almeno del 2% per uscire veramente dalla crisi – dice la presidente dell’Uib, Marilena Bolli – Aggiungo che la cifra è insufficiente a implementare una politica di riduzione fiscale consistente. Se essa ci sarà, meglio allora destinarla al capitolo lavoro. Le imprese, invece, hanno bisogno di altro e ne hanno bisogno da subito: in primis, di semplificazione e certezza del diritto, che sono i capisaldi di un sistema fiscale moderno che punti alla crescita. E la necessità un fisco diverso implica che il Governo elimini subito situazioni al limite del paradossale tipo l’Imu sui macchinari imbullonati: una misura che, mi si consenta la battuta, finirà invece per “sbullonare” le nostre imprese».

Lavoro Insomma, per gli industriali, il calo della pressione fiscale che il Def prevede (vedi grafico) è ancora troppo timido e lento per un rilancio vero. «Qui bisogna fare ripartire la domanda interna – conclude Marilena Bolli – la crescita dell’export, per quanto ottima cosa, non basta». Un’analisi che riecheggia nelle parole anche della segretaria di Cgil Biella, Marvi Massazza Gal. «Il Biellese (ma il dato è purtroppo valido anche per altri distretti italiani) è un territorio a forte rischio: oltre 24 mila sono gli iscritti al locale Centro per l’Impiego e sono in aumento le persone per le quali la fine dell’ammortizzatore sociale coincide con l’assenza di ogni forma di sostegno al reddito. Se il tesoretto vantato da Renzi si dimostrerà una realtà, allora è utile che il Governo metta queste poche risorse sul capitolo occupazione, rifinanziando gli ammortizzatori e dando finalmente il via a politiche attive perché le persone posano ritrovare un lavoro. Il che, mi pare chiaro, consegue anche al fatto che ci siano aziende in grado di offrirlo in quanto sostenute da una più equa politica fiscale e stimolate da una domanda interna che abbia ripreso a correre». Sulla stessa linea anche Roberto Bompan, segretario di Cisl Biella. «Se questi 1,6 miliardi diventeranno realtà e non resteranno solo promessa di sapore elettorale, allora è bene che siano indirizzati ad implementare una politica del lavoro diversa e una garanzia più forte del sostegno al reddito – dice Bompan -. Oggi, il mercato è ancora troppo fluido e la domanda interna ferma perché le imprese assumano ex novo. Esse, semmai, usano il Jobs Act per stabilizzare per un triennio rapporti pregressi. Non possiamo accontentarci di questo o di un segno più davanti ad uno zero virgola qualcosa». 

Giovanni Orso

 

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