Economia

Tasi salata sui capannoni industriali

Tasi salata sui capannoni industriali
Economia 16 Gennaio 2014 ore 09:52

Se non è una stangata poco ci manca. Secondo una elaborazione realizzata dall’Ufficio studi della Cgia, l’introduzione della Tasi (il nuovo tributo sui servizi indivisibili) costerà al mondo delle imprese almeno un miliardo di euro. La cifra, che l’associazione imprenditoriale ritiene addirittura sottostimata, è stata calcolata applicando l’aliquota base dell’1 per mille.

Realismo. Vista la difficoltà economica in cui, in linea generale,  versano i Comuni è però probabile che l’aliquota che verrà applicata su negozi, uffici e capannoni sarà ben superiore all’aliquota standard. In sintesi, è quasi certo che l’aumento sarà superiore al miliardo di euro stimato da Cgia. Una botta che ha pure il sapore della beffa, se solo si considera che Confindustria, sin dall’introduzione dell’Imu, ha sempre denunciato la sperequazione e la difficoltà che si viene a creare colpendo con imposte di tale guisa cespiti come i cosiddetti “beni strumentali” quali appunto i capannoni industriali. Cgia ha quindi elaborato anche una seconda ipotesi utilizzando l’aliquota del 2,07 per mille. Secondo l’emendamento che il Governo presenterà nelle prossime settimane, l’aliquota massima Imu più Tasi sugli immobili strumentali (e sulle abitazioni diverse da quella principale) potrà arrivare all’11,4 per mille. In virtù del fatto che l’aliquota Imu media applicata a livello nazionale nel 2012 (non è ancora disponibile il dato 2013) sugli immobili destinati ad uso produttivo è stata del 9,33 per mill, si deduce che l’aliquota Tasi del 2,07 per mille costituisce il livello massimo applicabile sugli immobili strumentali: corrisponde infatti alla differenza tra 11,4 per mille e il 9,33 mille. In questo caso (ipotesi estrema e che difficilmente si verificherà), l’aumento potrebbe addirittura superare i 2 miliardi.
Cgia, comunque, sottolinea che la Tasi assorbirà la maggiorazione Tares pagata nel 2013 (vale a dire lo 0,30 euro al metro quadrato). Secondo le stime redatte dal ministero dell’Economia, il gettito complessivo della maggiorazione dovrebbe essere pari a 1 miliardo di euro. «Stornando la parte riconducibile agli immobili ad uso abitativo - precisa il direttore di Cgia, Giuseppe Bortolussi -, quella ascrivibile agli immobili ad uso produttivo dovrebbe quindi valere qualche centinaia di milioni di euro che, pertanto, devono essere sottratti all’aggravio provocato dall’introduzione della Tasi». Con la Tasi all’1 per mille, l ’aggravio si beni strumentali accatastati con la lettera D sarà di 649 milioni di euro. Una cifra imponente che rischia di mettere in ginocchio molte attività, soprattutto quelle di piccola dimensione.

Allarme. Dal mondo delle imprese, arriva dunque un nuovo allarme, dopo che già nel precedente passaggio dall’Ici all’Imu, i costi per i proprietari di capannoni industriali erano, in certi casi, lievitati addirittura del 154%.
«Mi pare ovvio che si continua ad andare nella direzione opposta alle esigenze del mondo produttivo - commenta il direttore Uib, Pier Francesco Corcione -. L’auspicio resta quello che l’aliquota non venga aumentata ma l’emendamento che consente ai Comuni di aumentare nel 2014 l’aliquota tra lo 0,1 e lo 0,8 per mille, pur con il vincolo, per i sindaci che ricorreranno alla maggiorazione, di destinare le maggiori risorse incassate allo scopo di deliberare a favore delle famiglie e dei ceti più deboli ulteriori detrazioni rispetto a quelle già previste dalla Legge di Stabilità, introduce aspetti di nuova problematicità in materia». 
«Il possibile incremento di aliquote rischia di rendere sempre più oneroso il proseguimento di ogni tipo di attività imprenditoriale - aggiunge invece il direttore di Ain, Aureliano Curini - . Questo non è un segnale che va nella direzione dello sviluppo dell'economia territoriale. Visto che la gran parte delle amministrazioni comunali ha dichiarato che non avrebbe aumentato le imposte non resta che attendere la prova dei fatti, auspicando che si tenga fede a quanto promesso».
G.O..

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