Studio Pambianco mette “Bottega Verde” tra le 50 quotabili in Borsa

Studio Pambianco mette “Bottega Verde” tra le 50 quotabili in Borsa
Economia 09 Dicembre 2016 ore 10:07

Milano -  C’è anche “Bottega Verde” tra le 7 new entry 2016 del settore “Moda & Lusso” nella graduatoria delle imprese quotabili in Borsa realizzata da Studio Pambianco, in partnership con Ernst & Young, e presentata martedì a Milano.  La “Ricerca sulle Top Aziende Quotabili”, redatta da Pambianco, ha individuato, anche quest’anno, le società italiane che hanno tutti i requisiti tecnici e oggettivi per essere quotate in Borsa in un orizzonte temporale di 3/5 anni. La ricerca ha, pertanto, selezionato le 50 aziende top della Moda e del Lusso e le 15 top dell’Arredo e del Design. Sul podio 2016, per “Moda & Lusso”, si conferma la presenza di un’altra storica azienda biellese, già presente nelle scorse edizioni: Ermenegildo Zegna, al terzo posto dopo Giorgio Armani e Valentino, con un fatturato 2015 di 1.261 milioni e un Ebitda percentuale 2015 pari a 11,6%. Anche la vicina provincia di Novara presenta due quotabili: la Herno di Lesa (per il settore Moda & Lusso) e la Sambonet di Orfengo (per il settore  Arredo e Design. Per quanto riguarda la metodologia utilizzata da Pambianco per definire il ranking delle aziende quotabili nei due settori considerati, la ricerca è partita dall’analisi dei dati relativi ad un campione composto da 860 aziende della Moda e del Lusso e 160 aziende dell’Arredo e del Design. Tali realtà sono state poi ordinate secondo il modello di valutazione della quotabilità sviluppato da Pambianco sulla base di 8 parametri di riferimento: fatturato 2015 sul 2012 (superiore ai 50 milioni), crescita (superiore all’8%), Ebitda % medio degli ultimi 3 anni (superiore al 6%), notorietà del marchio, dimensione, percentuale di export, diffusione retail, indebitamento e fascia di mercato, attribuendo a ciascun fattore un peso. «L’interesse delle aziende per la Ricerca sulle “quotabili” - spiega Carlo Pambianco, fondatore di Studio Pambianco - è sempre molto alto perché questa costituisce ormai una sorta di rating sul valore delle aziende e sulla bontà delle loro strategie». La fotografia di Bottega Verde scattata da Studio Pambianco è quella di un’azienda passata dai 104 milioni di fatturato del 2013 ai 114 dello scorso anno, con un patrimonio netto di 36 milioni e un Ebitda cresciuto dal 9,6% del 2013 al 12% del 2015. Nata a Pienza, in Toscana, nel 1972 come erboristeria e rilevata nel 1992 dal gruppo biellese Modafil di Paolo Lavino, leader nel campo del marketing diretto, Bottega Verde, proprio a novembre scorso, ha raggiunto quota 410 punti vendita monomarca in tutta Italia, di proprietà e in franchising, e 60 all’estero in quattro continenti. L’e-commerce è attivo in 22 Paesi europei. «Ci ha fatto molto piacere essere nuovamente inseriti in questa classifica anche perché è un riconoscimento che si affianca ad altri, come il recente “Insegna dell’anno” decretato dai consumatori - commenta Benedetto Lavino, Ad di Bottega Verde -. Per quanto riguarda il tema della quotazione, nel breve-medio termine non fa parte dei nostri obiettivi strategici».

Giovanni Orso

Milano -  C’è anche “Bottega Verde” tra le 7 new entry 2016 del settore “Moda & Lusso” nella graduatoria delle imprese quotabili in Borsa realizzata da Studio Pambianco, in partnership con Ernst & Young, e presentata martedì a Milano.  La “Ricerca sulle Top Aziende Quotabili”, redatta da Pambianco, ha individuato, anche quest’anno, le società italiane che hanno tutti i requisiti tecnici e oggettivi per essere quotate in Borsa in un orizzonte temporale di 3/5 anni. La ricerca ha, pertanto, selezionato le 50 aziende top della Moda e del Lusso e le 15 top dell’Arredo e del Design. Sul podio 2016, per “Moda & Lusso”, si conferma la presenza di un’altra storica azienda biellese, già presente nelle scorse edizioni: Ermenegildo Zegna, al terzo posto dopo Giorgio Armani e Valentino, con un fatturato 2015 di 1.261 milioni e un Ebitda percentuale 2015 pari a 11,6%. Anche la vicina provincia di Novara presenta due quotabili: la Herno di Lesa (per il settore Moda & Lusso) e la Sambonet di Orfengo (per il settore  Arredo e Design. Per quanto riguarda la metodologia utilizzata da Pambianco per definire il ranking delle aziende quotabili nei due settori considerati, la ricerca è partita dall’analisi dei dati relativi ad un campione composto da 860 aziende della Moda e del Lusso e 160 aziende dell’Arredo e del Design. Tali realtà sono state poi ordinate secondo il modello di valutazione della quotabilità sviluppato da Pambianco sulla base di 8 parametri di riferimento: fatturato 2015 sul 2012 (superiore ai 50 milioni), crescita (superiore all’8%), Ebitda % medio degli ultimi 3 anni (superiore al 6%), notorietà del marchio, dimensione, percentuale di export, diffusione retail, indebitamento e fascia di mercato, attribuendo a ciascun fattore un peso. «L’interesse delle aziende per la Ricerca sulle “quotabili” - spiega Carlo Pambianco, fondatore di Studio Pambianco - è sempre molto alto perché questa costituisce ormai una sorta di rating sul valore delle aziende e sulla bontà delle loro strategie». La fotografia di Bottega Verde scattata da Studio Pambianco è quella di un’azienda passata dai 104 milioni di fatturato del 2013 ai 114 dello scorso anno, con un patrimonio netto di 36 milioni e un Ebitda cresciuto dal 9,6% del 2013 al 12% del 2015. Nata a Pienza, in Toscana, nel 1972 come erboristeria e rilevata nel 1992 dal gruppo biellese Modafil di Paolo Lavino, leader nel campo del marketing diretto, Bottega Verde, proprio a novembre scorso, ha raggiunto quota 410 punti vendita monomarca in tutta Italia, di proprietà e in franchising, e 60 all’estero in quattro continenti. L’e-commerce è attivo in 22 Paesi europei. «Ci ha fatto molto piacere essere nuovamente inseriti in questa classifica anche perché è un riconoscimento che si affianca ad altri, come il recente “Insegna dell’anno” decretato dai consumatori - commenta Benedetto Lavino, Ad di Bottega Verde -. Per quanto riguarda il tema della quotazione, nel breve-medio termine non fa parte dei nostri obiettivi strategici».

Giovanni Orso