Sindacati-“Buona Scuola”: 3 a 0

Sindacati-“Buona Scuola”: 3 a 0
Economia 28 Febbraio 2017 ore 19:31

Si festeggia, sul fronte sindacale unitario del mondo della formazione. E da lì, Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola sventolano la bandiera di chi può vantare una conquista. In questo caso, per la verità, le conquiste sono tre e segnano un’importante inversione di rotta per i lavoratori che, in questi mesi, si sono trovati a confronto con le novità introdotte dalla riforma della “Buona Scuola”.

Al centro, il nuovo Contratto Collettivo Nazionale Integrativo (Ccni), che - spiega il portavoce di Flc Cgil Biella, Marco Ramella Trotta - «ripristina le norme contrattuali che la legge aveva abrogato e reintroduce la possibilità, per i docenti che fanno richiesta di mobilità, di poter definire non più un ambito territoriale, ma una lista di scuole (fino a cinque) di preferenza, come in passato. In aggiunta a ciò, è stato eliminato il vincolo triennale di permanenza, entro la provincia di prima assegnazione. Il contratto definirà, inoltre, i criteri in base ai quali i docenti che richiederanno ambiti territoriali saranno assegnati alle singole scuole. Non più libero arbitrio dei dirigenti, ma parametri oggettivi, trasparenti e contrattati».

Di conquiste, come scritto, si tratta. Ma rispetto a quale situazione? Ramella Trotta: «La 107/15, la cosiddetta “Buona scuola” di Renzi, ha stabilito che la mobilità per il personale docente sarebbe avvenuta non su singola scuola, ma su ambito territoriale. Veniva, quindi, per legge, abrogata la possibilità per i docenti di fare richiesta di mobilità su singola scuola. Tutti coloro che avrebbero richiesto un trasferimento o un’assegnazione provvisoria avrebbero dovuto fare richiesta di collocazione in un ambito territoriale. Dall’ambito territoriale, area geografica sub-provinciale costituita da più scuole (ndr. due quelli nel Biellese), sarebbero stati i dirigenti scolastici a selezionare i docenti attraverso una “chiamata diretta”. Una selezione non supportata da alcun criterio di orientamento (tanto meno stabilito con una intesa contrattuale), lasciando alle scuola un ampio spazio di discrezionalità nella scelta. La 107/15 introduceva poi un blocco triennale della mobilità, impedendo per legge il trasferimento fuori dalla provincia di assegnazione, senza tenere in minimo conto le esigenze famigliari e personali delle lavoratrici e dei lavoratori». Inversione di rotta, dunque. Che i sindacati motivano, in primis, come risultato «della forte opposizione al progetto di legge, con l’indizione tra il maggio 2015 e il maggio 2016 di due scioperi generali, uno dei quali con l’80 per cento di adesioni a livello nazionale».
Giovanna Boglietti

Si festeggia, sul fronte sindacale unitario del mondo della formazione. E da lì, Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola sventolano la bandiera di chi può vantare una conquista. In questo caso, per la verità, le conquiste sono tre e segnano un’importante inversione di rotta per i lavoratori che, in questi mesi, si sono trovati a confronto con le novità introdotte dalla riforma della “Buona Scuola”.

Al centro, il nuovo Contratto Collettivo Nazionale Integrativo (Ccni), che - spiega il portavoce di Flc Cgil Biella, Marco Ramella Trotta - «ripristina le norme contrattuali che la legge aveva abrogato e reintroduce la possibilità, per i docenti che fanno richiesta di mobilità, di poter definire non più un ambito territoriale, ma una lista di scuole (fino a cinque) di preferenza, come in passato. In aggiunta a ciò, è stato eliminato il vincolo triennale di permanenza, entro la provincia di prima assegnazione. Il contratto definirà, inoltre, i criteri in base ai quali i docenti che richiederanno ambiti territoriali saranno assegnati alle singole scuole. Non più libero arbitrio dei dirigenti, ma parametri oggettivi, trasparenti e contrattati».

Di conquiste, come scritto, si tratta. Ma rispetto a quale situazione? Ramella Trotta: «La 107/15, la cosiddetta “Buona scuola” di Renzi, ha stabilito che la mobilità per il personale docente sarebbe avvenuta non su singola scuola, ma su ambito territoriale. Veniva, quindi, per legge, abrogata la possibilità per i docenti di fare richiesta di mobilità su singola scuola. Tutti coloro che avrebbero richiesto un trasferimento o un’assegnazione provvisoria avrebbero dovuto fare richiesta di collocazione in un ambito territoriale. Dall’ambito territoriale, area geografica sub-provinciale costituita da più scuole (ndr. due quelli nel Biellese), sarebbero stati i dirigenti scolastici a selezionare i docenti attraverso una “chiamata diretta”. Una selezione non supportata da alcun criterio di orientamento (tanto meno stabilito con una intesa contrattuale), lasciando alle scuola un ampio spazio di discrezionalità nella scelta. La 107/15 introduceva poi un blocco triennale della mobilità, impedendo per legge il trasferimento fuori dalla provincia di assegnazione, senza tenere in minimo conto le esigenze famigliari e personali delle lavoratrici e dei lavoratori». Inversione di rotta, dunque. Che i sindacati motivano, in primis, come risultato «della forte opposizione al progetto di legge, con l’indizione tra il maggio 2015 e il maggio 2016 di due scioperi generali, uno dei quali con l’80 per cento di adesioni a livello nazionale».
Giovanna Boglietti